I “disobbedienti” sono in testa a un piccolo corteo che si snoda da piazza Fontana per raggiungere “La Rinascente” di corso Vittorio Emanuele, imperdonabile cattedrale dello shopping di proprioetà della famiglia Agnelli.
Un presidio di operai Alfa Romeo occupa la piazza della strage, ma tutti danno le spalle all’istituto di credito teatro dell’attentato del 12 dicembre 1969. Tra di loro qualche gruppetto di studenti, pochissimi in verità già alle ore 11, nonstante il corteo fosse partito soltanto due ore prima la largo Cairoli. Marco è lì in rappresentanza orgogliosa dell’istituto Virgilio di piazza Ascoli: “okkupato”. Perché sei qui oggi? “Per la pace, contro la guerra, contro la Moratti e perché decidono sempre senza di noi”. Tutti motivi validi, ma ai 16 morti e 88 feriti di tentatré anni fa neanche un accenno. Silvia del “Caterina da Siena” ha le idee più chiare, e così i dieci compagni che manifestano con lei. “Ma siamo sempre i soliti dieci” dice, nè rassegnata nè arrabbiata, semplicemente raccontando come vanno le cose. Ma quanti studenti c’erano all’inizio della manifestazione? “Difficile dirlo, visto che tra loro c’erano i rappresentanti dei centri sociali e anche qualche gruppo di anarchici – spiega Sonia, intirizzita dietro a un banchetto che vende materiale controinformativo – sicuramente non più di trecento. Mille contando esterni e infiltrati vari”. Insomma, non proprio un successo la manifestazione di questa mattina a Milano per chiedere pace, lavoro, diritto allo studio, uguaglianza, pluralismo e quant’altro. Tutti temi per cui vale la pena battersi tutti i giorni, ma per cortesia: se si tira in ballo piazza Fontana, almeno si usi un po’ più di serietà.
La cronaca sulle autogestioni e delle occupazioni si arrichisce intanto di nuovi sviluppi. Sciolta l’occupazione del Beccaria dopo le tensioni di ieri, all’istutuo Agnesi di via Tabacchi gli studenti hanno preso possesso dei locali. Rassegnatamente contrario il direttore amministrativo Giovanni Gaglio, che si limita a definire “illegale” l’iniziativa, senza però dare l’idea di volere – per ora – intervenire con decisione.

Raffaele Panizza