OSSERVAZIONI E RIFLESSIONI SUI REGOLAMENTI
PER IL RIORDINO DELLA SCUOLA SECONDARIA SUPERIORE
L’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici già espresse una serie di riflessioni durante il Forum del 4 giugno ’09. In questo documento si intende riprendere tali osservazioni e completarle anche seguito dell’intervenuta approvazione dello Schema di Regolamento sui Licei e sui CPIA da parte del Consiglio dei Ministri del 12 giugno ’09.
Le Associazioni presenti all’incontro espressero il loro rammarico per una convocazione giunta dopo moltissimo tempo dall’ultimo incontro del Forum e soprattutto ancora in assenza di un riconoscimento formale del ruolo del Forum stesso. Tale riconoscimento, al di là dell’aspetto formale, dovrebbe definire modalità e tempi per poter diventare luogo di confronto reale e propositivo.
L’incontro del 4 giugno è stato comunque molto positivo e interessante soprattutto per l’apporto della dr.ssa Nardiello che illustrò in modo analitico e completo il contesto in cui si è inserito il disegno sull’Istruzione tecnica e professionale, ne esplicitò obiettivi e percorsi di realizzazione. L’Andis ha accolto molto favorevolmente l’impegno a mantenere aperto il confronto con le Associazioni in merito alle sperimentazioni che avverranno in alcune scuole sul versante della definizione dei risultati di apprendimento e sull’applicazione della normativa, in particolare sul documento di descrizione di conoscenze, abilità e competenze che riguarderà l’Istruzione Tecnica, l’Istruzione Professionale e anche i Licei. Per quanto riguarda l’introduzione di scienze integrate, è positiva la proposta di individuare percorsi di confronto con le associazioni per la definizione e la condivisione di proposte teoriche e operative.
Sul Regolamento degli Istituti Tecnici e Professionali
a) Si valuta positivamente il superamento della polverizzazione del sistema. Resta il pericolo della gerarchizzazione tra gli indirizzi, di cui il progressivo aumento delle iscrizioni ai licei e la stessa licealizzazione degli istituti tecnici sono solo gli esempi più evidenti. E’ inoltre assolutamente necessario che i repertori nazionali sulla cui base si esercita la flessibilità dei sub-indirizzi sia periodicamente aggiornato, con il contributo delle scuole e delle loro associazioni.
b) La centratura sull’apprendimento è un elemento fortemente innovativo, in particolare per la scuola secondaria superiore, così come la laboratorietà della didattica e la flessibilità dei percorsi. Per realizzare davvero quanto auspicato è necessario investire sulla formazione del personale, sulla flessibilità delle risorse (al di là dei vincoli sulla costituzione delle cattedre) e, soprattutto, su un organico certo e adeguato alle proposte formative delle scuole. Su questo piano, ad esempio, un conto è riorganizzare i compiti degli insegnanti tecnico-pratici, che debbono garantire la piena funzionalità, agibilità e sicurezza dei laboratori, altro la riduzione tout court di questo personale.
c) Anche la decisione di applicare la riduzione dell’orario, e quindi dei docenti, a tutte le classi, salvo la quinta, a partire dall’a.s. 2010-2011, è la grave conseguenza di scelte dettate unicamente da necessità di carattere economico, senza considerare i contratti formativi definiti con le famiglie all’atto dell’iscrizione. Anche la scelta – in sé positiva – di garantire una durata effettiva dell’unità oraria a 60 minuti lasciando quindi invariato il monte-ore degli studenti dovrà misurarsi con la programmazione dei servizi territoriali.
d) È chiaro che tutto ciò si inscrive nella logica attuazione dell’Art. 64 della L. 133, richiamato da più parti nel Regolamento con la dicitura “senza maggiori oneri da parte dello Stato”. Ma per poter progettare percorsi opzionali, non facoltativi, è indispensabile avere le necessarie risorse, così come per attivare i Comitati Tecnico-Scientifici (CTS) e per garantire i nuovi ambiti di progettazione, i Dipartimenti.
Una scuola tecnica capace di rispondere alle esigenze del sistema-paese, fondata su una didattica laboratoriale, , per le relazioni, per la strumentazione: non è una giaculatoria ma una necessità assoluta, cui si può provvedere assegnando anche solo una quota-parte dei risparmi conseguiti. Le strade l’utilizzo di tali risorse possono poi essere le più diverse, a seconda delle specifiche esigenze dei territori, da forme di organico funzionale a riconoscimento di incarichi aggiuntivi, ma il punto nodale è che debbono essere disponibili, pena la riduzione di tutta l’operazione a pura cosmesi nominalistica, che i settori più conservatori degli operatori e dell’opinione pubblica sapranno metabolizzare come tante altre volte avvenuto in passato.
e) La definizione di strumenti organizzativi interni alla scuola, quali i dipartimenti e gli uffici tecnici, è un elemento necessario per un’evoluzione in senso coooperativo della progettazione dei docenti, che dovranno superare una visione centrata sulla propria disciplina. Essa dovrà evitare norme troppo rigide, tali da limitare l’autonomia scolastica, ma al tempo stesso deve fondarsi sul superamento di una visione dell’insegnamento incentrata solo sull’orario di lezione, comportando, tempi e carichi di lavoro che non possono non trovare una definizione anche nel contratto di lavoro.
f) La definizione delle opzionalità e della flessibilità va sottratta alla competenza esclusiva del Collegio Docenti e va attribuita al Consiglio d’Istituto, fermo restando il parere obbligatorio, ma non vincolante, del Collegio. Va poi ribadito che 12 materie per anno sono ancora e sempre troppe. La possibile realizzazione di questa importante e necessaria innovazione sarà difficile se non impossibile, ove si consideri che il suo successo richiede flessibilità organizzativa nella formazione delle classi (per esempio, attraverso il ricorso a classi articolate) e la previsione di un organico funzionale, di cui non si parla nemmeno più.
g) Coordinare l’Istruzione e la Formazione Professionale significa in primo luogo delimitarne i confini in termini di esiti di apprendimento: un lavoro complesso che non ha ancora trovato specifici ambiti di discussione e che andrebbe fatto chiamando le scuole e le Regioni a dare il contributo della loro esperienza. Lo stesso, per la verità, andrebbe fatto anche nei rapporti tra tecnici professionali di stato. In ogni caso, va garantita la possibilità di passaggi reali tra l’una e l’altra sulla base di certificazioni trasparenti e sulla base di un continuo controllo della corrispondenza con le esigenze del mercato del lavoro. La recente Intesa tra Miur e Regione Lombardia può essere utilizzata come un importante Osservatorio sperimentale, anche per la definizione dei profili finali e delle certificazioni delle competenze.
Sul Regolamento dei Licei
A differenza di una certa aria di novità che, nonostante aspetti ancora da definire e percorsi da realizzare, permea il disegno sui Tecnici e i Professionali, questa proposta appare volta alla conservazione di una scuola che separa il teorico dal pratico, come se si trattasse ancora di separare modelli del sapere e della costruzione delle conoscenze.
In generale si rileva
o La possibilità di moltiplicare indirizzi e diversificare i piani di studi consente, di fatto, di continuare ad avere una grande molteplicità di proposte. Tale possibilità, che va nella direzione del riconoscimento dell’autonomia scolastica e della progettualità territoriale, va coniugata con la definizione di alcuni vincoli, per evitare il ritorno a quella frammentazione del sistema che il riordino si propone di superare.
o La diminuzione del tempo scuola e, soprattutto, una concezione meramente teorica dello studio, è in stridente contrasto con gli obiettivi di Lisbona e le esigenze del mondo del lavoro, che dovrebbero valere anche per i licei
o L’impossibilità di sostituire le sperimentazioni (a vocazione territoriale e/o di orientamento, come ad esempio il Piano nazionale di Informatica) con la quota di curricolo riservata alle scuole autonome, in quanto la rigidità della definizione degli organici, di fatto, impedisce l’applicazione di tale possibilità. I nuovi licei – soprattutto se letti insieme alle ipotesi di Indicazioni nazionali – di fatto negano qualsiasi modernità e adesione all’assetto dei saperi del XXI secolo. Nell’istruzione umanistica si ignorano tutte le attuali ipotesi di approccio alla classicità ed alla storia del pensiero.
o Non si trovano punti di contatto e di integrazione nelle proposte relative al biennio, come se l’innalzamento dell’obbligo ai 16 anni fosse solo un problema di tecnici e dei professionali. Mancano, ovviamente non negli indirizzi od opzioni “dedicati”, spazi obbligatori per le scienze sociali e per la cultura informatica, centrali in una formazione moderna. Tale mancanza è comprensibile solo in una logica di tagli dell’offerta formativa; e quindi del risparmio a tutti i costi. 27 ore nel biennio! Contro le 32 dei Tecnici e dei Professionali. Tra il 15 e il 20% in meno di offerta formativa.
I cinque punti di novità prospettati dal Ministero e le considerazioni dell’ANDIS
„h fornire maggiore sistematicità e rigore e coniugare tradizione e innovazione
o si concorda sulla necessità di sistematicità e rigore, ma questo non è un problema di assetto dei licei quanto di organizzazione interna dei curricola. Da questo punto di vista è necessario che le Indicazioni Nazionali siano riviste sia sotto il profilo delle scelte contenutistiche che dello strozzamento all’autonomia delle singole scuole. La sistematicità e il rigore, infatti, si costruiscono solo all’interno di un discorso di LEP e di standard.
„h razionalizzare i piani di studio, privilegiando la qualità e l’approfondimento delle materie di studio
o sembra in contraddizione con la diminuzione del tempo-scuola e la permanenza di atipicità tipicamente italiane (ad. es. Storia dell’Arte al Liceo Classico con meno ore di Educazione Fisica).
„h Si condivide pienamente la necessità di caratterizzare ciascun percorso liceale
„h riconoscere ampio spazio all’autonomia delle istituzioni scolastiche
o L’autonomia scolastica si nutre di sperimentazione didattica, flessibilità organizzativa, disponibilità di risorse e discrezionalità nel loro uso. La tendenza di questo regolamento pare andare in senso opposto.
„h consentire una più ampia personalizzazione, grazie a quadri orari ridotti che danno allo studente la possibilità di approfondire e recuperare le mancanze
o La personalizzazione è cosa diversa dall’individualizzazione. Il problema non si risolve in un quadro di offerta di opzioni di studio ma di opzioni di metodo.
Alcune questioni sui singoli Licei
Liceo artistico e Liceo Coreutico
Le scelte strutturali in merito a questi licei sono condivisibili. La nota positiva è soprattutto la presenza, finalmente, di un liceo musicale. Il problema, ora, sarà mettere mano alla riforma dei Conservatori, ridotti all’impotenza artistica ed al feudalesimo impiegatizio dell’ultima riforma. Un patrimonio unico, quello italiano che, con l’occasione del raccordo con il liceo musicale, potrebbe essere la base per un ripensamento delle proposte formative.
Il problema per entrambi i Licei sarà quello delle risorse messe a disposizione per uno studio che dovrà essere prioritariamente laboratoriale e di sperimentazione. Al fine di evitare una concezione ingessata e scolastica dell’arte, questi licei sono chiamati ad essere, ad un tempo, scuola di trasmissione di conoscenze e spazio euristico, di sperimentazione dei propri talenti e di approccio alle tecniche. C’è bisogno di spazi progettuali e di investimento per evitare che restino solo una bella idea, visto anche il loro possibile influsso sul futuro artistico italiano.
Liceo classico
Il Ministero, giustamente, afferma che con la riforma sarà finalmente introdotto l’insegnamento di una lingua straniera per l’intero quinquennio. Sarebbe bene però ricordare che ormai erano ben poche le sezione di Liceo Classico senza lo studio quinquennale dell’Inglese e tutte per lo più concentrate negli istituti più tradizionalisti e meno dinamici, molti anzi offrivano anche una seconda lingua senza riduzione di ore delle altre discipline.
Liceo scientifico
L’adozione dell’opzione “Liceo Scientifico Tecnologico” (LST) del Liceo Scientifico, così come quella “Economico Sociale” (ES) delle Scienze Umane sembra essere prima di tutto la risposta alle numerose richieste di conservare il “Liceo Tecnologico” degli ITIS così come l’indirizzo ERICA degli ITC. Ma essa, pur certamente positiva in questo senso, finisce con l’aggravare la fisionomia arcaica del liceo scientifico “normale”, dove proprio la cultura scientifica, nonostante le enunciazioni, ministeriali, si presenta ancora ancillare e frammentata. A questo si aggiunge che l’accorpamento delle classi di concorso si sta risolvendo senza vere modifiche; ciò determinerà il proseguire della confusione in merito alle classi di Matematica, Fisica, ecc.
Liceo linguistico
“Il liceo linguistico prevederà l’insegnamento di 3 lingue straniere. Dalla terza liceo un insegnamento non linguistico sarà impartito in lingua straniera e dalla quarta liceo un secondo insegnamento sarà impartito in lingua straniera.”
Si è molto d’accordo sulla proposta che, peraltro, dovrebbe essere estesa a molti altri indirizzi delle scuole superiori. Il problema è relativo alle modalità di applicazione di tale innovazione: come si svolgerà l’insegnamento delle discipline non linguistiche in lingua straniera? Quali docenti dovranno occuparsi di tali insegnamenti? Con quale formazione?.
Liceo delle scienze umane.
Sono ancora poco chiare le modalità di articolazione degli orari, ma nel complesso questo liceo sembra segnare la ricomparsa, con pochi adattamenti, del vecchio istituto magistrale. Non è accolto nessuno degli elementi di novità che pur provenivano da una sperimentazione che da lunga data riuniva alcuni licei in coordinamenti che hanno prodotto materiali ricchi e interessanti.
Regolamento sui CPIA
Su questo importante segmento scolastico, decisivo se davvero si intende realizzare la “formazione per tutta la vita”, esplicitiamo solo alcune questioni che riteniamo decisive per il futuro del paese. La decisione di escludere i corsi di italiano per stranieri dall’utenza valida per la costituzione del CPIA, equivale a dichiarare la fine di ogni seria politica di integrazione, che non può essere perseguita se non si attivano percorsi modulari e flessibili di istruzione e formazione degli adulti. Le linee generali stabilite dal Regolamento sono chiare: tali istituti rilasceranno titoli di studio e non più attestati di vario genere. Anche lo straniero che va ad alfabetizzarsi in Italiano L2 lo potrà fare in questo ambito solo se risulterà iscritto a un corso per l’ottenimento del titolo di studio conclusivo del primo ciclo (cioè ad un corso di 600 ore di cui 200 di italiano).
Su questo piano il primo e fondamentale punto da chiarire riguarda l’art. 9, in merito alla determinazione degli organici, in combinato disposto con il primo comma dell’art. 4.
Più precisamente, l’organico è definito sulla base della “serie storica degli alunni scrutinati , di quelli ammessi agli esami finali, nonché di quelli che hanno conseguito una certificazione relativa ai livelli di cui all’art. 4”.
I livelli sono:
a) I livello: percorsi di istruzione finalizzati al conseguimento del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione e della certificazione riguardanti all’acquisizione dei saperi e delle competenze relative all’obbligo di istruzione di cui agli allegati 1) e 2) al regolamento emanato con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca (ex Ministro della pubblica istruzione) 22 agosto 2007, n. 139. In questo ambito sono ricondotti anche i corsi di alfabetizzazione in lingua italiana destinati agli adulti stranieri.
b) II livello: percorsi di istruzione finalizzati al conseguimento del diploma di istruzione tecnica, professionale e artistica.
Ciò è chiaro rispetto a quello che accadrà d’ora in avanti: i corsi di alfabetizzazione saranno un segmento di quelli per il conseguimento del titolo di studio. Non condividiamo l’impostazione, ma è impellente la soluzione al quesito: nell’analisi della serie storica di certificazioni ai fini della determinazione dell’organico, se ne tiene conto oppure no?
Se la risposta dovesse essere no, non si capirebbe la ragione dell’aggiunta nonché di quelli che hanno conseguito una certificazione relativa ai livelli di cui all’art. 4, dovendo riferirsi solo ai titoli di studio (scrutinati e terza media).
Stiamo parlando di migliaia di studenti e quindi di centinaia di posti in organico!
Se invece così non fosse, allora le dimensioni dei CPIA sarebbero tali da renderli del tutto insostenibili ( in Lombardia in tutto 10-11 CPIA)
Il secondo punto non chiaro è la relazione tra il secondo periodo didattico del livello a), finalizzato all’acquisizione dei saperi e delle competenze relative al 9° e 10° anno dell’obbligo di istruzione che si assolve nel primo biennio dell’istruzione secondaria superiore, con riferimento all’istruzione tecnica, professionale e artistica e il secondo periodo didattico del livello b) finalizzato all’acquisizione della certificazione necessaria per l’ammissione all’ultimo anno dei percorsi degli istituti tecnici o professionali, in relazione all’indirizzo scelto dallo studente. Tale periodo si riferisce alle conoscenze, abilità e competenze previste per il secondo biennio dai corrispondenti ordinamenti degli istituti tecnici o professionali con riferimento alle singole aree di indirizzo
Quale è il margine di sovrapposizione tra queste due aree? Che differenza c’è? Che cosa vuol dire il riferimento alle singole aree di indirizzo, che il 70% riguarda solo le discipline dell’area tecnico-professionale?
Due considerazioni conclusive
1. Visto l’intreccio che molte questioni poste da questi Regolamenti hanno con altri provvedimenti in discussione (Organi Collegiali, stato giuridico del personale, reclutamento e formazione dei docenti, ecc.) è auspicabile che, al di là della condivisione delle singole proposte, vi sia una regia complessiva che consideri in modo globale il mosaico.
2. Una considerazione sui tempi di attuazione e sui tempi delle scuole: se si deve partire nel 2010, le presentazioni delle proposte ai genitori devono essere fatte in tempi utili per le iscrizioni, cioè entro il prossimo dicembre. Ciò comporta che i tempi di emanazione dei nuovi regolamenti dovrebbero essere immediati, per poter dare alle Province l’opportunità di una operazione di vero e proprio ridisegno (che appare di per sé difficilissimo) della nuova mappa degli indirizzi. Ciò dovrà però prevedere la possibilità di rivedere le proposte sulla base delle analisi di quanto avverrà già nel prossimo anno scolastico in merito, ad esempio, alla realizzazione del biennio obbligatorio, alle sperimentazioni metodologiche e curricolari di Innovadidattica, alle scelte sull’accorpamento delle cattedre.
