Primo Piano
Obbligo d'istruzionedi Osvaldo Roman
Dopo la grave manomissione realizzata con un colpo di mano nell’ambito del decreto legge n. 112 l’obbligo di istruzione realizzato dal governo Prodi perde:
la transitorietà (2007-08; 2008-09) del suo assolvimento nei percorsi triennali della formazione professionale, che si trasforma in norma permanente, regione per regione fino all’approvazione della legge morattiana (regionale) sulla formazione professionale;
la possibilità che, con l’obbligo a regime, nelle scuole secondarie superiori si possano realizzare corsi e percorsi contro la dispersione con la collaborazione di qualificate strutture della formazione professionale.
L'opinioneLa Babele della Legge 68/99 ovvero il federalismo certificatorio delle riservedi Pippo FrisoneSono trascorsi quasi dieci anni dall’entrata in vigore della legge n.68 del 12.3.99 sulle assunzioni obbligatorie delle cosiddette “categorie protette ( invalidi ecc..) ed il problema della disparità dei requisiti d’accesso alla “riserva” è rimasto ancor oggi insoluto.
ESAMI DI STATO 2008. RICORSI AL TAR. Le tracce errate possono risultare determinanti per impugnare l’esito della maturità. di Domenico Barboni
visitatore n° 4015381
OBBLIGO DOVEdi Maurizio Tiriticco
Su “Insegnare” del settembre 2006, molto prima del varo dei commi 622 e 624 della legge finanziaria 2007 e dello stesso dm 139/07 (Regolamento relativo all’obbligo di istruzione), in un articolo intitolato L’innalzamento dell’obbligo di istruzione, una sfida non facile, scrivevo tra l’altro: “Non bisogna avere alcun timore di coinvolgere nella operazione di innalzamento dell’obbligo tutte quelle istanze che sul territorio possono contribuire al successo dell’operazione. Il Titolo V individua aree di competenza e di intervento sia per lo Stato che per le Regioni. Com’è noto, la Moratti ha interpretato volutamente questa indicazione di semplici attribuzioni di competenze come una sollecitazione a spaccare in due un sistema unitario e a dar vita a due percorsi, uno privilegiato e uno di secondo ordine. Dobbiamo ricondurre a unità il sistema e far sì che le due tipologie di offerta vengano recepite e utilizzate al meglio.
Su “Insegnare” del settembre 2006, molto prima del varo dei commi 622 e 624 della legge finanziaria 2007 e dello stesso dm 139/07 (Regolamento relativo all’obbligo di istruzione), in un articolo intitolato L’innalzamento dell’obbligo di istruzione, una sfida non facile, scrivevo tra l’altro: “Non bisogna avere alcun timore di coinvolgere nella operazione di innalzamento dell’obbligo tutte quelle istanze che sul territorio possono contribuire al successo dell’operazione. Il Titolo V individua aree di competenza e di intervento sia per lo Stato che per le Regioni. Com’è noto, la Moratti ha interpretato volutamente questa indicazione di semplici attribuzioni di competenze come una sollecitazione a spaccare in due un sistema unitario e a dar vita a due percorsi, uno privilegiato e uno di secondo ordine. Dobbiamo ricondurre a unità il sistema e far sì che le due tipologie di offerta vengano recepite e utilizzate al meglio.
Autonomia scolastica: dieci anni dopo di Franco De Anna
Forse il modo migliore per offrire riflessione sul ciò che è stato, sul dove siamo o vorremmo essere, discutendo di autonomia scolastica, è quello di proporre “strumenti” per proseguire il cammino iniziato dieci anni fa. Una proposta che confronta la riflessione su “ciò che è e ciò che deve essere” con l’analisi dell’esperienza che porta alla luce le consapevolezze progressive, le trasformazioni, l’individuazione di ciò che manca. Strumenti dunque, per lo sviluppo.
Forse il modo migliore per offrire riflessione sul ciò che è stato, sul dove siamo o vorremmo essere, discutendo di autonomia scolastica, è quello di proporre “strumenti” per proseguire il cammino iniziato dieci anni fa. Una proposta che confronta la riflessione su “ciò che è e ciò che deve essere” con l’analisi dell’esperienza che porta alla luce le consapevolezze progressive, le trasformazioni, l’individuazione di ciò che manca. Strumenti dunque, per lo sviluppo.
Autonomia scolastica, l’isola che non c’èdi Dedalus
Lo scritto di De Anna è un saggio teorico di notevole interesse e valore culturale. Utile per approfondire la problematica generale dell’autonomia scolastica o per corsi di formazione sul management e l’amministrazione scolastica. Ma ha un limite implicito: quello, appunto, di essere un saggio “teorico”. Non sempre corrisponde al vero quanto afferma De Anna, secondo cui “nulla (vi sarebbe) di più pratico di una buona teoria”. Nel caso specifico la pratica, la realtà quotidiana delle scuole nel nostro paese è ben diversa, poco si riconosce in quelle righe.
Lo scritto di De Anna è un saggio teorico di notevole interesse e valore culturale. Utile per approfondire la problematica generale dell’autonomia scolastica o per corsi di formazione sul management e l’amministrazione scolastica. Ma ha un limite implicito: quello, appunto, di essere un saggio “teorico”. Non sempre corrisponde al vero quanto afferma De Anna, secondo cui “nulla (vi sarebbe) di più pratico di una buona teoria”. Nel caso specifico la pratica, la realtà quotidiana delle scuole nel nostro paese è ben diversa, poco si riconosce in quelle righe.
Un ferro vecchio. A proposito di Esami di Stato
di Antonio Valentino
Anche quest'anno è fatta. Parlo degli Esami di Stato. Ogni anno che passa si moltiplicano gli interrogativi sul suo senso, sulla sua utilità, sui suoi costi, sulle cose che esprime. Il legislatore aveva previsto 11 anni fa delle finalità che avevano senso, ma che sono rimaste lettera morta. Nella L. 525/’97 si parla di certificazione delle competenze: impresa certamente grossa, obiettivo importante verso cui orientare le intelligenze, la formazione, la ricerca del mondo della scuola. Era allora una sfida sui generis che si intrecciava però con altre sfide riformatrici, durate lo spazio di un mattino. E' rimasta l'autonomia, ancora però tutta lì (o quasi) da costruire.
Anche quest'anno è fatta. Parlo degli Esami di Stato. Ogni anno che passa si moltiplicano gli interrogativi sul suo senso, sulla sua utilità, sui suoi costi, sulle cose che esprime. Il legislatore aveva previsto 11 anni fa delle finalità che avevano senso, ma che sono rimaste lettera morta. Nella L. 525/’97 si parla di certificazione delle competenze: impresa certamente grossa, obiettivo importante verso cui orientare le intelligenze, la formazione, la ricerca del mondo della scuola. Era allora una sfida sui generis che si intrecciava però con altre sfide riformatrici, durate lo spazio di un mattino. E' rimasta l'autonomia, ancora però tutta lì (o quasi) da costruire.
Autonomia possibile e mondo reale: a proposito di “buone teorie”di Giuseppe Nigro
Ma davvero Franco De Anna è convinto che non ci sia “nulla di più pratico di una buona teoria”? Se così fosse, visti gli esiti, dovremmo concludere che la teoria su cui poggiava l’autonomia scolastica non era buona. Nella pratica, come fa rilevare Dedalus a circa dieci anni dalla legislazione sull’autonomia, poco si è realizzato. È da qui che bisogna partire. Dieci anni fa, si fece credere (da parte di chi?) ad una realtà scolastica in difficoltà che l’autonomia avrebbe aperto una nuova stagione.
Ma davvero Franco De Anna è convinto che non ci sia “nulla di più pratico di una buona teoria”? Se così fosse, visti gli esiti, dovremmo concludere che la teoria su cui poggiava l’autonomia scolastica non era buona. Nella pratica, come fa rilevare Dedalus a circa dieci anni dalla legislazione sull’autonomia, poco si è realizzato. È da qui che bisogna partire. Dieci anni fa, si fece credere (da parte di chi?) ad una realtà scolastica in difficoltà che l’autonomia avrebbe aperto una nuova stagione.
Un ferro mai scaldatodi M.Ti.
Antonio Valentino ha scritto un articolo interessante circa lo stato… degli esami di Stato! Un’analisi realistica ed impietosa! Un solo neo: il titolo! In effetti, l’esame non è un ferro vecchio: si tratta di un ferro che… non è mai stato riscaldato! In altri termini: un esame che la legge ha dettato in un modo e che la pratica di anno in anno ha bellamente stravolto. Ma la responsabilità non è delle istituzioni scolastiche né degli insegnanti né delle commissioni. La responsabilità è tutta dell’Amministrazione! Sono dieci anni che lo dico e lo scrivo, perché si tratta di un’esperienza che ho vissuto in prima persona, dal di dentro – se si può dire così – quando l’innovazione venne avviata.
Antonio Valentino ha scritto un articolo interessante circa lo stato… degli esami di Stato! Un’analisi realistica ed impietosa! Un solo neo: il titolo! In effetti, l’esame non è un ferro vecchio: si tratta di un ferro che… non è mai stato riscaldato! In altri termini: un esame che la legge ha dettato in un modo e che la pratica di anno in anno ha bellamente stravolto. Ma la responsabilità non è delle istituzioni scolastiche né degli insegnanti né delle commissioni. La responsabilità è tutta dell’Amministrazione! Sono dieci anni che lo dico e lo scrivo, perché si tratta di un’esperienza che ho vissuto in prima persona, dal di dentro – se si può dire così – quando l’innovazione venne avviata.
Insegnanti in fuga dal proprio istitutodi Federico Niccoli
Un gruppo di ricercatori di Bankitalia e del Ministero dell’Istruzione ha condotto un’accurata ricerca sull’eccesso di turnover degli insegnanti , nocivo per l’apprendimento degli studenti. Gli eminenti ricercatori hanno , in verità, scoperto “l’acqua calda”. Le famiglie degli alunni da anni assistono impotenti all’assenza di continuità didattica, determinata dall’intreccio perverso di privilegi ingiustificabili degli insegnanti e di dosi massicce di precariato, che, in alcuni casi, rendono tortuoso il percorso formativo degli allievi all’interno dell’istituzione scuola.
Un gruppo di ricercatori di Bankitalia e del Ministero dell’Istruzione ha condotto un’accurata ricerca sull’eccesso di turnover degli insegnanti , nocivo per l’apprendimento degli studenti. Gli eminenti ricercatori hanno , in verità, scoperto “l’acqua calda”. Le famiglie degli alunni da anni assistono impotenti all’assenza di continuità didattica, determinata dall’intreccio perverso di privilegi ingiustificabili degli insegnanti e di dosi massicce di precariato, che, in alcuni casi, rendono tortuoso il percorso formativo degli allievi all’interno dell’istituzione scuola.


