In memoria di don Milani. A cinquanta anni dall'esilio di don Milani a Barbiana, si è tenuto presso l'Istituto dei Ciechi in via Vivaio 7 a Milano, un convegno promosso dal quotidiano on line www.scuolaoggi.org. Il convegno era diretto agli insegnanti e a tutti coloro che lavorano nel settore dell’istruzione. Al convegno sono intervenute personalità importanti e significative del mondo della scuola: da Mario Dutto, direttore scolastico regionale della Lombardia, a Raffaele Iosa, ispettore tecnico del MIUR, da Innocente Pessina, dirigente scolastico Liceo "Berchet" di Milano, dove don Milani ha frequentato il ginnasio e il liceo, a don Gino Rigoldi di Comunità Nuova, a Francesco Cappelli, vicepresidente del CIDI. Erano presenti oltre a docenti dirigenti e funzionari scolastici, la classe 3°DSS dell’Agnesi e un gruppo di studenti del Virgilio; due studentesse di questa scuola hanno presentato un loro lavoro di ricerca sull’opera del sacerdote. Il pezzo forte del convegno è stato un filmato, girato nel 1979 per la televisione svizzera da Giorgio Pecorini, biografo del sacerdote e da Tullio De Mauro, l'ex ministro e il famoso linguista che fra i primi ha scoperto apprezzato e diffuso le idee di don Milani. Il filmato, estremamente interessante, riguardava la vita di Lorenzo Milani e più specificatamente la scuola cui egli diede vita a Barbiana, un piccolo paese di montagna, dove era stato inviato come parroco dalla gerarchia ecclesiastica. In realtà si trattava di una punizione per la sua posizione a sostegno dell’obiezione di coscienza, di un vero e proprio esilio. Prima della proiezione del filmato, è stata presentata una lettera, la cui destinataria era Pirella Brambilla, nella quale esplicitamente si parla della stima per Don Milani da parte dell’ex ministro dell’istruzione Luigi Berlinguer, che si è molto ispirato alla scuola Barbiana: una scuola in cui tutti sono uguali, in cui non ci sono differenze sociali e in cui tutti possono avere la possibilità di accedere agli strumenti della cultura. "Non uno di meno" era l'obbiettivo di Barbiana, nessun bambino deve essere scartato, escluso, e la scuola deve essere in grado di coinvolgerlo, di invogliarlo a studiare e a collaborare in molte attività. Quindi, prosegue la lettera, come bisogna essere per fare scuola? Secondo l’insegnamento e il modello della scuola Barbiana, la risposta è: aver chiari i problemi politici sociali, e, soprattutto, essere in grado di dare a tutti la padronanza della lingua che è lo strumento fondamentale per diventare cittadini consapevoli cioè, come ripeteva Lorenzo Milani, cittadini "sovrani." Ma perché ciò accada bisogna tenere ben fermo un principio base del pensiero del priore: "Nulla è più ingiusto che fare parti uguali a disuguali".
