Per assicurare il successo formativo i tagli senza criterio sono inutili e dannosi. Razionalizzare, ridurre, tagliare non è di per se sempre negativo. Gli indirizzi sperimentali sono troppi; gli orari di alcuni istituti oggettivamente sovradimensionati. Il punto, però, e se a sorreggere operazioni di questo tipo c’è un progetto di riforma capace di adeguare l’istruzione superiore ai bisogni della società, recuperare il divario di apprendimento tra gli studenti italiani e gli altri paesi OCSE, assicurare il maggior successo formativo. Tali necessità devono costituire una priorità anche nella nostra Regione dove si registrano ancora abbandoni precoci dei percorsi scolastici e livelli di successo formativo (in particolare nella formazione professionale, nella formazione permanente e nell’istruzione tecnica superiore), non competitivi se paragonati a quelli di altre grandi regioni europee.
Nella proposta di riordino Gelmini agli intenti programmatici proclamati non corrisponde alcuno strumento operativo, alcuna risorsa reale per tradurli in pratica.
Mi limito a tre soli esempi. Primo. L’obbligo di istruzione riguarda i primi due anni del secondo ciclo, ma nei percorsi proposti non c’è più alcun riferimento a quell’equivalenza formativa che avrebbe consentito il riorientamento e i passaggi, mentre non si chiarisce che valore abbia (e su quali basi si debba fondare) la certificazione delle competenze previste dal decreto sull’obbligo di istruzione. Secondo. Gli orari. Razionalizzarli è certo necessario, ma non ci può essere nessuna didattica fondata sul laboratorio se si riducono le ore e i tecnici che possano garantirne il funzionamento, e se si continua a identificare l’orario degli insegnanti con quello di lezione. Terzo. Non è previsto alcun piano di formazione. Una riforma che davvero punti a una didattica nuova, fondata sull’acquisizione di competenze, deve prevedere un aggiornamento capillare e assistito. Ciò che rimane certo, invece, è il taglio delle risorse disponibili, che si ripercuoterà sulla qualità della formazione delle giovani generazioni.
Veniamo alla Lombardia. Al sistema dei tagli indiscriminati operati dal livello nazionale, sia aggiunge, a livello locale, un unico metodo di sostegno al sistema formativo: la dote e i buoni scuola. Strumenti e metodi di finanziamento da rivedere, per la disparità di trattamento che producono fra chi frequenta le scuole pubbliche e chi frequenta le paritarie. Nell’istruzione tecnica e in quella professionale spariscono molte specializzazioni; una semplificazione era forse necessaria, ma gli interventi dovevano essere mirati e frutto di analisi serie sui risultati delle sperimentazioni. L’intesa siglata tra Ministero e Regione Lombardia non risolve alla radice i problemi in campo e mantiene elementi di opacità. Se da un lato, sulla carta, garantisce all’istruzione professionale di mantenere la qualifica triennale e alla formazione professionale percorsi di qualifica allungati, dall’altra rischia di instaurare un regime di concorrenza fra sistemi che non fa bene a nessuno. L’abbiamo ribadito più volte e lo ripetiamo: noi siamo per un sistema che tramite l’integrazione favorisca innanzi tutto "la scuola del saper fare", la formazione, l’istruzione professionale e tecnica. Questi settori di educazione possono aspirare a integrarsi con i Licei, l’alta formazione e l’Università, non rinunciando a priori a fornire quelle competenze basilari, omogenee e universali che sono la base fondamentale di un curriculum realmente spendibile in una società in cui la disparità fra chi sa e chi non sa fa e farà la differenza.
In una realtà come la nostra, rilanciare l’istruzione tecnica e professionale è indispensabile. C’è da riorganizzare l’intera offerta sul territorio, operando le scelte necessarie che nessuna delle province né di centro-destra e tanto meno la Regione hanno avuto il coraggio di fare; c’è da favorire il massimo di sinergia tra i vari istituti, la formazione professionale, i versanti economici e produttivi. Tutte cose che appartengono alle prerogative regionali e che, importanti ed urgenti da sempre, sono oggi importantissime ed urgentissime. Come importantissimo ed urgentissimo è applicare fino in fondo la Riforma del titolo V della Costituzione in materia di istruzione e formazione professionale.
Siamo governati da forze politiche che si dicono federaliste ma che ancora non hanno avuto la necessaria determinazione nell’affrontare i nodi veri, non risolvibili con le intese differenziate Regione per Regione. E’ necessario stanziare le risorse necessarie con criteri equi e trasparenti garantendo per tutti i livelli essenziali. Tutto questo si può fare in maniera graduale identificando come priorità il passaggio dell’istruzione professionale oggi statale.
Rivendichiamo questa battaglia come battaglia del PD lombardo chiedendo al Ministero e a Regione Lombardia che siano rispettate le modalità di attuazione, a partire dall’indispensabile coinvolgimento degli Enti Locali e delle Autonomie scolastiche, al fine di evitare un passaggio dal centralismo statale ad un già ben conosciuto e poco apprezzato centralismo regionale.
Sara Valmaggi
Consigliera Regionale PD
