Le scintille dei giorni scorsi tra gran parte dei Dirigenti scolastici e il Ministro Gelmini –diffusamente nota, tra chi la conosce bene, come “la cosiddetta”, per ragioni da capire (solo amore, o anche apprezzamento? Mah – sono diventate ormai un evento che ha interessato l’intero mondo della stampa e della televisione.
L’antefatto è noto: un folto gruppo di Dirigenti di scuole aderenti all’ASAL (Associazione scuole autonome del Lazio) si permettono nientemeno di inviare alle famiglie una comunicazione sullo stato di grave sofferenza finanziaria dei loro Istituti (mancanza di risorse per le spese di funzionamento ordinario, per pagare i supplenti, per programmare i recuperi e robette analoghe).
Il ministro, che sa tutto di suo (forse non conoscerà i problemi finanziari delle scuole, ma conosce, in compenso, tutti - o quasi - i tagli che Tremonti decide, previa consultazione con se medesimo), decide l’affondo contro costoro che, diciamocela tutta, chissà chi credono essere.
E, ovviamente, viene giù dura.
“Chi non sa dirigere, cambi mestiere… Deve finire, da parte di tanti dirigenti scolastici, l’abitudine a fare politica, a scaricare sul ministro le responsabilità ….”. E il tutto a ripetizione e col tono da impressionarsi, volendo.
Sappiamo che la ministra non è nuova a queste opportune sortite. Già vi si era esercitata qualche mese fa. Ma questa volta l’affondo è stato più netto e circostanziato, perché ha finalmente scoperto i sobillatori; che sono, come è risaputo, i presidi comunisti della CGIL (lei veramente lo sapeva già di suo, ché glielo aveva detto in segreto Berlusconi, l’indomito statista di Arcore e Brianza, con cui si parla spesso).
Nessuno negherà – penso e spero, altrimenti non c’è più religione – che il Ministro ha ragione da vendere contro i circa 300 presidi del Lazio (e a maggior ragione contro i DS iscritti CGIL) che si sono permessi di ricordarle che le loro casse piangono e così le scuole. Vergogna!
Giusta perciò la sua risposta:
“Che ognuno pensi ai suoi di problemi. Che s’adoperi!” - va giù sparata. “Le private. Chi pensa alle private? Con la Curia che telefona almeno due volte al giorno? E Formigoni? Che mi vuol togliere il dicastero? E non dico altro. Altro che pensieri!”.
Si può darle torto? Meschina! Ed è per questo che ormai me ne invento una al giorno, come tanti altri colleghi, per “adoperarmi”. Tre settimane fa, ad esempio, quando ho visto che non avevo più soldi per pagare il supplente di matematica e i docenti dei corsi di recupero, ho fatto una cosa semplicissima. Anziché interpellare il ministro, ho cercato di coinvolgere il mio fruttivendolo di quartiere. Niente. Ha chiamato, pensate, il vigile di zona – l’ingrato! - che gli ha dato perfino ragione. Ma si può. Sono suo cliente da dieci anni. Questo per dire.
La ministra però – questo è un rilievo che desidero comunque farle - fa presto a dire: “Non scaricate su di me, facendo chiaramente capire di scaricate altrove. Ma come si fa? Chi investiamo allora dei nostri problemi? Tremonti? Che attraversa una fase mistica, tutto preso com’è dalle sue meditazioni neoetiche sulla crisi? Proprio no. E chi altri? Berlusconi? Men che meno, preoccupato più che mai in questo periodo, chè non può fare karaoche con Noemi. Pensate come siamo messi.
Quanto poi alla evidente tendenza di tanti presidi a far politica, il ministro fa bene a considerarlo un nervo scoperto. Io per esempio, lo confesso, ne sono tentato spesso, un po’ per vezzo e un po’ per vocazione. Ma, siccome convengo con la ministra, quando vado in giro, ho imparato ad usare solo espressioni visibilmente responsabili ed edificanti.
Per esempio, l’altro giorno, in una classe ho parlato con ammirazione, a proposito di botanica, delle 100 varietà di piante grasse che l’indomito statista nostro Premier sceglie di persona per i suoi giardini. Esattamente come le ragazze che ospita nelle sue case aperte sul mare perché ha buon cuore. Come sanno tutti gli italiani.
Le classi hanno apprezzato ed anche il ministro sarebbe stato orgoglioso di me (Quasi quasi le mando un’e-mail o un sms per informarla).
Ma l’affermazione che più ho condiviso delle sue esternazioni è quella dell’incipit: “Chi non sa dirigere cambi mestiere”. Che però sembra si tratti di frase pensata e indirizzata proprio a lei da quel geniaccio del “pensar basso” che è Brunetta. Quando uno dice: l’amore.
Però, sia che sia, sia che non sia, è la Ministra stessa, secondo fonti abbastanza accreditate, ad avere, proprio come noi, la percezione che farebbe bene a cambiare mestiere, visti i risultati che non si vedono nelle cose che contano.
Il suo problema però, dopo un anno al ministero, è piuttosto complicato: quale altro mestiere può fare? Mah!
Noi, di nostro, interessati come siamo, potremmo, proprio per darle una mano, parlarne in giro e organizzare addirittura una compatta manifestazione in suo favore. Chissà che qualcuno, ammirato di fronte alla sicura riuscita, prenda a cuore il suo caso. Con reciproca soddisfazione.
