La scuola è il luogo fondante dell’accoglienza, dell’incontro tra persone tutte diverse per origine etnica o per cultura, è il luogo dell’apprendimento e dello scambio di esperienze. E’ il luogo in cui prende forma il futuro di un paese, dove si costruiscono le condizioni per superare le diseguaglianze, che ledono la libertà di tutti, che siano nati in Italia o in altre terre. Proprio per questo la Scuola della Costituzione può considerare i minori stranieri, presenti nelle scuole italiane, non un danno da limitare con il tetto del 30%, oppure una escrescenza da allontanare, come avviene nelle valli della "Padania" da parte dei sindaci leghisti, ma invece una grande risorsa per il nostro paese. Io credo che da parte della sinistra ci sia stata una pericolosa e subalterna timidezza, per non dire di peggio, nell’affrontare la questione dirimente dei nuovi diritti di cittadinanza, che possono trovare proprio nella scuola quel luogo democratico e di partecipazione in cui si costruiscono le condizioni per una politica di accoglienza e di integrazione, a partire dalle giovani generazioni.

Sarebbe davvero singolare che lasciassimo questa battaglia al Presidente della Camera che è stato, insieme a Bossi, l’ideatore ed il propugnatore della Legge che porta il loro nome. Su questo terreno dei nuovi diritti di cittadinanza dobbiamo provare a sconfiggere culturalmente, prima ancora che politicamente, il razzismo ormai debordante delle destre a traino leghista, coinvolgendo non solo i docenti, ma l’"universo scuola", a partire dagli studenti per arrivare sino alle famiglie. Ma per fare questo abbiamo bisogno di una proposta complessiva che dia senso e profondità strategica alle tante buone pratiche che quotidianamente vengono portate avanti da tanti docenti, ma che rimangono limitate all’ambito puramente locale o volontaristico se non trovano uno sbocco generale. Vorrei avanzare alle grandi e alle piccole associazioni culturali, sociali e del volontariato cristiano, alle organizzazioni sindacali e alle forze politiche della sinistra la proposta di una grande campagna per il riconoscimento, fin dalla nascita, dello Status di cittadini ai figli nati in Italia da genitori stranieri. Cominciamo da qui, ad esempio da una legge di iniziativa popolare, per avviare una vera e propria campagna per la costruzione di un nuovo diritto di cittadinanza che si basi sullo ius soli e non più sullo ius sanguinis.

Cominciamo da questi giovani che sono nati in Italia e che sono in continuo aumento. Dai dati delle Acli si ricava che sono 460.000, ben il 35% e si vedono. Sono giovani di seconda generazione, costretti a sentirsi ospiti sotto esame, figli di un dio minore, quando invece sono ragazzi che non conoscono altro paese che il nostro, parlano da sempre l’italiano, vogliono farsi una vita qui, magari migliore di quella dei loro genitori. Sono questi giovani che possono diventare il fulcro di un grande movimento per il nuovo diritto di cittadinanza. Su questo terreno ci dovremo scontrare con il testo "Norme sulla cittadinanza" uscito il 22 dicembre dalla Commissione Affari Costituzionali e che dopo le elezioni regionali verrà sicuramente ripreso. Il testo liquida ogni proposta di riconoscimento dello Status di cittadini ai figli nati in Italia da genitori stranieri. Le nuove norme peggiorano la stessa vecchia Legge Martelli perché aggiungono alla residenza legale ed ininterrotta fino al 18° anno di età: " che abbia frequentato con profitto scuole riconosciute dallo Stato Italiano almeno sino all’assolvimento del diritto/dovere all’istruzione e alla formazione"

Ciò vuol dire che non devono inciampare in bocciature, ripetenze, in ritardi, insufficienze, interruzioni varie. Altrimenti verrebbe loro negato il diritto di cittadinanza? Naturalmente queste discontinuità sono quelle che vivono gli stessi studenti autoctoni, se è vero che uno su cinque non raggiunge purtroppo il diploma di secondaria superiore. Ma come si vede il trattamento è differenziato tra studenti italiani e stranieri e questo è indice di una vera e propria discriminazione, frutto di una connessione perversa fra l’andamento scolastico e l’ottenimento della cittadinanza. Non è finita qui: per coloro che non sono nati in Italia e che non sono più in età scolare è previsto che, oltre ai soliti 10 anni di residenza legale ed ininterrotta si prevede l’obbligo di "frequentare un corso della durata di 1 anno finalizzato all’approfondimento della conoscenza della storia e della cultura italiana ed europea, dell’educazione civica e dei principi della Costituzione Italiana". Qui davvero si imbrogliano le carte: chi dovrebbe tenere questi corsi? Per quante persone l’anno? Con quali costi? Con quali risorse quando non ci sono neanche i soldi nelle scuole per la carta igienica? E poi sulla conoscenza della Costituzione Italiana ricordiamo tutti la figuraccia che hanno fatto i nostri parlamentari di fronte alle domande delle Jene.

Se vogliamo davvero sconfiggere questa cultura della paura e della discriminazione, dobbiamo far vivere la società dell’accoglienza e dei nuovi diritti di cittadinanza e allora la contrapposizione tra noi e loro, tra italiani e stranieri sarà destinata a cadere. Colorati e meticci, vecchi e nuovi cittadini, saremo tutti insieme, a partire dalle scuole, contro ogni forma di egoismo cattivo che tende a trasformarsi nella barbarie di un vero e proprio razzismo istituzionale.

 

Giansandro Barzaghi – Presidente dell’Associazione "NonUnodiMeno"