Paradossale. L’unica scuola convitto per bambini e ragazzi di Milano rischia di chiudere i battenti. La scuola in questione, il Convitto Longone, con elementari e medie, offre un servizio di accoglienza 24 ore su 24, oppure un semiconvitto, con un orario di lezioni ed attività arricchite di altri programmi.
Una risorsa preziosa sia sul piano didattico che sociale. Eppure la struttura è sempre più sottoutilizzata: in picchiata il numero degli iscritti (non ce ne sono in prima e seconda elementare, solo 3 iscritti in terza), aumenta il numero delle aule vuote. “E dire – racconta una mamma – che fino a qualche anno fa si facevano le iscrizioni con un anno in anticipo per poter trovare posto”.
Fino a qualche anno fa. Fino a quando cioè a dirigere il Longone è arrivata Carolina Ferraro Caruso che subito entrò in urto sia con i docenti e gli istruttori, che con i genitori.
“Ricordo l’ultima riunione con i nuovi iscritti – continua a testimoniare una mamma – Dopo aver sentito la dirigente scolastica, la maggior parte dei genitori preferì rinunciare all’iscrizione”.
Uno stato di tale sofferenza che ripetutamente fu chiesto l’intervento dell’autorità scolastica regionale. Al Longone arrivarono di fatto diversi ispettori, ma la situazione non è cambiata. “Abbiamo chiesto un incontro con il direttore Mario Dutto – protestano i genitori – Non ci risponde nemmeno. Che futuro avrà questa scuola?”.
Difficile ipotizzare una soluzione del problema, perché, a complicare le cose, esiste una confusione di competenze tra ministero e direzione regionale. Il convitto sulla carta dovrebbe essere ci competenza regionale, ma da Roma continuano ad accampare pretese ci gestione.
Mario Dutto ha incaricato un ispettore per seguire la situazione: “Il nostro obiettivo – dice – è quello di far diventare il Longone come gli altri convitti della città, Istituto dei ciechi e la Setti Carraio, delle scuole di eccellenza. Purtroppo abbiamo le mani legate da una non chiarezza sui nostri compiti”.
