La variazione positiva del 3 per mille (+188 ML) sull'insieme di queste voci non è un piccolo atto di generosità rispetto a previsioni lievemente errate per eccesso di avarizia; è invece il risultato di un macroscopico errore nella previsione (751 ML) che viene sanato con nuovi, pesanti tagli al personale a tempo determinato, di importo molto rilevante (–563 ML), che entreranno in vigore all'inizio dell'anno scolastico, a settembre; taglio molto rilevante ma non sufficiente a coprire i 751 ML; il che spiega la necessità di una piccola variazione positiva, appunto i 188 ML di cui sopra.
Le voci grossolanamente sottostimate, per un totale di 751 ML, corrispondono alla somma di prevedibili, ma a quanto pare non previsti, incrementi delle spese ordinarie per il personale di ruolo (497 ML), e di non meno prevedibili emergenze relative ai cosiddetti "capitoloni" (fondi dell'autonomia erogati direttamente dallo Stato alle scuole per funzionamento e personale) che richiederanno 254 ML in piú del previsto.
I nuovi, pesantissimi tagli alle spese di 563 ML riguardano invece gli incarichi a tempo determinato, come ad esempio le supplenze annuali, e colpiscono il primo quadrimestre dell'anno scolastico 2009- 2010, andando ad aggiungersi ai già pesanti tagli (–456 ML) previsti per lo stesso quadrimestre dall'art 64 della Legge 133/08 (tre volte tanto sull'intero anno scolastico).
Questi ulteriori tagli non solo aggraveranno i già previsti disagi legati alla mancata continuità didattica e nella scuola primaria alla mancata offerta di tempo prolungato (ormai è chiaro perfino al Ministro che alunni e famiglie non volevano affatto il maestro unico), ma rischiano di provocare in molte scuole problemi drammatici di organizzazione e di personale che ne metteranno in forse la sopravvivenza, la possibilità stessa di erogare il servizio scolastico: specialmente se si pensa che accorpamenti ed altri provvedimenti previsti dal Governo in attuazione dei tagli della legge 133 sono
per ora sospesi per effetto della recente sentenza della Corte Costituzionale, la quale ribadisce l'impossibilità di ridefinire l'assetto scolastico senza il coinvolgimento delle Regioni.
Con questo assestamento di luglio andiamo in vacanza felici perché abbiamo messo a posto i conti, ma che cosa accadrà a settembre?
Dopo le vacanze lasceremo che diverse scuole chiudano? Che famiglie e alunni restino con un palmo di naso? Che all’improvviso perdano il lavoro decine di migliaia di insegnanti che finora hanno consentito alle scuole di operare? Oltre a discutere di nuovi ammortizzatori sociali per chi perderà il lavoro in autunno, quando gli effetti della crisi si faranno pesanti, non sarebbe meglio licenziarne un po' meno, specie se servono a garantire prestazioni essenziali ai nostri figli?
O forse no, forse il governo farà di nuovo come Totò, quando diceva "mi sarà sfuggito un pro, ma ero contro"? Può darsi che il governo si accorga a scoppio ritardato, magari grazie a qualche malumore popolare, anzitutto nel proprio elettorato, che questo assestamento, ottenuto attraverso nuove bastonate a chi tiene in piedi la scuola, è una sciocchezza e un autogol. Allora, per riuscire a pagare gli insegnanti dei quali la scuola ha davvero bisogno, il Governo dovrà correre ai ripari e fare un altro provvedimento correttivo: dovrà rimangiarsi quest’ultimo, irresponsabile bombardamento della scuola pubblica. Noi ovviamente ce l’auguriamo; ci permettiamo però di consigliargli, in tal caso, di non presentare questa tardiva correzione come un generoso intervento a favore della scuola.
Certo l’anno scorso, sull’università e la ricerca, qualche credulone ha abboccato; ma ormai non ci casca piú nessuno. Non va dimenticato, infatti, quel che diceva Abramo Lincoln: si possono ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo, ma non si possono ingannare molte persone per molto tempo.
Per quanto detto, è chiaro che la scelta giusta sarebbe quella di evitare fin dall’inizio lo scempio della scuola contenuto in questo assestamento di bilancio.