10 PROPOSTE PER IL DIRITTO ALL'APPRENDIMENTO PERMANENTE
di Fabrizio Dacrema
Dieci proposte concrete e immediatamente attuabili per estendere il diritto all'apprendimento permanente. Sono state presentate lo scorso 12 ottobre a Milano nel corso del convegno “Sapere per contare” promosso dalla Cgil nazionale e milanese insieme a Flc e Spi Cgil, Agenquadri, Auser, EdaForum, Proteo Fare Sapere, nell'ambito del percorso degli Stati Generali della Conoscenza.
Già nel gennaio 2010 i soggetti promotori di questo convegno hanno presentato in Parlamento un progetto di legge di iniziativa popolare sul diritto all'apprendimento permanente, dopo aver raccolto oltre 130 mila firme a sostegno. La proposta di legge afferma il diritto soggettivo di ogni persona ad apprendere per tutto il corso della vita e promuove le misure necessarie per costruire un sistema nazionale, integrato e decentrato, per l’apprendimento permanente. La proposta chiede inoltre il varo di un piano straordinario triennale per raddoppiare il numero di adulti che partecipano ad attività formative. Prevede agevolazioni fiscali, contributive e creditizie per le spese e gli investimenti in formazione; almeno 30 ore annue di permesso formativo retribuito per ogni lavoratore; misure a sostegno dell'apprendimento dei pensionati; garanzia di certificazione delle competenze acquisite e potenziamento dell'informazione e dell'orientamento.
Ora, di fronte alla grave crisi in cui versa il paese, queste dieci proposte (il testo è disponibile nel sito della Cgil/area formazione e ricerca) pongono obiettivi indispensabili per rimettere in moto la crescita e rendere così credibile anche l’impegno per il risanamento. Sono concrete e fattibili, indicano obiettivi, azioni e misure attuabili sulla base delle risorse esistenti o finanziabili nell'ambito della contromanovra proposta dalla Cgil con lo sciopero generale del 6 settembre.
Sono coerenti con le finalità indicate nel progetto di legge di iniziativa popolare e sono attraversate da alcuni obiettivi chiave di espansione dell’apprendimento permanente.
· Nessun giovane senza titolo di studio
Un paese con 3 milioni di giovani tra 20 e 34 anni con un livello di istruzione pari o inferiore alla licenza media mette “a repentaglio non solo il futuro dei giovani, ma il futuro dell’intero paese” (Mario Draghi). Investire per un piano per dare loro l’opportunità di conseguire un diploma o una qualifica significa affermare un fondamentale diritto delle persone e anche promuovere crescita e risanamento;
· Intercettare la domanda debole
Il nodo critico fondamentale dell’apprendimento permanente è che all’offerta formativa partecipano soprattutto chi ha un buon livello di istruzione e chi ha le qualifiche lavorative più alte. Rimane quasi sempre escluso proprio chi più ne ha bisogno. L’insieme delle proposte che facciamo finalizzato alla costruzione di un sistema a regia pubblica, integrato e decentrato, capace di mobilitare le risorse di tutti i soggetti in campo, pubblici, del terzo settore, privati al fine ridurre il più possibile tutte le forma di esclusione e di autoesclusione. Alcune delle dieci proposte presentate sono dirette per promuovere l’accesso alla formazione degli anziani, dei migranti e per superare la discriminazione di genere.
· La qualità del lavoro per l’innovazione: se si punta a crescere sull’innovazione la qualità del lavoro fa la differenza, le imprese che innovano e investono nella ricerca hanno bisogno di lavoro qualificato e di formazione continua, non di licenziamenti facili e di precarietà che, invece, è il primo disincentivo, a investire nella formazione e nella professionalità, sia da parte del lavoratore che da parte del datore di lavoro; in questa direzione deve rinnovarsi anche la contrattazione, non per derogare i diritti, ma per favorire gli accordi che incentivino la formazione finalizzata all’innovazione di processo e di prodotto.
Questi tre obiettivi prioritari di ampliamento della partecipazione alla formazione dei cittadini e dei lavoratori sono raggiungibili attuando specifiche proposte, strumentali all’affermazione del diritto all’apprendimento permanente. Questi i risultati attesi:
· Regioni ed Enti Locali devono diventare protagonisti della costruzione del sistema dell’apprendimento permanente, la cui efficacia dipende dalla vicinanza dei soggetti decisionali ai cittadini; consideriamo Regioni ed Enti Locali i nostri principali interlocutori per l’attuazione delle nostre proposte.
· Tutte le competenze comunque acquisite devono essere certificate: il riconoscimento e la certificazione delle competenze acquisite in precedenti percorsi formativi e nelle esperienze di lavoro e di vita rappresenta uni dei fattori più motivanti l’apprendimento permanente perché permette di utilizzarle per abbreviare altri percorsi formativi e per inquadramenti e carriere nella vita lavorativa.
· Il Terzo Settore deve essere valorizzato e sostenuto: associazionismo, volontariato, università popolari e della terza età sono attori chiave dell’apprendimento permanente; devono essere sostenuti e valorizzati non solo riconosciuti per il loro contributo indispensabile nei casi di insufficienza dell’offerta pubblica, ma anche per la capacità che spesso dimostrano nel raggiungere target specifici e fasce di la popolazione debole e deprivata culturalmente.
· Il sistema dell’apprendimento permanente deve basarsi sul ruolo centrale del pubblico: la formazione è uno di quei settori dove logica del mercato registra i suoi fallimenti più clamorosi, il libero incontro della domanda dell’offerta esclude proprio i soggetti più bisognosi di formazione che, invece, dovrebbero essere considerati l’utenza prioritaria. Per questo il governo del sistema dell’apprendimento permanente deve essere pubblico e deve avere come architrave l’offerta pubblica. Per questo proponiamo che il regolamento per la riorganizzazione CTP sia profondamente modificato per rilanciare e potenziare l’istruzione degli adulti.
Allegato: “10 proposte per il diritto all’apprendimento permanente”
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