Una bambina non voleva stare a scuola. Avevano cercato di trattenerla e ne era nata una colluttazione in cui aveva avuto la peggio Vito Giacalone, dirigente scolastico della scuola Pizzigoni di Milano: un dito rotto, una settimana d’ospedale, un mese di convalescenza e una forma di invalidità permanente.
Il dirigente scolastico aveva invano cercato di farsi risarcire dall’assicurazione. Era stato costretto a rivolgersi al tribunale civile con una conclusione a dir poco sconcertante: assolti sia l’amministrazione scolastica che l’assicurazione coinvolta, condannati i genitori dell’alunna. Una famiglia “nullatenente”. Lo stesso Giacalone, poi, dovrà risarcire le spese del processo. Oltre il danno, dunque la beffa.
I fatti risalgono al 1996, quando una coppia mista aveva cercato di iscrivere alla Pizzigoni una figlia respinta da altre scuole perché ritenuta “ingestibile”: la bimba si rifiutava di essere lasciata in una scuola. Una difficoltà che si presentò puntualmente anche alla Pizzigoni, ma Giacalone, a differenza dei suoi colleghi che si lavavano le mani del problema, aveva deciso di fare di tutto per consentire all’allieva di frequentare le lezioni. Così, d’accordo coi genitori, aveva convocato la bambina nel suo ufficio, aveva cercato di distrarla consentendo a papà e mamma di andarsene.
A scuola, per forza, insomma, ma il tentativo aveva avuto effetti drammatici: l’alunna appena resasi conto di quel che era successo, aveva cercato di fuggire. Una bidella la bloccava, ma subiva pugni e percosse. Interveniva allora in sua difesa il dirigente scolastico che nel tentativo di domare la bambina finiva con un dito rotto tuttora inutilizzabile.
Durante il dibattimento sul caso Domenico Barboni, il legale del dirigente scolastico, aveva sgombrato il campo da ogni dubbio: non c’era nessuna colpa da parte della scuola e tanto meno del suo dirigente. La bambina stava attraversando un momento difficile che aveva successivamente superato, proprio grazie alla determinazione di Giacalone. Oggi la bambina è diventata una signorinella, e frequenta con buon profitto un liceo cittadino. Ma per i suoi genitori i guai non sono finiti: devono pagare l’infortunio coi loro soldi, oltre 3 mila euro. Inoltre, con Giacalone, devono pagare anche le spese processuali. Un altro migliaio di euro.
La mamma dell’alunna “ex difficile” si è presentata a scuola chiedendo almeno al dirigente scolastico di rateizzare il debito. “Da voi non voglio una lira – ha risposto Giacalone –. Deve pagare l’assicurazione”.
Si aspetta la sentenza, poi ci sarà l’appello. Per avere giustizia, finalmente.
