L'attentato di Brindisi ci lascia sgomenti. Le notizie di queste ore parlano di due studentesse uccise davanti alla loro scuola, in quella scuola dove questa mattina avrebbe dovuto esserci una celebrazione in ricordo delle tante stragi mafiose, una scuola intitolata a Falcone - Morvillo, una piazza dove ha sede la CGIL di Brindisi, un giorno che avrebbe visto l'arrivo a Brindisi della Carovana Antimafia.

Un disegno di legge condiviso e approvato in Commissione Cultura alla Camera riapre il dibattito sulla riforma degli organi collegiali della scuola. Considerando che tali organi sono in crisi per lo meno da trenta dei circa quaranta anni da cui esistono, che si è tentato di riformarli in diverse occasioni, che la partecipazione ha raggiunto i minimi storici e che il massimo di tali organi, il Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, va avanti da sedici anni senza elezioni, non si capisce in prima battuta tale interesse. E però, forse, più che gli organi da modificare, interessa il riposizionamento delle varie componenti all’interno della scuola, il rapporto tra di esse e, ancora una volta, la natura dell’autonomia scolastica.

Nelle scuole è tempo di organici, vale a dire con quanti docenti dovranno funzionare le scuole.È del 29 marzo la Circolare che anticipa le poche novità contenute nello schema di decreto interministeriale, emanato di concerto tra ministro dell’istruzione e ministro dell’economia. Una procedura complessa quella sugli organici, divenuta negli anni un ginepraio di norme, leggi, regolamenti, ordinamenti, circolari, intese e via complicando. Infatti occorrono tre pagine del decreto interministeriali per  richiamare ben 28 norme di leggi o regolamenti, non sempre in totale sintonia tra loro, come quelle sul tempo pieno nella primaria o sulla sicurezza. L’obiettivo è sempre lo stesso: razionalizzare la spesa sul personale ovvero tagliare più che si può. La catena di comando sugli organici rimane ancor oggi ancorata al più rigido centralismo burocratico, formalmente nelle mani del Miur ma sostanzialmente in quelle del Tesoro.

L'opinione

 Mentre termina un altro complesso anno scolastico continuano ad aumentare le proposte settoriali di iper regolamentazione della scuola italiana. Il Miur del Ministro Profumo pare avvitato su proprie priorità, comunicate ma non rese norma, che vanno nella direzione della valorizzazione del merito, mentre le varie componenti della scuola fanno equivalere un miglior servizio con un aumento delle risorse (più docenti, più sostegno, più soldi, più tempo scuola, più ecc.), incuranti delle sofferenze dei cittadini costretti a tagli drastici sullo sfondo di una situazione greca che non ci fa abbastanza paura. Senza gli 8 miliardi di tagli al personale dell’istruzione attuati da Tremonti-Gelmini l’IMU e l’IVA dovrebbero essere ancora più alte.