Siamo in molti a non riconoscerci più nel sistema di istruzione che questo governo sta costruendo, barattandolo come riordino, e nello stesso assetto sociale che viene via via modellato: l’esaltazione del fai da te, del lento tramonto non solo dello Stato sociale e
solidale, ma anche dei principi fondanti nella nostra Carta costituzionale. Per mezzo
secolo ci siamo ispirati a questi principi e abbiamo operato in ogni settore del pubblico,
dal lavoro all’economia, alla scuola, all’amministrazione, nella direzione della
valorizzazione della persona in quanto tale nonché in quanto cittadino autonomo e
responsabile nei suoi rapporti con gli altri: il tutto per consolidare giorno dopo giorno
quella democrazia autentica che nel nostro Paese è sempre stata carente!
Il fatto è che la democrazia costa! Costa fatica ed impegno, a chi governa e costa di
più a chi è governato. Di fatto, se chi è governato considera che è più democratico se ha
due macchine o la seconda casa abusiva al mare, se si illude che l’usa e getta ha una
durata infinita, se riesce a fregare il fisco anche per pochi spiccioli, siamo sulla strada
sbagliata, ed alla prima curva l’incidente non è fatale, ma è stato scientemente costruito!
D’altra parte, chi governa assume i medesimi comportamenti, più in grande ovviamente!
La casta non nasce dal nulla, ma da quel malcostume che ci coinvolge tutti! E così si è
caduti in quel circuito diabolico in cui il sentire civico decade sempre più, l’urlo prevale
sulla parola, la prevaricazione sulla tolleranza.
In questo progressivo decadimento, l’educazione e l’istruzione dovrebbero assumere
un ruolo centrale, anche perché non è solo un’affermazione che occorre apprendere per
tutta la vita in questo tipo di società avanzata – la si definisce così – ma una necessità.
Per una società complessa e difficile occorrono teste pensanti e sempre più preparate!
Necessiterebbe un ministro che sapesse cogliere il nuovo e costruire un sistema di
istruzione all’altezza della situazione. Invece non è così: perché la scelta è un’altra, la più
diabolica. Il ragionamento dell’attuale gruppo dirigente è questo: dell’uomo civile e
democratico non abbiamo assolutamente bisogno; la scuola che c’è produce solo
ignoranti e costa troppo. Tagliamo e… ‘ndo cojo cojo! Chi ce la fa, vada avanti, chi non ce
la fa… si arrangi! Un homo novus in edizione Terzo millennio! Nulla di peggio di un
cinismo che diventa norma. E su questa strada cade tutto, pezzo dopo pezzo, ogni
margine di democrazia faticosamente conquistato, ogni speranza che compito
dell’istruzione sia quello di promuovere, nel senso più ampio del termine, non di bocciare
nei modi più spicciativi.
C’era una volta il novellato articolo Cost. 117, che così recita. I compiti dello Stato in
materia di istruzione sono due: dettare le norme generali e determinare quali sono i livelli
essenziali delle prestazioni che le istituzioni scolastiche devono garantire a tutti i cittadini
della Repubblica, al fine di evitare che queste, nell’esercizio della loro autonomia, offrano
servizi differenziati da Regione a Regione se non, addirittura, da scuola a scuola! Ma il
nostro ministro e il suo consigliori forse non hanno contezza del concetto di norma
generale né di Lep! E governano come se le scuole fossero un terminale da far funzionare
a colpi di decreti e di circolari a seconda dei loro illuminati pensieri! Forse non sanno
neanche che il servizio scolastico, o meglio il diritto allo studio, viene erogato e garantito
solo se ciascuno dei vertici del triangolo Stato, Regioni, Istituzioni scolastiche autonome,
operano dialetticamente e di conserva, ciascuno negli spazi delle competenze che gli sono
proprie, e per dettato costituzionale! Chissà se il Ministro e il suo consigliori hanno
sufficienti informazioni in merito!
Il nostro ministro è imputabile di abuso di potere, tante sono, da quando è in carica,
le iniziative arbitrarie che ha assunto, gettando non più di una volta nello sconforto e nei
disagi più assoluti dirigenti e insegnanti e nello sconcerto alunni e genitori. Una sola
perla: la schizofrenia con cui si è giunti alle tornate di esame di licenza media! Che
succederà il prossimo giugno? In effetti, le iniziative governative più recenti costituiscono
autentici colpi di accetta, In attesa degli altri che tra breve sconvolgeranno il secondo
ciclo! E lo chiamano riordino!
C’era una volta l’obbligo di istruzione – Quanto abbiamo faticato per innalzarlo a otto
anni, ben quindici anni dopo il disposto costituzionale, dopo un accesissimo dibattito! Ed
in grave ritardo rispetto ad altri Paese avanzati! E quanto abbiamo faticato per innalzarlo
almeno fino a nove, con la legge 9 del ‘99 che nel 2003 venne spazzata via in nome di un
fantomatico diritto/dovere all’istruzione e alla formazione, professionale, ovviamente! E
quanto abbiamo faticato nel 2007 per innalzarlo fino a dieci anni! Ma… qualcuno ne sa
forse qualcosa? Una serie di colpi di mano (un comma di un rigo della legge 133, il
colpevole gingillarsi del Miur, un modello di certificazione che non certifica nulla, una
Conferenza unificata pressoché assente, un riordino del secondo ciclo che ignora
l’obbligatorietà del biennio!) ha liquidato per sempre la prospettiva di insegnare
veramente a leggere e a scrivere a tutti i nostri cittadini, molti dei quali, com’è noto
vengono da altre culture, da altre lingue! Una operazione ben più difficile rispetto a
quella del ’62, quando avevamo a che fare solo con i dialetti e con alcune lingue
minoritarie, opportunamente tutelate dall’articolo 6 della Costituzione! Innalzare
realmente l’obbligo di istruzione è una operazione che costa! Quindi, meglio tagliare!
C’era una volta il diritto allo studio – La cm 2 è un capolavoro di ipocrisia: di
estenuante e difficile lettura, ben 18 pagine! Detta fino al capello comportamenti che,
invece, competono – una volta competevano! – all’autonomia delle istituzioni scolastiche
nonché alla libertà di scelta delle famiglie! Viene da chiedersi: ma si tratta veramente di
un provvedimento che rientra nelle norme generali sull’istruzione di cui all’articolo 117
della Costituzione? E può garantire i livelli essenziali delle prestazioni?
C’era una volta la lotta alla dispersione – Con un obbligo evaso per legge
aumenteranno i dispersi. E aumenteranno anche in forza dei cinque che fioccheranno a
iosa, cumulabili anno dopo anno, sempre per legge, e che provocheranno irrimediabili
bocciature (vedi il dm del 22 ottobre ’09 e il dm 99/09). Come se la vita di un soggetto in
età evolutiva fosse un tavolo da biliardo! Più palle vanno in buca e più si vince! A vincere
è lo Stato… ovviamente lo Stato asociale! Altro che welfare! E più si risparmia, meglio è!
In nome del tagliare a tutti i costi! Insomma, la preoccupazione maggiore di un ministro
dell’istruzione è quella di bocciare, non di incentivare, sostenere, promuovere!
Così va il mondo, si suole dire! No! Così va il nostro Paese, quando da più parti si
spara sulla Costituzione e sui suoi principi fondanti! E si spara sui più deboli… per ora
con il fucile a pallini!
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