Oggi è in primo piano l’emergenza. Non solo quella per il terremoto in Abruzzo o l’inquinamento del Po, ma anche quella connessa allo stato di sofferenza e di crisi finanziaria in cui versano gli istituti scolastici. Per non parlare delle condizioni strutturali di molti edifici scolastici. O della riduzione consistente di risorse professionali nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado. E così molte altre questioni rilevanti che riguardano la scuola italiana sono finite inevitabilmente in secondo piano. Ad esempio quella della valorizzazione della professionalità docente e del merito. Ce lo ricorda Giancarlo Cerini che, in un recente articolo, "Merito, professionalità, carriera: le proposte in campo", riapre questa questione spinosa quanto delicata e di fondamentale importanza per il nostro sistema di istruzione.

I tagli degli organici, le scuole senza soldi per i supplenti, deprivate delle risorse economiche e professionali hanno finito per offuscare o comunque mettere all’angolo questo aspetto. Ma proprio l’art.64 del decreto legge 112/2008 (poi convertito in legge 133/2008), quello che prospettava una consistente riduzione del personale in organico nelle scuole, prevedeva anche che il 30% delle risorse risparmiate dovesse essere riutilizzato nella scuola, per riconoscere la professionalità dei docenti, premiare il merito, promuovere la carriera. Che fine ha fatto tutto questo?

 

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