Una lettera, scritta da Giorgio Pecorini, ha introdotto il filmato “Scrittori non si nasce”.
“Scrittori non si nasce” è la sesta puntata della trasmissione prodotta dalla televisione della Svizzera Italiana nel 1979, realizzata dallo stesso Pecorini e da Tullio de Mauro. Con l’inizio della proiezione siamo entrati nel vivo del convegno perché questo è stato senz’altro il documento più interessante Si tratta di un documento raro, veritiero, che presenta in modo chiaro e molto preciso il messaggio di Don Milani.
La scuola fondata da Don Milani si trova a Barbiana, un piccolo “paese” formato da una chiesa e da poche case sparse per i monti; non c’era nessuna strada che portava in questo paese privo di luce e acqua. I ragazzi per raggiungere la scuola, prendevano con sé una torcia, degli stivali di plastica e percorrevano anche per ore sentieri non asfaltati e pieni di pericoli.
Nella scuola di Barbiana durata per 13 anni, fino al 28 giugno 1967 alla morte del priore, c’erano all’incirca 29 alunni e 23 insegnanti.
I ragazzi più grandi della scuola infatti insegnavano a quelli più piccoli e insieme imparavano e scoprivano la verità, perché l’adulto non è chi è maggiorenne, ma è colui che porta argomenti validi nelle discussioni .
Nella scuola di don Milani non c’erano voti, né pagelle, né bocciature, ma soltanto ragazzi appassionati e affezionati del sapere; perché l’obbiettivo del priore era quello di eliminare le differenze tra i futuri cittadini nel possesso degli strumenti fondamentali per affermare se stessi .
La sua idea di scuola era nata in contrapposizione a quella su cui si fondava la scuola ufficiale che selezionava pesantemente; ma secondo don Dilani, una scuola che elimina gli studenti fa sì che la cultura diminuisca.
A Barbiana le materie scolastiche erano quelle utili per la vita; come le lingue che sono nate dai poveri, ma che i ricchi hanno cristallizzato.
Secondo Don Milani le lingue sono molto importanti perché se i poveri le conoscono, riescono a intendersi e a organizzarsi tra loro. Solo la lingua rende tutti uguali.
Il priore per portare la parola di Dio ai poveri aveva bisogno che essi riuscissero ad intendere le parole e quello che Lui comunica; per questo si sostituì allo Stato per abbattere l’ignoranza e per dare dignità all’uomo.
La sua scuola, nonostante fosse tenuta da un priore, era laica ed era una scuola privata di formazione civile e soprattutto un punto di riferimento.
Don Milani ritiene che le difficoltà che i ragazzi incontrano nella loro vita sia un problema sociale e non soltanto religioso.
Infine il priore sostiene che la teoria del genio non esiste, perché l’arte si insegna e si impara e i ricchi devono uscire dalla loro sfera di cristallo per imparare con i poveri.
