Attendiamo ancora che il ministro Gelmini rettifichi quanto affermato l’8 giugno nel corso della trasmissione di Porta a Porta, in merito al fatto che il 30% dei risparmi – che per onestà intellettuale avrebbe dovuto chiamare tagli, poiché di questo si tratta – imposti dalla manovra del 2008 (vi ricordate il famigerato articolo 64 del decreto legge 112?), resterà finalizzato a valorizzare il merito dei docenti. Il ministro ha avuto l’ardire di affermare anche che “è costato sangue salvarlo dai tagli”. A leggere e a riascoltare tale fantastico annuncio si resta veramente sbalorditi, in quanto le ragioni di tale dichiarazione possono essere solo: o la più bieca propaganda, in puro stile berlusconiano (l’asserzione convinta e ripetuta – soprattutto espressa in qualche trasmissione televisiva di successo – trasforma una “balla” in notizia vera, che si stratifica come tale nel senso comune), oppure una reale non conoscenza del significato del testo approvato dal Consiglio dei ministri. Questa ipotesi mi sembra la più plausibile, visto anche il modo “a scatola chiusa” con cui l’organismo di governo ha votato un testo che è rimasto segreto per alcuni giorni dopo la votazione.
Le agenzie di stampa uscite a seguito della trasmissione riportano che “il 30% dei risparmi ottenuti con gli interventi di razionalizzazione nella scuola resterà destinato a valorizzare il merito. Lo ha assicurato smentendo quanto affermato dal Pd e cioè che quei soldi sarebbero stati dirottati per pagare i debiti delle scuole”. "Il 30% - ha detto il ministro durante la registrazione di una puntata di Porta a Porta - resterà a disposizione per la valorizzazione del merito. Stiamo valutandone l'impiego. I risparmi - ha spiegato - matureranno dal 2012, il blocco degli scatti di anzianità durerà per tre anni, noi dobbiamo usare questo periodo per affermare il principio che gli avanzamenti di carriera non saranno più legati all'anzianità ma al merito". Il ministro Gelmini ha inoltre ammesso che nelle discussioni sui contenuti della manovra "è costato sangue tutelare quel 30%".
Per la verità, non si capisce cosa sia stato salvato, nonostante il proclamato “spargimento di sangue”, dal momento che la manovra di Tremonti (il decreto legge 78 ora all’esame del Senato) al comma 14 dell’articolo 8 prevede che “fermo quanto previsto dall’articolo 9, le risorse di cui all’articolo 64, comma 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono comunque destinate, con le stesse modalità di cui al comma 9, secondo periodo, del citato articolo 64, al settore scolastico.”
È quindi evidente che, se il testo della manovra non cambierà, la cosiddetta “premialità brunettian-gelminiana, andrà a farsi a farsi friggere. Infatti, come spiega la relazione tecnica, le risorse saranno impiegate per fare fronte a varie esigenze delle istituzioni scolastiche nel triennio 2010-2012, durante il quale vige il blocco della contrattazione (comma 17 dell’art. 9 della manovra).
Questa finalità, contrariamente a quanto affermato dalla Gelmini, risulta dall’interpretazione del comma 14 dell’articolo 8 data dalla stampa specializzata, dall’Ufficio Studi del Senato, dal Relatore di maggioranza in VII Commissione, il sen. Possa e, da ultimo, dal presidente della Corte di Conti, Tullio Lazzaro, ascoltato il 10 giugno scorso in commissione Bilancio del Senato. Insomma, una interpretazione univoca contro quella isolata della Gelmini.
Ma a ben spigolare tra le parole reticenti del ministro si coglie l’affermazione che farebbe partire la maturazione di tali risparmi dal 2012. Si tratta di una novità rilevante, che dovrebbe essere ulteriormente precisata in quanto riguarda l’ipotesi che il 30% dei 3.188 milioni di euro tagliati a decorrere dall'anno 2012 sia utilizzata indefinitamente per la suddetta premialità. Sarebbe una buona notizia, se non fosse che fino a tutto il 2013 vige quanto stabilito dal comma 1 dell’articolo 9 della manovra in materia di blocco delle retribuzioni al livello raggiunto nel 2010!
Probabilmente tale ipotesi non risulta condivisa dal Ministro Tremonti perché l’art.64 della legge 133/08 non la prevedeva. In ogni caso è augurabile che per quell’epoca personaggi come la Gelmini non debbano più apparire sulla scena politica del Paese.
Manuela Ghizzoni

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