Perché la scuola è in crisi?

Lo stallo dell’istituzione scuola nasce dall’incapacità di cogliere il senso dei cambiamenti normativi. Le innovazioni sono lette dal tradizionale punto di vista: la trasmissione del sapere è il traguardo intangibile. Una fissità, l’origine del naufragio di tutte le riforme elaborate negli ultimi quarant’anni [in rete: “Il Miur naviga a vista”].

 

E’ in corso un nuovo processo di sterilizzazione avente oggetto il concetto “competenza” la cui valenza rivoluzionaria è soffocata: i libri di testo continuano a scandire i modi e i tempi del lavoro di classe.

L’attuale rilevanza del concetto “competenza” deriva dall’adesione alle indicazioni europee; entrato nella quotidianità della scuola come novità: vive nell’ombra dell’ordinaria gestione delle classi.

Eppure il concetto “competenza” è il leitmotiv di numerosi, importanti interventi normativi;

i programmi della scuola media del 1979 siano d’esempio:

•        Il concetto “competenza” è definito: “Le discipline promuovono comportamenti cognitivi”;

•        La strategia per la promozione delle competenze è indicata: “L’osservazione diretta di fatti per l’individuazione di problemi”; ”La soluzione di problemi”; “La verifica della validità delle intuizioni e delle congetture”; “L’organizzazione concettuale”; “L’elaborazione di una visione unitaria di alcune idee centrali” …

•        E’ prescritto l’uso strumentalmente delle discipline per promuovere le competenze e per orientare il sistema educativo a “uno sviluppo unitario, ma articolato e ricco, di funzione, conoscenze, capacità e orientamenti indispensabili alla maturazione di persone responsabili e in grado di compiere scelte”.

 

Riformulando e contestualizzando:

•        Tutti gli insegnamenti mirano allo stesso traguardo: il concetto “sistema” è sotteso;

•        La didattica versativa è da affiancare con attività di ricerca: le competenze non possono essere insegnate, si acquisiscono con l’esercizio;

•        La progettualità [definizione dei traguardi – formulazione d’ipotesi – elaborazione di strategie – comparazione risultati attesi/esiti e capitalizzazione scostamenti] deve permeare tutti i livelli della scuola;

•        L’organizzazione gerarchica non è più idonea al governo del sistema: la struttura decisionale deve essere conforme a quanto previsto dai decreti delegati del 1974 [Cfr. in rete “Coraggio! Organizziamo le scuole];

 

 

  • Il concetto “capacità” deve essere condiviso e, per attuare la “Programmazione dell’azione educativa”, definito per elencazione:

Analizzare .. Applicare .. Argomentare .. Comunicare .. Comprendere .. Decidere .. Scegliere .. Giustificare ..Generalizzare  .. Interpretare  ..  Memorizzare ..   Modellare  ..   Progettare  .. Relativizzare ..  Riconoscere ..  Ristrutturare ..  Sintetizzare  ..  Sistematizzare ..  Trasferire  ..  Valutare ..

 

Non è fuori luogo la comparazione di questo modello scolastico  con “La buona scuola” che

  • Prevede insegnamenti autonomi di cui non sfrutta le sinergie. Il paragrafo 6 della legge 107 elenca gli “Obiettivi formativi ritenuti prioritari”, più del 50% è sbagliato perché non attiene alla finalità del sistema scolastico.
  • Presuppone che l’insegnamento universitario sia il riferimento;
  • Cancella la progettualità. La legge 107 richiama l’estinto art 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59 per bypassare il Dpr del 99 sull’autonomia la cui “sostanza è la progettazione e la realizzazione d’interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”;
  • Reintroduce l’obsoleto modello organizzativo gerarchico lineare: al dirigente scolastico sono  attribuite tutte le responsabilità del servizio;
  • Titola: Sistema nazionale di istruzione e formazione cestinando la finalità educativa, presente nella precedente denominazione. Per “La buona scuola” le capacità sono insignificanti.