I nodi della scuola italiana stanno venendo al pettine. La Finanziaria tuttora in discussione non piace nemmeno al ministro Letizia Moratti che sta combattendo una strenua battaglia per evitare la bancarotta di tutti i suoi progetti di rinnovamento e di sviluppo del sistema formativo nazionale.
Prima di tutto per fronteggiare il rinnovo del contratto di lavoro di docenti e non docenti. La trattativa è entrata in una fase assai critica, sono state persino ritirate le delegazioni sindacali che partecipavano ai “tavoli tecnici”, impossibile impostare un discorso in mancanza di un impegno di spesa che nessuno sa assumersi. Che fine hanno fatto le promesse di “stipendi europei”? Pare non ci siano i soldi nemmeno per recuperare l’inflazione. Così Cgil, Cisl, Uil e Snals hanno già dichiarato lo stato di agitazione: in settimana si cercherà di evitare lo sciopero anche attraverso un nuovo confronto con lo stesso ministro. Ma una cosa è chiara: sotto l’albero per la scuola ci sarà solo carbone.
La situazione è talmente critica che nemmeno i dirigenti scolastici che pur hanno già in tasca un impegno contrattuale riescono a farselo pagare. Anche loro sono in rivolta e hanno indetto una settimana di mobilitazione.
Eppure quando conviene (da un punto di vista politico) i soldi si trovano: sono stati messi a disposizione oltre 5 milioni di euro da distribuire alle scuole paritarie, si appesantisce l’impegno economico con l’immissione in ruolo degli insegnanti di religione, non ci sono problemi per finanziare la sperimentazione della riforma dei cicli che, guarda caso, coinvolge in buona parte istituti privati.
Una politica strabica, insomma, che vede con occhio di particolare riguardo tutto ciò che esula dalla scuola statale, ossia da oltre il 90 per cento dell’intero servizio pubblico nazionale.
Viene spontanea una domanda: come si può pensare di affrontare in queste condizioni quel programma di riforme annunciate? Al di là delle obiezioni di merito che da ogni parte vengono sollevate sulle caratteristiche di queste innovazioni, come si può pensare a un rinnovamento vero deprimendo ogni giorno più chi fa la scuola?
Siamo certi che questa non è la situazione che il ministro Letizia Moratti avrebbe voluto gestire. Sappiamo dei suoi tentativi per indurre il collega Tremonti a una diversa attenzione verso i problemi della formazione. Finora però i risultati le danno torto. Così non si rinnova la scuola. Così la scuola si sfascia.
