In un clima di rinnovata rigidità di regole (spesso inventate) il Ministero dell’Istruzione , prima, e la Direzione Regionale della Lombardia, poi, invece di preoccuparsi dei gravissimi problemi che attanagliano la scuola pubblica, si preoccupano di garantire ulteriori ombrelli protettivi all’insegnamento della religione cattolica, soprattutto nelle scuole superiori, dove i ritmi di disaffezione degli studenti sono di anno in anno crescenti.  E così succede che la scelta di avvalersi della religione cattolica è quasi più stringente del cosiddetto sacro vincolo del matrimonio. Infatti si ribadisce e si precisa che la scelta deve essere esercitata solo all’inizio di ogni ciclo scolastico. Stiano, pertanto, attenti i dirigenti scolastici a non distribuire modelli di rinnovo dell’opzione all’inizio di ogni anno scolastico , per non "svegliare il can che dorme", come dice la saggezza popolare.

Si perpetua, poi, una ingiustificabile disparità di trattamento a sfavore degli alunni che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica: i genitori (o gli alunni maggiorenni) potranno, al momento delle iscrizioni, optare per non meglio precisate attività individuali o di gruppo con l’assistenza di personale docente o per la non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica. La scelta dei termini non è casuale: in un caso si tratta di vero e proprio insegnamento; nell’altro caso si tratta di attività soltanto "assistita" e quindi inevitabilmente di rango inferiore e tale da non entusiasmare i soggetti "non avvalentisi", che dovrebbero operare una scelta al buio senza sapere in che cosa esattamente consiste l’alternativa.  Questa sorta di invito ad una sorta di omertà programmatoria da parte delle scuole viene palesemente utilizzata per evitare che gli alunni/le famiglie trovino desiderabile le alternative. I nostri costruttori di regole allo sbaraglio fanno torto alle virtù della religione cattolica : temono, infatti, che qualche alternativa programmata dalle scuole possa risultare più appetibile della fede degli "avvalentesi"!

Anche l’appello del Partito Democratico per la scuola pubblica (che, comunque, sottoscriverò) non scherza ! Alcuni scivoloni retorici rendono l’appello, a mio parere, poco incisivo. Ho letto attentamente l’appello dall’inizio alla fine e dalla fine all’inizio.

La fine mi convince senza se e senza ma. "Scuola è la parola che disegna il futuro. E’ strumento di uguaglianza e libertà. Dove si produce e trasmette il sapere, si coltivano le intelligenze e la creatività, per non omologarsi ad un consenso acritico. Dove si offrono a tutti gli strumenti più adeguati per affrontare la vita. E’ il luogo in cui la democrazia mette le sue radici più vigorose. Per questo la Scuola non è solo un capitolo del Bilancio dello Stato, ma il più grande investimento sul capitale umano e sul futuro del nostro Paese."

L’inizio dell’appello gronda retorica e languori , per me non condivisibili e fuorvianti ("per quei maestri e insegnanti che la mattina accolgono i nostri figli con il sorriso e con ostinata passione per la loro educazione, nonostante tutto".  Per prima cosa non si capisce la distinzione tra maestri e insegnanti, ripetuta anche in altro passo strappalacrime; e poi questa "ostinata passione" tinge di eroico un comportamento , che dovrebbe essere il minimo comun denominatore di un operatore scolastico istituzionalmente decente. Più avanti l’appello si imbarca in una struggente raffigurazione di "senza famiglia" o "orfanelli" lasciati in balia di mari procellosi ("Per quei bambini e ragazzi che a settembre non troveranno più la propria maestra o professoressa, perché precaria"). Commovente la distinzione tra maestra e professoressa! Si sono chiesti gli estensori dell’appello quante centinaia di migliaia di alunni nel nostro paese a settembre non trovano più i loro docenti di riferimento, non perché precari, ma stabilmente di ruolo ? Il continuo carosello di insegnanti è determinato dal fatto che a nessuno dei politici (e tanto meno dei sindacalisti) è venuto mai in mente di non ritenere come diritto acquisto degli insegnanti (e dei dirigenti) la piena facoltà di chiedere trasferimenti, assegnazioni provvisorie, distacchi con tanti saluti al diritto degli alunni alla continuità didattica.

Nonostante tutto, impegniamoci tutti nel sostenere la mobilitazione per il rilancio della scuola pubblica, perché, come giustamente si dice nell’appello, il governo invece di darci un futuro sta cercando di rubarlo alle nuove generazioni.

Federico Niccoli