Nel palazzone al freddo sede del Csa di Milano, impiegati e funzionari hanno incrociato le braccia fino a metà mattinata. Hanno ripreso il lavoro solo quando hanno verificato che era arrivato un nuovo bruciatore per l’impianto di riscaldamento. Una ripresa sempre al freddo, dunque, l’ennesimo gesto di buona volontà in attesa che l’impianto torni regolarmente in funzione.
Resta da chiedersi come mai si sia arrivati allo sciopero per rimediare a un guasto che risale a cinque mesi fa: una delle tante prove dello stato di abbandono in cui si trova l’edificio. I guai delle sede del Csa milanese, infatti, non finiscono qui: lavoratori (e pubblico, di conseguenza) sono da anni costretti a convivere con infiltrazioni d’acqua ogni volta che piove, ascensori che si bloccano un giorno sì e un giorno no, condizioni ambientali in generale insostenibili.
Una situazione, come si è detto, che si trascina da anni. Una situazione sostanzialmente tollerata: basterebbe una visita dell’Asl o dei vigili del fuoco che la struttura sarebbe automaticamente dichiarata inagibile.
Quante volte si è parlato di una nuova sede per ospitare la macchina organizzativa della scuola milanese? Compete alla Provincia risolvere questo problema, la passata giunta aveva trovato una soluzione, ma la nuova l’ha lasciata cadere. Così siamo arrivati a questo punto. Fino a quando reggerà la situazione?
Intanto, sul fronte studentesco, l’Unione degli studenti ha dichiarato la proria adesione alla manifestazione di domani (contentramento alle 9,30 in Largo Cairoli) per la commemorazione dei morti nella strage di piazza Fontana del 1969, e per esprimere solideriatà ai lavoratori dell’Alfa Romeo.
