Le recenti circolari ministeriali (direttore Dutto) e regionali (direttore Colosio) sono state ampiamente commentate e criticate sul nostro giornale soprattutto , e giustamente, in riferimento al tentativo esplicito di rendere difficoltosa la vita degli alunni di cittadinanza non italiana a partire dalla scuola dell’infanzia fino alle scuole secondarie di 2° grado. Si utilizzano , soprattutto in epoca Tremonti-Gelmini, termini condivisibili quali "razionalizzazione", "equa distribuzione", tradotti, però, nella sostanza di tagli e barriere crescenti all’esercizio di diritti inalienabili dei soggetti deboli.
A me interessa esprimere una tesi abbastanza radicale sul crescente uso di indicazioni-raccomandazioni (quando va bene!) e direttive-ordini di servizio ministeriali-regionali, fortemente viziate da eccesso di potere, censurabile sia sotto il profilo costituzionale sia sotto il profilo amministrativo. Mi servirò di una chiarissima massima estratta da una sentenza della Corte Costituzionale ("nello Stato costituzionale l’ordinamento vive non solo di norme, ma anche di apparati finalizzati alla garanzia di diritti fondamentali. In tema di istruzione, poi, la salvaguardia di tale dimensione è imposta da valori costituzionali incomprimibili"), che esplicitamente indica la strada da seguire, nel nostro settore, e che consiste certo nel partire da un approccio giuridico all’interpretazione della norma, ma di non restarne prigionieri perché debbono essere contestualmente utilizzate altre chiavi di lettura di natura di natura psicopedagogica e sociologica.
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