Continuare giorno dopo giorno, sulla strada della concretezza

Il tema dell’imminente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre (“Trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti”) è un vero e proprio “manifesto di concretezza”, che invita tutti – i Governi, le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative, le istituzioni accademiche e il settore privato – a lavorare come “squadra”, per far sì che i princìpi della Convenzione ONU vengano realmente attuati, giorno dopo giorno. Un percorso in cui le persone con disabilità devono essere al tempo stesso beneficiari e agenti di cambiamento.

Il tema scelto quest’anno dalle Nazioni Unite per l’imminente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre (Trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti) è conseguente a quello del 2016 (Realizziamo i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, per il futuro che vogliamo).


Allora, infatti, Giampiero Griffo aveva fatto riferimento, su queste stesse pagine, soprattutto all’approvazione da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite dei diciassette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals), avvenuta qualche mese prima, all’interno del documento Transforming our World: the 2030 Agenda for Sustainable Development. «Conoscere bene quel documento – aveva scritto Griffo – può aiutare il movimento per i diritti delle persone con disabilità nella sua azione di tutela dei diritti umani, intrecciandolo strettamente alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, infatti, includono i diritti di tutti i cittadini e in ben sette punti citano esplicitamente le persone con disabilità».
Ebbene, anche quest’anno, nel sito delle Nazioni Unite dedicato alla disabilità, è ancora l’Agenda 2030 a farla da protagonista, nella parte in cui si spiegano le ragioni per cui si è scelto il tema Trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti. «L’Agenda 2030 – vi si legge infatti – si impegna a “non lasciare nessuno indietro” e le persone con disabilità, sia come beneficiari che come agenti di cambiamento, devono far parte del processo che porta a uno sviluppo inclusivo e sostenibile, promuovendo una società resiliente per tutti, anche e non solo nel contesto della riduzione del rischio di catastrofi, dell’azione umanitaria e dello sviluppo urbano. I Governi, le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative, le istituzioni accademiche e il settore privato devono lavorare come “squadra” per portare a compimento gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile».

«Beneficiari, ma anche agenti di cambiamento»: forse è questo il passaggio degno di maggiore attenzione, tra gli altri princìpi, naturalmente del tutto validi anche in questo nuovo 3 Dicembre, a più di venticinque anni, ormai, da quella Risoluzione n. 47/3 delle Nazioni Unite che il 14 ottobre 1992 istituì per questa data la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, che nel 1993 – in base a un accordo tra la Commissione Europea e le stesse Nazioni Unite – sarebbe diventata anche Giornata Europea.
Ora più che mai, tuttavia, di fronte a un anno che nel nostro Paese corrisponderà anche a un’importante tornata elettorale politica, con tutti i relativi cambiamenti, ci sembra di potere apprezzare la scelta dell’ANFFAS, di cui abbiamo riferito nei giorni scorsi, di voler promuovere una serie di iniziative declinate sul piano della più lucida e concreta operatività.
Tantissimi sono gli eventi promossi in questi giorni nel nostro Paese, di molti dei quali anche «Superando.it» sta riferendo, e in linea generale l’impressione è che siano stati parecchi a muoversi sulla stessa linea di quel messaggio lanciato dall’ANFFAS.

Non resta quindi che continuare a impegnarsi sulla strada della concretezza, giorno dopo giorno, e a lavorare per far sì che quei 175 Stati che ad oggi hanno ratificato la Convenzione ONU – un numero davvero notevole, per quella che è stata la prima Convenzione delle Nazioni Unite nel nuovo millennio – comprendano sino in fondo che quell’atto non è stata solamente una “bella formalità”, comportando bensì precisi obblighi di legge, da rispettare e far rispettare in ogni suo articolo. A partire dal nostro Paese, bravo a ratificare la Convenzione per tempo – in marzo saranno già passati nove anni dalla Legge 18/09 – ma non altrettanto bravo ad applicarne le disposizioni in ogni suo territorio.