Una “Nota” stonata. Le indicazioni MIUR per adeguare il Piano dell’Offerta formativa.

Il Dipartimento per il Sistema educativo del MIUR ha inviato ai Dirigenti scolastici una Nota (n. 1830 del 6.10.’17)[1] finalizzata a fornire alle scuole ‘indicazioni utili” per adeguare e integrare il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (in seguito, PT): sia alla luce delle disposizioni della L.107/’15, sia a seguito dell’emanazione dei recenti Decreti legislativi previsti dalla stessa Legge.

 

La Nota ricorda anche alle scuole che l’aggiornamento del PT andrebbe effettuato, come prescrive la Legge citata, entro il mese di ottobre. 

Il tono però non pare essere prescrittivo; vi si legge infatti che le scuole “possono rivedere, entro il 30 ottobre, il loro PT …”, che aggiornamenti, modifiche e integrazioni del PT sulla valutazione non sono tassative, ma “eventuali”, e che le “riflessioni”, che, sempre in materia di valutazione, è chiamato a fare il CD per arrivare agli aggiornamenti, “è opportuno” si svolgano entro la data indicata.

Riconosciuto quindi che sui tempi non ci sono le rigidità di precedenti stagioni e premesso che il Dipartimento ministeriale, con questa Nota, fa doverosamente la sua parte, va tuttavia osservato che non è difficile cogliere in essa qualcosa che indispone e che comunque non sembra gettare ponti, come pure sarebbe auspicabile, tra Amministrazione e Scuole.

Cominciamo dalla prima cosa che balza all’occhio.

Considerato che il lavoro di aggiornamento e adeguamento del PT riguarda questioni complesse e anche difficili, il richiamo, indubbiamente ovattato, ma che comunque c’è, alla scadenza ravvicinata del 30 ottobre, certamente non rasserena DS e scuole. Anzi riproduce, all’inizio dell’anno scolastico - che è sempre un momento delicato -, la classica situazione di affanno, di rincorsa delle scadenze che ormai, da qualche anno, caratterizza la vita delle scuole. E già questo, qualche disagio lo procura.

Come se non bastasse, la Nota ricorda alle scuole che c’è il Piano di Educazione alla Sostenibilità, “che recepisce i Goals dell’Agenda 2030”. Anche di questo quindi bisognerà preoccuparsi, quando si porrà mano all’adeguamento del PT.

Nessuno ovviamente nega l’importanza dell’Educazione alla Sostenibilità. Non so però, in tutta franchezza, se questo Piano è stato possibile discuterlo già nelle scuole e quanto gli insegnanti ne sanno. Il riproporlo nel contesto di una Nota densa e particolarmente impegnativa non si può dire che disponga bene DS e docenti.

 

Nel merito degli altri punti riconducibili direttamente alla Legge di riforma, i richiami del Capo Dipartimento possono, con un po’ di buona volontà, risultare anche utili. Ma se si entra nel merito della maggior parte di essi, cominciano a sorgere non pochi interrogativi.

Consideriamo il tema della Formazione. Lo scorso anno, come è noto, i Piani predisposti dalle Scuole capofila, individuate nelle Reti di Ambito, hanno funzionato maluccio (e non certo per colpe di queste scuole, comunque benemerite). Inoltre, le risorse stanziate per i corsi di formazione, solo in pochissimi casi, e in misura modesta, sono stati destinate alle singole scuole. Richiamare che il PT deve contenere un Piano per la Formazione, come fa la Nota - senza farsi carico degli interrogativi che ci sono dietro l’operazione piuttosto insoddisfacente dello scorso anno - non si può dire che induca atteggiamenti positivi in DS e docenti.

Così pure il discorso sull’Alternanza: con tutti i problemi che questo impegno si porta dietro, ci si sarebbe aspettato una qualche indicazione utile per una gestione più sensata della stessa.

Mutatis mutandis, lo stesso si può dire dell’Educazione digitale. A proposito della quale non si legge alcun riferimento alle difficoltà delle scuole a dotarsi di una strumentazione minimamente adeguata e di personale formato.

Strabilia poi il richiamo a introdurre attività opzionali con le quote dell’autonomia e gli spazi di flessibilità. Nozze coi fichi secchi. Era allora il caso di tirarle in ballo?

Si ha come l’impressione che a Roma si preferisca ragionare pensando alle sole (poche) situazioni di eccellenza e non invece al quadro generale, prevalentemente lacunoso, che il sistema presenta.

Dulcis in fundo, il punto della Nota in cui si parla dell’Organico dell’Autonomia. Il quale Organico è certamente, già oggi - pur con tutti i problemi in cui si trova immerso -, uno dei punti qualificanti della Legge (pur riconoscendo che per alcuni ordini e gradi di scuola è una restituzione di risorse sottratte ai tempi della Gelmini).

Cosa vi si legge? Si enumerano sostanzialmente tutti i miracoli che questo Organico può fare (v. Quadro sotto).

Quello che si dovrebbe poter fare con l’Organico dell’Autonomia (secondo la Nota)

 

  • Realizzare gli obiettivi dei PdM, e valorizzare le competenze professionali del personale
  • Progettare - realizzare interventi in rete (per potenziare e superare le diseguaglianze nell’assegnazione di posti tra i gradi di scuole) e utilizzare i docenti anche in altre attività e non solo nell’insegnamento disciplinare
  • realizzare la flessibilità, ma anche progetti di innovazione e contro la dispersione scolastica

Anche a voler prescindere dalle grosse difficoltà già vissute lo scorso anno (si sono chiesti piselli, per il contorno previsto, e si è ricevuto, nella maggior parte dei casi, carne in scatola per commensali vegani), è la prospettiva che non si riesce a vedere. E questo perché si sceglie di parlare di miracoli - improbabili - che è possibile aspettarsi e non di aggiustamenti e miglioramenti da prendere in considerazione per l’attuale fase.

Lo scorso anno qualche vantaggio si è avvertito: c’è stata la possibilità di alleggerire – anche se solo ove possibile - le cattedre per qualche collaboratore o anche di garantire il funzionamento di sezioni staccate quando esso si presentava impegnativo; oppure di dare gambe – per quanto, nella maggior parte dei casi, piuttosto fragili (perché non sempre forti di competenze e motivazioni adeguate) - a qualche progetto di potenziamento o di accoglienza.

Ma si è rimasti comunque ben lontani dalle attese lasciate intravedere con l’istituzione dell’Organico dall’Autonomia. Anche perché una fetta consistente delle risorse orarie disponibili è servita per sostituire i docenti assenti per periodi brevi.

È evidente comunque il rischio, se manca un governo assennato di questa risorsa, che gli aspetti di confusione e disorientamento (per scuole e docenti coinvolti) prevalgano sui vantaggi che, per quanto contenuti, sarebbe pure possibile aspettarsi.

Diciamo, per concludere, che non è difficile sottrarsi all’impressione, dopo una prima lettura - ma anche dopo una seconda - dell’intera Nota, che si abbia a che fare con una comunicazione piuttosto stonata e poco afferrabile. E questo perché, come si è visto, si tende a ignorare la situazione prevalente delle nostre scuole e il clima che caratterizza la maggior parte di esse. E si è del tutto disattenti – almeno questa è la sensazione – alle condizioni di fattibilità, a partire dalle previsioni di tempi distesi e flessibili – fondamentali per credibilità (e quindi impulso) all’impresa a cui si chiamano le scuole.   O no?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Oggetto “Orientamenti concernenti il Piano Triennale dell’Offerta Formativa”