Il ruolo (in pratica il posto fisso e la relativa retribuzione) anche per gli insegnanti di religione cattolica. Lo stabilisce un disegno di legge appena varato alla camera con una maggioranza anomala (l’Ulivo si è spaccato, Margherita e Udeur hanno votato sì).
Ma davvero posto fisso? Dipende dall’autorità diocesana dell’insegnante che anche in questo caso resta titolare indiscusso delle nomine. Senza graduatoria di un qualche merito professionale, anche senza laurea. E se un docente non corrisponde più ai desiderata curiali? Non potrà più continuare a svolgere la sua funzione. E se vanno in esubero? Potrebbero però passare a insegnare altro, con una procedura tutta speciale, certo a scapito di chi aspira senza essere docente di religione a far carriera nella scuola.
Il provvedimento, come si poteva prevedere, è già al centro di infuocate polemiche. Soddisfatta la Cisl scuola, di fatto il sindacato a cui aderisce la stragrande maggioranza di questi docenti), scatenate sinistre e Cgil scuola.
“Un provvedimento frutto di una scelta esclusivamente ideologica. – ha commentato Enrico Panini, segretario nazionale della Cgil - Con questa decisione si stravolgono le regole che governano il mercato del lavoro nella scuola, considerato che si riconosce come requisito unico l’idoneità rilasciata dall’ordinario diocesano”.
Interessati al provvedimento 20 mila docenti, l’impegno finanziario per pagarli non si sa quando potrà essere onorato.