La riforma Gelmini mette in evidenza le difficoltà del centro sinistra a farsi alternativa di governo. Che si tratti dei licei o dei tecnici non mi pare ci siano dubbi sulla legittimità della proposta Gelmini. Si vede da un lato il riconoscimento dei licei esistenti con l’aggiunta selezionata del liceo musicale e coreutico e con un dibattito interessante sul liceo delle scienze umane, che può sfociare in un liceo economico-sociale. Resta aperta l’opzione del liceo scientifico tecnologico anche se le ultime voci, più propriamente, lo chiamerebbero scientifico informatico (come si ricorderà la dizione scientifico tecnologico fu una pura invenzione terminologica della Commissione Brocca distintiva rispetto al liceo scientifico, perché di tecnologie questo liceo non ne contiene, salvo appunto una debole spruzzatina di informatica). E’ bene ricordarci che l’autonomia scolastica, per fini strettamente occupazionali e a caccia di iscritti, era riuscita a produrre il liceo sportivo.

Dall’altro lato la riforma dei tecnici produce una grande semplificazione degli indirizzi, del tutto salutare. A livello curricolare non ci sono cose sostanziali da dire rispetto all’esistente. L’unica scelta qualificante delle scienze integrate pare non produrre grandi ricadute in termini di quadro orario e di insegnanti. Scelta timida ma comprensibile per le forti resistenze degli insegnanti. Diverso è il ragionamento della riforma dei professionali. Mi sembra, ma forse dico una strafalcionata, che siano da un lato destinati a diventare dei Tecnici e dall’altro a passare alle Regioni. Ma attendo articoli di chiarimento dagli addetti ai lavori. Ricordo soltanto che quando ci fu un grande seminario a Roma, dove il problema dell’unico comparto tecnico-professionale sussisteva, il coro dei contrari stravinse su chi tale accorpamento voleva. Certo c’è da dire che solo in Italia, ormai nel 2010, si ammette di avere una scuola secondaria superiore su quattro canali: licei, tecnici, professionali, agenzie-cfp regionali. Quando abbiamo scambi con scuole straniere abbiano una certa difficoltà a trovare giustificazioni curricolari e socio-economiche.

In buona sintesi siamo passati da 700-800 buste degli esami di stato a un numero che si avvicina alla razionalità. Se vogliamo dare uno sguardo al passato, basato su un intreccio pericoloso tra discipline-insegnanti-orari crescenti-sindacato-amministrazione, possiamo ben dire che sono proliferati orari, indirizzi e cattedre ma la ricaduta sugli studenti è stata pressochè nulla. Si è prodotto nella scuola uno sventagliamento di false specializzazioni come dopo è avvenuto per le lauree triennali dell’Università. Spesso c’è stata una deteriore rincorsa alle mode e agli iscritti, la cosiddetta concorrenzialità tra scuole. Basta parlare con chi ha responsabilità nazionali, in Commissioni o meno, per capire che le richieste conservatrici sono le più disparate. Che si fissi un buon ordinamento è salutare. Da qui non deriva che non vi debbano esser scuole speciali che per storia e per meriti possano sperimentare al di fuori del vigente ordinamento, ovviamente se hanno un progetto valido: sto pensando ai vecchi ITSOS.

Ci sono tre grandi elementi strutturali che motivano ulteriormente la riforma: il comitato tecnico scientifico (per i licei se non ricordo male comitato scientifico), i dipartimenti, l’ufficio tecnico. Che il Comitato tecnico scientifico sia una necessaria apertura al mondo esterno mi sembra salutare. Si tratta di un organo che esprime pareri non vincolanti ma di peso su una serie di materie: flessibilità, opzioni, personale esterno. La questione dei Dipartimenti, sempre collegati all’esterno culturale, scientifico e tecnologico, è un problema aperto, nel senso che non è chiaro il rapporto col Collegio Docenti. Deliberanti, con potere, con delega, con budget proprio, etc. ? Certo si va nel senso di una diversa organizzazione del lavoro e di una diversa costruzione di professionalità. La questione dell’Ufficio Tecnico è altrettanto strategica nella gestione del personale destinato alle esercitazioni, in codocenza o meno. Qui sta il problema della programmazione della didattica laboratoriale e del relativo acquisto dei macchinari.

Se una critica si può fare ai provvedimenti Gelmini è che si è semplificato poco il numero di materie e quindi non si sono fatte scelte nel senso di semplificare i Consigli di Classe e consentire un miglior rapporto con gli studenti. Tali scelte, certo radicali, avrebbero ancor più scontentato gli insegnanti (si pensi ancora alle scienze integrate, dove facendo assieme matematica e fisica da un lato e chimica e biologia dall’altro si sarebbero risparmiati due insegnanti) ma avrebbero prodotto delle semplificazioni salutari. Da questo punto di vista non stupisce il dibattito decisivo sull’accorpamento delle classi di abilitazione e concorso. Ma anche in questo caso se ne potrà parlare in seguito. Ultimamente vi è stata una strana iniziativa del Consiglio di Stato che ha posto il problema che il Ministro avesse fatto uso di un eccesso di delega. In particolare sulla governance e sugli spazi di flessibilità, lamentando uno scarso collegamento col ddl Aprea e con la Legge dell’Autonomia. Va detto che lo spazio di delega non è un brufolino banale, ma in tal caso è evidente l’innovatività del Ministro Gelmini rispetto al conservatorismo del Consiglio di Stato. Spero che la cosa si appiani e che col 2010 vada in vigore dalle classi prime il nuovo ordinamento.

Oramai il coro di chi propugna un altro anno di slittamento è veramente stantio: il fronte è chiaro, da una parte alcuni sindacati a partire da CGIL, Cobas, CUB e Gilda. La parola d’ordine è una sola: contro i tagli di Tremonti e per i precari che verranno licenziati. Dall’altra CISL e UIL con posizioni di attesa, come molte associazioni professionali. Che il fronte sindacale premi per l’occupazione mi pare legittimo, ma ridurre la Riforma Gelmini a questioni di risparmio di spesa mi sembra fuorviante. Il problema è che molti lavoratori sono ovviamente conservatori e i sindacati si ….adeguano.

Premetto che risparmiare non è reato, che portare l’ora di 50 minuti a 60 minuti coincide coi principi della Fisica, che una riforma non la decidono i precari e nemmeno il personale coinvolto, che si devono confrontare progetti politici alternativi. Su questo piano il silenzio del Partito Democratico e assordante. Il povero prof. De Toni insediato da Fioroni e confermato dalla Gelmini deve essere dotato di spalle fortissime. Ma io gradirei che al personale e ai precari vi fossero parole chiare. I precari storici verranno mantenuti in servizio per evidenti ragioni, vi è un tasso di pensionamento crescente che dovrebbe diminuire la bolla del precariato. Il 60% dei posti vanno ai precari, il 40% vanno a concorso. Si mettano poi in campo tutti i provvedimenti che non consentono di alimentare ulteriore precariato. Abbiamo il dovere morale e politico che chi frequenta l’università oggi abbia una prospettiva di inserimento, il concorso, nel mondo della scuola.

Il PD, disponibile, legittimamente, ad intese istituzionali col centro destra, non ritiene che il problema della scuola e dell’Università sia un problema istituzionale e dove si deve abbandonare la lotta politica e gli atteggiamenti di parte ?

Concludo con una nota positiva, le competenze. Programmare per competenze non è come programmare per obiettivi. La competenza implica un concreto saper operare, in qualsiasi disciplina, con un fine chiaro, in un contesto dato. La competenza è un fine che richiede didattica laboratoriale e lavoro per gruppi. La riforma richiede questo, che vista la scuola di oggi, senza per questo farne responsabilità agli insegnanti, mi sembra abbastanza di sinistra. Si tratta di remare contro la cosa più facile, la lezione frontale. Di qui la nuova professionalità degli insegnanti e il nuovo modo di organizzarsi della scuola.

P.S. La vicenda dei CPIA è esemplificativa. Un provvedimento largamente innovatore che per la prima volta avrebbe dato agli adulti una sede formativa forte e specifica, con autonomia scolastica, è stato ad oggi bloccato dalle resistenze conservatrici varie, tra cui quelle dei lavoratori che vi hanno letto problemi occupazionali (a parere dello scrivente largamente aggirabili). Tentennamenti incredibili del centro sinistra (alcuni sostengono anche lotte di potere all’interno del palazzo Ministeriale) ed esito finale nullo. Come Gandola e Farinelli hanno detto siamo ad uno strano silenzio assordante. Ad oggi i lavoratori meno informati sono quelli delle scuole serali che ancora non sanno come la Riforma Gelmini avrà ricadute sul quadro ordinamentale dei serali. Aspettiamo buone nuove.

 

 

Rodolfo Rossi

 

 

 

 

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