Primo Piano Sentenza della Corte Costituzionale contro la Gelminidi Fabrizio Dacrema Con la sentenza n. 200/09 della Corte Costituzionale sulla rete scolastica la Gelmini perde un pezzo consistente della sua manovra. Una parte consistente dei tagli, infatti, sarebbe dovuta derivare da un ridimensionamento della rete scolastica: meno istituzioni scolastiche e meno punti di erogazione dell’offerta formativa. Come abbiamo costantemente segnalato, in questo modo, però, la manovra del governo sarebbe entrata in rotta di collisione con le competenze delle Regioni, otto delle quali (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Campania, Basilicata e Sicilia) hanno promosso ricorso per ottenere il rispetto del Titolo V della Costituzione. continua
L'opinioneIL Governo con un decreto ad personam e la Corte Costituzionale non salvano i provvedimenti illegittimi della Gelminidi Corrado Mauceri In occasione dell’incontro nazionale delle Organizzazioni politiche, sindacali ed associative e dei coordinamenti genitori-insegnanti svoltosi il 25 giugno a Roma per iniziativa dell’Associazione "Per la Scuola della Repubblica" era stato rilevato:

a) il Governo era decaduto dalla delega ad adottare entro dodici mesi i regolamenti attuativi dell’art. 64 che prevedeva i tagli alla scuola statale.

b) il regolamento relativo al riassetto della scuola dell’infanzia e del I ciclo, adottato in data 27 febbraio ( e quindi nel termine dei dodici mesi), è illegittimo perchè, come ha rilevato il TAR del Lazio, manca il piano programmatico che è un necessario presupposto;

c) Lo schema di D.I. concernente la determinazione degli organici è un documento informale, privo di alcuna efficacia giuridica;

d) i regolamenti, adottati nel termine di dodici mesi entreranno in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e con efficacia ex nunc; di conseguenza i provvedimenti adottati dalla Gelmini (assetto degli orari del tempo scuola ed organici) e sono illegittimi perchè sono ancora in vigore le leggi precedenti.

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Fannulloni o stacanovisti? Le incompatibilità nella scuola. di Domenico Barboni Secondo gli “incubi” che notte e giorno assillano il Ministro Brunetta, nel pubblico impiego imperversano gli scansafatiche. continua

visitatore n° 5411461
A scuola dal primo settembre. Era oradi Gianni Gandola e Federico Niccoli
Fa discutere (naturalmente) l’invito rivolto ai dirigenti scolastici dal nuovo direttore regionale della Lombardia Giuseppe Colosio perché tutti gli insegnanti riprendano servizio il primo di settembre. A noi francamente sembra un orientamento del tutto condivisibile. Piuttosto ci ha sempre stupiti, per non dire scandalizzati, la situazione quo ante, quello che è successo di fatto in tutti questi anni. Gli insegnanti (e il personale della scuola in genere) hanno tutti lo stesso contratto di lavoro, eppure c’è chi riprendeva servizio il primo di settembre, chi il 3, chi il 5, chi il 7 e così via. Per non dire di quel che succede a giugno, alla fine delle lezioni. Non abbiamo mai capito perché dovessero esserci simili differenze di “trattamento” e di applicazione dell’orario di lavoro fra docenti dello stesso comparto e ordine di scuola (scuola elementare, media o superiore). Dopotutto il personale della scuola (tutto) ha un mese di ferie più le festività soppresse (in genere, per molti insegnanti, esteso a tutto luglio e agosto).
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Come manipolare i dati OCSE sulla scuola

di Osvaldo Roman

Strana conferenza stampa quella convocata mercoledì 17 giugno 2009 presso la Sala della Comunicazione al MIUR, a cura dell’Associazione TREELLE e del Settore Educazione dell’OCSE in cui vengono presentate le indagini “Talis 2008” e “Economy Survey of Iataly”.
L'indagine TALIS 2008 - Indagine Internazionale sull'Insegnamento e l'Apprendimento (Teaching And Learning International Survey - TALIS) è la prima del progetto TALIS promosso dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico(OCSE).
L'Italia partecipa all'edizione 2008 di TALIS, ìl nuovo progetto promosso dall'OCSE per elaborare indicatori internazionali sugli insegnanti, le pratiche di insegnamento e l'apprendimento.
Durante la conferenza stampa è accaduto un fatto assai singolare, da Repubblica delle banane, e cioè il ritiro ai giornalisti presenti della cartellina distribuita e contenente le sintesi dei due rapporti.
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Un dibattito fra sordi
In commissionre l'interpellanza sui guai dei regolamenti. Imbarazzante la risposta del governo. Quando si parla di regole da rispettare ci troviamo di fronte a giustificazioni per nulla accettabili. Ma ormai sembra diventata una modalità normale: quando si tratta di altri, soprattutto i più deboli, il rispetto delle regole deve essere intransigente. Se invece si tratta della Gelmini diventa solo un optional .La risposta all’interpellanza urgente del gruppo Pd, sulle irregolarità che hanno caratterizzato le modalità di attuazione dell’art.64 della legge 133/08, letta questa mattina dal sottosegretario Pizza non ha fornito alcuna risposta ai quesiti proposti ed anzi, con il riferimento a quanto previsto dal decreto legge n.78 del 1 luglio 2009, ha ulteriormente allargato il quadro delle illegalità esistenti nell’attuazione della cosiddetta riforma Gelmini.  Diamo comunque il testo integrale del dibattito in commissione. continua
“Aprire la bocca” alla Gelminidi Pippo Frisone
A un anno esatto dalla rivoluzione scolastica voluta dal duo Tremonti-Gelmini, non uno dei Regolamenti attuativi del famigerato art.64 della finanziaria 09 risulta ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
In compenso la Ministra s’è concesso il lusso di emanare circolari e decreti che hanno tagliato gli organici, cambiato gli assetti organizzativi dell’intero sistema scolastico italiano.
E non solo. Ma di pontificare a bocca aperta sulle bocciature, sul maestro unico, sul ritorno all’ordine e alla disciplina, sulla fine del ’68.
Dopo l’ennesima gaffe sulle prove di maturità nei licei musicali, la Ministra è costretta a gettare la spugna anche sulla tanto decantata semplificazione-informatizzazione della P.A., fortemente voluta dal suo collega Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica.
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Nuovo percorso abilitante: occorre fare presto e avviare la transitorietà
Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, con parere del 22 giugno, si è espresso sullo schema di regolamento concernente il percorso della formazione iniziale del personale docente. Ci sembra utile ricordare come la nuova normativa sia fortemente attesa non solo perché ridisegna l’itinerario formativo e abilitante del nuovo docente, ma anche perché interviene a colmare il vuoto lasciato dalla chiusura delle SSIS (Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario). Ora, una serie di ritardi rischia di compromettere l’uscita delle indicazioni che dovrebbero avviare nuove soluzioni sulle quali, peraltro, Diesse è più volte intervenuta. Il CNPI nel suo parere insiste perché sia quantomeno consentita una fase transitoria costituita da un anno di TFA (Tirocinio Formativo Attivo) che avrebbe tre importanti caratteristiche: primo, dare una qualche garanzia, in ordine alla possibilità di conseguire l’abilitazione ai neolaureati che ne sono privi non avendo avuto accesso alle SSIS; secondo, riconoscere come titolo di accesso al tirocinio formativo attivo il servizio prestato per almeno un biennio presso le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione. continua
Chiamiamo le cose con il loro nome: soldi pubblici alle scuole privatedi Gianni Gandola
Com’è noto la questione della “parità” scolastica fra scuole statali e non statali (private) e soprattutto quella dei finanziamenti pubblici alle scuole paritarie (private) costituiscono senza dubbio un tema delicato quanto controverso, sul quale vi sono pareri diversi e divisioni trasversali (soprattutto all’interno del centro sinistra in senso lato).  Tutto parte dal famoso art.33 della Costituzione che prevede che spetta alla Repubblica istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi e che enti e privati hanno il diritto di istituire anch’essi scuole e istituti di educazione ma “senza oneri per lo Stato”. Cosa implicasse questa precisa dicitura era ben chiaro ai padri costituenti e lo è stato per quarant’anni nella storia della Repubblica per gli stessi governi a guida democristiana. continua
Attacco alla scuola. Non è una novità, vivremo ancora.

di Gabriele Boselli

Le cronache di fine giugno 2009 (siamo immersi nella cronaca stampata e TV, il senso della storia sembrerebbe perduto), dopo aver plaudito per giorni all’aumento delle bocciature nella scuola “media”, hanno ripreso a mitragliare la scuola e chi vi lavora. Sono state usate munizioni rimaste da antiche battaglie ma sempre buone verso quelle istituzioni che non hanno nè apparati di propaganda né potere di deterrenza: gli insegnanti e i dirigenti sarebbero troppi e costosi, oltre che incapaci, visti i risultati delle indagini commissionate dall’OCSE e da altre organizzazioni economiche. continua
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