Poiché credo fermamente nella necessità e nel valore di un Sistema Nazionale di Valutazione efficace, sono spiacente di dover avanzare critiche per dettagli, forse secondari, di un lavoro mastodontico e complesso come quello ben svolto dall’Invalsi. Del resto non è ammissibile che le decisioni politiche e le Circolari Ministeriali usino dati scorretti, o usino scorrettamente i dati, con il rischio di ingannare l’opinione pubblica e di inviare messaggi che potrebbero alimentare i pregiudizi invece che eliminarli.

La maggior parte delle persone comuni pensa che i bambini nati in Italia siano Italiani e che gli stranieri, quelli con cittadinanza non italiana, siano i bambini nati all’estero. Molti non sanno che lo Stato italiano riconosce esclusivamente lo "jus sanguinis", il diritto del sangue (si potrebbe dire anche la "damnatio sanguinis") per cui chi è figlio di straniero, benché nato in Italia, non è Italiano, è comunque uno straniero, non è uno dei "nostri", non ha la cittadinanza italiana.

Cosicché spesso quando si parla alunni stranieri o di extracomunitari c’è chi intende una cosa, mentre chi parlava ne pensava un’altra, e pur usando lo stesso termine, non si sa bene di cosa e di chi si stia parlando.

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Risposta di Uniroma.tv di Mer, 03/03/2010 - 12:05

Al seguente link potete vedere il servizio realizzato da UniromaTV dal titolo "Educare alla speranza"

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