25 maggio 2010, dice Berlusconi: “La manovra non colpirà né la sanità, né la scuola, né l’università”.
27 maggio 2010. Berlusconi e Tremonti illustrano la manovra finanziaria che prevede di far ricadere su scuola università e ricerca circa 1/5 dei costi complessivi ( 4-5 miliardi su un totale di 24!) della manovra del governo!
Ecco come.
CINQUEMILA EURO IN MENO. Il blocco dei contratti e dell’anzianità, le restrizioni sulla “liquidazione” per 3.500.000 lavoratori del pubblico impiego di cui 1.250.000 occupati in scuola, università e ricerca. Per gli 800.000 insegnanti della scuola si verificherà una perdita economica variante da un massimo di 5000 a un minimo di 3500 euro in un triennio. Pesanti saranno gli effetti anche sul piano previdenziale. Tutto ciò mentre, secondo le stime OCSE, un insegnante italiano delle superiori percepisce 40 euro lordi l’ora a fronte di una media Ocse di 46 ed ha una progressione stipendiale (da inizio a fine carriera) di 1,47. media Ocse 1,69.
Gettito previsto da questa parte della manovra: 5,3 miliardi, di cui almeno 2 gravano su scuola università e ricerca.
PRECARI, 50.000 “LICENZIATI”. Per i lavoratori precari si prevede il blocco del turn over e la riduzione del 50% della spesa sull’anno precedente. Si stimano in quasi 30.000 i precari “licenziati” nell’università e nella ricerca. Per la scuola si prevedono 20.000 “licenziamenti che andranno ad aggiungersi ai 26.000 dell’anno precedente in base alla legge133 sui tagli del luglio 2008. Il danno sarà ancora peggiore se anche alla scuola verrà applicato il blocco del turn over.
REGIONI E ENTI LOCALI, MENO 14 MILIARDI. I tagli alle regioni e agli enti locali avranno effetti pesantissimi sulle scuole, impegnando essi consistenti quote di bilancio sul capitolo scuola (le province il 20%), avendo competenza diretta su materie specifiche (per es.: il diritto allo studio, l’edilizia scolastica, finanziamenti delle scuole per servizi e progetti, trasporti, mense,ecc.) e titolarità diretta da parte degli enti locali sul 25% delle scuola dell’infanzia presenti sul territorio nazionale.
Gettito previsto: 14 miliardi di cui almeno 3 ricadranno sulla scuola.
Tagli mortali per scuola e l’università pubbliche. Essi vanno ad aggiungersi a quelli terribili della legge 133/2008 che riduceva del 25% le risorse statali per l’istruzione (12 miliardi in quattro anni). Tagli che confermano la volontà politica del governo di descolarizzare il Paese abrogando il diritto all’istruzione per tutti e facendo della stessa un privilegio per minoranze ricche e acculturate. Una sovversione del dettato costituzionale, l’oscuramento del futuro per le giovani generazioni e per l’intero Paese.
“Meno stato” = “Basta stato sociale”. L’attacco pesantissimo al diritto di istruzione per tutti non casualmente si colloca nel contesto di iniquità e di volontà di smantellamento dello stato sociale (la parola d’ordine è “meno stato”!) che caratterizza questa manovra, la carica di drammatici significati per il presente e il futuro del Paese e colpisce i diritti e le condizioni materiali di vita della grande maggioranza dei cittadini, lasciando intatti i privilegi, premiando speculatori e grandi ricchezze, che nulla pagano, anzi molto guadagnano dalla crisi economica.
Quattordici miliardi di tagli a regioni ed enti locali significa, come conferma uno studio della Cgia di Mestre, meno risorse per le scuola, per i trasporti pubblici (7% dei bilanci regionali), per la gestione dei rifiuti (20% della spesa dei comuni), il welfare locale (13% del budget di tutti gli enti locali). Regioni ed enti locali dovranno reperire nuove risorse direttamente dalle tasche dei cittadini aumentando tariffe e rette, incrementando le tassazioni Irpef, oppure dovranno persino rinunciare ai servizi, esternalizzarli, privatizzarli.
E’ difficile quantificare il costo di tutto ciò per i cittadini e per il Paese in quanto lo sfacelo andrà ben oltre il semplice costo economico immediato. E tuttavia si può con certezza affermare che il costo monetario immediato per i cittadini è di 14 miliardi che peseranno anzitutto sui bilanci dei sei milioni di famiglie povere, dei disoccupati, dei venti milioni di lavoratori, pochissimo sui più abbienti, assolutamente nulla sui ricchissimi.
Il blocco e il rinvio dei pensionamenti per moltissimi e l’accelerazione dell’elevamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne rientrano in questo quadro.
E tuttavia la manovra di 24 miliardi può essere realizzata con modalità esattamente opposte, tutelando i redditi da lavoro, non colpendo il fondamentale diritto all’istruzione, salvaguardando lo stato sociale. Può essere realizzata, cioè secondo gli elementari criteri di equità e giustizia sociale cui dovrebbe ispirarsi qualsiasi tipo di governo che ha giurato sulla Costituzione italiana.
IL 10% DEI CITTADINI POSSIEDE IL 50% DELLA RICCHEZZA NAZIONALE: LI’ VANNO PRELEVATE LE RISORSE PER LA MANOVRA ECONOMICA. E’ in questa direzione che la manovra economica deve essere piegata, o meglio capovolta.
Con tre provvedimenti facilmente realizzabili.
A) Tassare almeno di un ulteriore 5% i capitali di coloro che avendoli illegalmente esportati all’estero con grave danno per tutta la comunità, hanno potuto rimpatriarli e ripulirli alcuni mesi fa a costi irrisori grazie allo scudo fiscale. Il prelievo sarebbe possibile con un semplice “automatismo” visto che gli elenchi nominativi sono noti sicuramente alle banche. B) Elevare la tassazione delle rendite finanziarie ( di cui sono titolari in primo luogo grandi gruppi e grandi speculatori finanziari corresponsabili se non artefici della crisi attuale!) dal 12,5% attuale al 20%. Nella consapevolezza che la tassazione di uno stipendio da lavoro di 1300 euro è del 25% e che in tutti i paesi europei le rendite finanziarie sono tassate al 19-20%! C) Tassare le rendite e le grandi ricchezze del 10% di ricchissimi che possiede il 50% della ricchezza nazionale.
Si tratterebbe finalmente di fatti e non di demagogici proclami contro l’evasione fiscale!
Questi tre provvedimenti produrrebbero entrate tra i 15 e i 20 miliardi sul totale di 24 della manovra. L’entrata di risorse sarebbe ancora maggiore se, come doveroso, si rinunciasse ad inviare altri mille soldati in Afghanistan e si ritirassero quelli ivi presenti.
L’importo mancante per completare la manovra finanziaria dovrebbe essere coperto dal restante novanta per cento dei cittadini, proporzionalmente ai loro redditi.
TALIS FILIUS. Un’operazione di giustizia che dovrebbe essere normale in ogni paese normale, anche se non comunista. E così anziché sacrificare il diritto all’istruzione per tutti, chiudere le scuole dell’infanzia, rischiare disastri ambientali, compromettere lo stato sociale, ridurre i salari, ritardare le pensione a chi da quarant’anni onestamente lavora, i grandi sacrifici potrebbero essere quelli di chi, come Berlusconi junior, rinuncia a qualche metro della sua barca da 37 metri del valore di 18 milioni varata il 27 maggio, lo stesso giorno in cui il senior annunciava la manovra dei sacrifici per tutti… Talis filius.
Contro questa manovra la CGIL ha indetto una grande manifestazione nazionale di tutto il pubblico impiego per sabato 12 e si accinge ad indire uno sciopero generale, le Rdb e Cobas si mobilitano per il 5 giugno. Si tratta di risposte di importanza straordinaria per il successo di una battaglia che deve coinvolgere tutta la società a partire dal mondo del lavoro, dalla scuola, dall’università e dalla ricerca. Il sapere è il diritto più colpito in questa e nelle precedenti manovre finanziarie, nelle persone degli insegnanti, docenti e lavoratori, nei milioni di bambini e giovani che non potranno fruire di un’istruzione qualificata. E’ la scelta necessaria per chi vuole realizzare la società della disuguaglianza e senza democrazia: una società possibile solo se basata sull’ignoranza di massa.
Ma la grande battaglia che si condurrà nel Paese non potrà avere successo se non avrà un corrispettivo parlamentare. Le forze politiche dell’opposizione parlamentare sono dunque chiamate a questa straordinaria responsabilità. L’appello, l’auspicio e la fiducia è che esse vi assolvano nel modo più determinato, intransigente e coerente.
P. S. Hanno utilizzato la foglia di fico di provvedimenti demagogici e populisti per coprire la vergogna e l’iniquità di questa manovra: la riduzione delle retribuzioni di magistrati, manager di stato, dei parlamentari. Si faccia, si faccia ancora di più ma chiarendo che questi provvedimenti non influiscono sulla manovra economica neppure in modo infinitesimale!
Piergiorgio Bergonzi (resp. Naz. Scuola PdCI-Federazione della Sinistra)
28, maggio, 2010

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