1. Il nuovo anno scolastico si prospetta piuttosto difficoltoso. Per tutti gli ordini di scuola.
Probabilmente per le Superiori le cose saranno più complicate perché si tratta di creare le condizioni per l’avvio, dal 2010, del Riordino e dei processi di riforma previsti dai nuovi Regolamenti emanati tra maggio e giugno scorsi.
Infatti, se è chiaro il quadro di insieme offerto dai Regolamenti (i settori e gli indirizzi, le confluenze e i profili, la riduzione oraria e i nuovi piani studio, …), varie e importanti questioni sono ancora aperte, dalla definizione degli obiettivi generali e specifici di insegnamento agli ambiti e i criteri per le ulteriori “articolazioni” (nel senso di “percorsi di specializzazione”) dei Tecnici e dei Professionali….
Senza elementi di certezza sui vari aspetti, l’avvio dei processi sarà parecchio difficoltoso e il risultato dell’intera operazione di riordino-riforma prevedibilmente negativo.
Purtroppo - va ripetuto con la dovuta insistenza - la riforma dell’istruzione superiore, che aspettavamo da una vita, nasce male, perché nasce all’insegna del risparmio sconsiderato, dei tagli spesso scriteriati e dall’assenza di riferimenti a investimenti che pure non possono mancare in una riforma che si rispetti.
2. Le priorità nell’agenda delle scuole le riassumerei in questi termini.
Il primo impegno è ovviamente quello di prepararsi ad offrire ai potenziali studenti del prossimo anno tutte le informazioni legate ai processi di riordino-riforma, per una scelta mirata e sensata. Molte cose cambiano nelle finalità dei nuovi corsi, soprattutto nei Tecnici e nei Professionali; cambiano alcune materie e il quadro orario. Molti Istituti, a motivo della fortissima riduzione degli indirizzi di studio, sono chiamati a ridefinire le loro identità, a scegliere gli indirizzi previsti dal Riordino in cui dovranno confluire, dal momento che molti corsi di specializzazione scompaiono. Tutto questo lavoro, delicato e impegnativo, dovrà concludersi in tempi ristretti (comunque entro settembre) per programmare strumenti, modalità e tempi di informazione per docenti e studenti delle terze medie.
Le iscrizioni prevedibilmente avranno come scadenza la fine di gennaio e quindi i tempi per l’orientamento e per le scelte degli studenti obbligano le scuole superiori a muoversi con la necessaria tempestività, ma anche con la dovuta chiarezza e completezza di informazione.
Molto del futuro di non poche scuole superiori, soprattutto dell’istruzione Tecnica e Professionale, si gioca proprio nei primi mesi di questo nuovo anno scolastico.
E’ importante, in tale operazione, il coinvolgimento, non solo del gruppo dirigente della scuola (col Dirigente Scolastico, i suoi collaboratori, i docenti per le funzioni strumentali dell’Istituto e eventuali altre figure che si rendano necessarie), ma dell’intero Collegio che dovrebbe “sensibilizzarsi” sulla posta in gioco in questa partita. Senza drammatizzazioni e convulsioni, certo. Ma neanche facendo finta di niente.
Purtroppo, come prima si richiamava, le condizioni di contesto non sono le migliori. E quindi il percorso in salita presenta difficoltà aggiuntive di non poco conto.
L’altro impegno prioritario è la capillare informazione del personale e la prefigurazione di come cambieranno le scuole, a partire dal 2010, rispetto a: orario delle lezioni; nuovi istituti previsti sul piano organizzativo (dai Dipartimenti al Comitato Tecnico Scientifico, al nuovo Ufficio Tecnico); innovazioni sul piano didattico (curricoli per competenze, centralità del Laboratorio, didattica pluridisciplinare …); configurazione delle cattedre; nuovo organico sulla base delle iscrizioni …. .
A quest’ultimo proposito, va richiamato che, se il governo insiste sulla sciagurata decisione di annullare ogni gradualità nell’attivazione dei processi (nei Tecnici, dal 2010, il riordino interesserà le classi dalla prima alla quarta, praticamente quasi tutte), i tagli sugli organici saranno difficilmente gestibili e questo peserà sul clima interno degli istituti (e quindi sull’attività didattica ordinaria e sulla pianificazione degli interventi richiesti dalle innovazioni della riforma).
L’impegno dell’informazione capillare è preliminare rispetto al terzo terreno di intervento: la formazione. E’ inutile richiamare qui il valore strategico di questo impegno. E quindi la necessità di prevedere attività e iniziative che siano percepite come utili e sensate, che abbiano carattere operativo e molto mirato, che facciano perno sul coinvolgimento e sull’autoformazione guidata. Che siano motivanti.
Come? Con quali risorse orarie, finanziarie, esperte? La partecipazione potrà essere vincolante? Per tutti? E in che misura? Con quali forme e modi di riconoscimento? Come valorizzare le reti di scuole?
Sono interrogativi grossi con cui dovremo misurarci tutti. A condizione che a porseli in primo luogo sia il Ministro Gelmini.
E’ fondamentale in questo momento che il Ministro
a. fornisca risposte chiare sulle questioni aperte (già richiamate all’inizio di questa nota) la cui definizione è affidata a provvedimenti, previsti dai Regolamenti, da emanare con la necessaria tempestività;
b. dimostri capacità di ascolto e di ragionevolezza rispetto ad alcune richieste di buon senso che vengono dal mondo della scuola, relativamente soprattutto alla tempistica della riforma e alla funzionalità degli organici (vincoli rigidi in una struttura organizzativa che esclude risposte seriali e uniformi, se permettono qualche modesto risparmio, compromettono la riuscita dell’operazione)
3. La situazione è quindi piuttosto difficile e delicata.
E’ importante capire come ci si colloca.
Personalmente ritengo perdenti tutti quei comportamenti che si ispirano alla logica del “tanto peggio, tanto meglio” o anche solo dello “stare a guardare”. A pagare sarebbero in primo luogo i nostri studenti. Daremmo così man forte ai progetti, non estranei a questo governo, di ridimensionamento della scuola statale e di espansione delle “paritarie”. Non è certamente questo che si può volere, se si pensa ancora che siano valori di questa repubblica la laicità dell’insegnamento, il suo pluralismo, traguardi formativi di qualità, generali e specifici, da garantire a tutti e a ciascuno sull’intero territorio nazionale.
Questi ragionamenti escludono parimenti sia la logica della rassegnazione che quella del rattoppo. O, per essere più chiari, la logica della rassegnazione di fronte a operazioni di facciata; volte solo a mascherare una politica di soli tagli.
4. Quando si dice “scuola”, bisognerebbe però pensare non solo alle singole scuole. Le scuole da sole possono poco.
Da un po’ di tempo si è opportunamente cominciato a pensare e lavorare in termini di associazioni di scuole autonome (ASA), a livello territoriale, provinciale, regionale. Al momento, rappresentano – potrebbero rappresentare – lo spazio più idoneo per mettere a punto proposte e richieste e lo strumento potenzialmente più efficace per “contare”. Le questioni della formazione, ma anche il tema spinoso delle condizioni di efficacia, costituiscono aspetti rilevanti su cui impegnare tali associazioni. Ma non i soli.
Su questi terreni anche le Associazioni professionali dovrebbero sentirsi chiamate a dare contributi e a sviluppare iniziative, anche in virtù delle loro esperienze. Così pure le Fondazioni culturali. Penso in primo luogo a TREELLE e alla Fondazione Agnelli, ma anche al settore “Education” di Confindustria, che hanno saputo esprimere recentemente elaborazioni e posizioni spesso interessanti e comunque stimolanti.
5. Personalmente continuo a pensare che un ruolo fondamentale possa essere giocato dalle organizzazioni sindacali, soprattutto confederali, in posizione di attacco.
Al riguardo, riassumerei in questi termini le attese per come me le configuro:
• Prendere sul serio i contenuti innovativi della riforma;
• Misurarsi nel merito con alcune scelte di contenimento della spesa che non siano tuttavia incoerenti con obiettivi di miglioramento del sistema. (nel senso che in questa fase i risparmi andrebbero finalizzati al rilancio della scuola pubblica).
• Puntare ad eliminare i tagli previsti sulle compresenze nelle materie scientifiche;
• Ottenere, come già si è detto, una maggiore gradualità dei processi riformatori (partire nel 2010 al massimo con le solo classi prime e terze - con gli IP, solo con le prime -);
• Elaborare proposte per i decreti applicativi previsti dai Regolamenti, capaci di interpretare le domande di innovazione delle scuole e di miglioramento delle condizioni di lavoro. Tra i terreni da privilegiare: l’organico funzionale e la formazione come dovere professionale, all’interno di un monte ore per le attività funzionali all’insegnamento.
Problemi e difficoltà, quindi. Ma anche attese e qualche interessante spazio di intervento, pur tra non poche incertezze.
Comunque, “Io speriamo che me la cavo”.

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