IL “BONUS PREMIALE” DELLA “BUONA SCUOLA” INUTILE E DANNOSO PER TUTTI

In un articolo del 10 gennaio nelle pagine milanesi del Corriere della Sera viene rappresentato l’effetto dell’introduzione del “bonus” ai docenti , previsto dalla Legge 107 (la “buona scuola”). Il caso del Liceo “Parini” di Milano denota i rischi e le ricadute negative di una scelta politica errata controproducente per il bene della scuola.
Per evitare le solite affermazioni che, chi non vuole la valutazione è garantista di chi non adempie al proprio dovere e degli incapaci, ribadisco in premessa che gli insegnanti non idonei a svolgere il loro lavoro devono essere allontanati dalle classi con le procedure già previste e normate in capo all’ Amministrazione.
Il principio, introdotto dalla Legge 107, che premiando alcuni docenti la scuola migliorerà e i non meritevoli saranno colpiti da fulmini e saette si è rivelato una bufala. Al contrario quanto introdotto dalla “buona scuola” non solo non produrrà benefici al sistema e disperderà risorse economiche appositamente stanziate ma, come avvenuto al Liceo “Parini”, si assiste alla rottura della cooperazione e della condivisione del lavoro e dei rapporti tra i vari soggetti che sempre hanno agito in un sistema di collegialità.
L’ invenzione di un “comitato di valutazione” (impropriamente definito, in quanto non può valutare nulla ma esprimere solo “criteri” per assegnare il bonus), composto da vari soggetti che sono privi delle competenze professionali per cimentarsi su una questione così delicata come l’individuazione di criteri per la valutazione della capacità professionale degli insegnanti e la discrezionalità di assegnare quote di salario accessorio al solo Dirigente Scolastico, oltre ad essere in contrasto con un’altra legge, il d.lgs 165/2001 che individua nella contrattazione lo strumento per il salario accessorio aggiuntivo, mette a rischio la dimensione collaborativa della scuola.
Ritengo che un modello negoziale, che deve garantire procedure condivise, discusse tra i docenti e inserite in un percorso di sviluppo e miglioramento della scuola, può determinare un trascinamento di partecipazione e cooperazione di tutti i soggetti.
Le variabili del lavoro docente sono infinite e le realtà altrettanto diversificate.
Tipologia dello studente, alunni per classe, territorialità della scuola, precarietà, realtà sociale delle famiglie, ecc….
La scuola deve essere una comunità professionale.
La condizione per creare una comunità professionale ha come condizione un sistema di reclutamento che selezioni le professionalità ed eviti il precariato, garantisca la formazione permanente in servizio, definisca ruoli e figure con relative responsabilità e obblighi, un sistema di co-partecipazione all’ autovalutazione e agli interventi di miglioramento del sistema.
Gli strumenti per l’obiettivo comune di una “buona scuola” sono le regole, i diritti e doveri nel rapporto del lavoro e la valorizzazione professionale del lavoratore da scrivere nel Contratto Collettivo Nazionale e nei contratti integrativi delle singole scuole, il protagonismo e l’autonomia delle scelte degli Organi Collegiali, le norme legislative su reclutamento e ordinamenti scolastici.
Condivido quanto afferma una dirigente scolastica ora in pensione: serve una scuola meritoria (non di meritocrazia) che garantisca il principio “dell’uguaglianza delle opportunità” e, aggiunge, “ non è premiando i cosiddetti “migliori” che si affronta il male della scuola. La scuola non ha bisogno di competitività ma di motivazione, cooperazione riconoscimento sociale.
Una politica meritocratica acritica porta tecnocrazia e individualismo.
Il dato che emerge da tempo è che la scuola soffre di de-motivazione di alunni e docenti.
Può sembrare banale, ma non lo è, ma una campagna di rivalutazione sociale della scuola e delle lavoratrici e lavoratori che vi operano sarebbe un buon punto di partenza.
Come Sindacato Flc Cgil, nel rivendicare un Contratto Collettivo Nazionale che risponda alla professionalità e qualità del lavoro, alla sua rivalutazione economica, ai diritti e doveri per una nuova buona scuola, siamo pronti a discutere e fare la nostra parte, insieme ai lavoratori.
 Tobia Sertori
Segretario generale regionale FLC Cgil Lombardia