Le luci e le ombre
In un ragionamento complessivo su quella che nella "vulgata" viene chiamata "riforma", tenderei, in primo luogo, a considerare i seguenti aspetti:
a) La riduzione del numero degli indirizzi
E’ una scelta di cui non va sottovalutata l’importanza. Gli indirizzi sono indubbiamente più numerosi di quanto si voglia far credere, ma una sforbiciata consistente c’è. Questa operazione ha ricadute positive dirette non tanto sulle scuole (dove pure si essenzializza l’offerta formativa in termini di core curriculum e si facilitano i passaggi tra istituti dello stesso tipo), quanto sulla struttura ministeriale (liberando risorse da investire, ad essere speranzosi e ottimisti, sui terreni giusti).
In ogni modo, gli accorpamenti e le integrazioni previsti sono stati valutati positivamente dagli esperti di settore. E questo va salutato come un risultato positivo, considerati i livelli di litigiosità che sempre nel nostro paese contrassegnano scelte di una qualche rilevanza.
b) La riduzione del numero di ore
Va considerata sotto due aspetti: quello didattico e quello sociale.
Sotto il primo profilo la scelta non è negativa in sé, considerando anche il fatto che il tempo scuola (le ore effettive di insegnamento) non diminuisce. Anzi. Non ci saranno probabilmente scombussolamenti particolari per quanto riguarda la distribuzione delle materie sulla giornata e sulla settimana. La segmentazione della giornata scolastica non subisce sostanziali variazioni rispetto all’oggi.
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Caro Antonio, perdonami ma io vedo molte più ombre che luci. D'accordo, di per sé la riduzione degli indirizzi deve essere vista come un fatto positivo; ma l'ombra sta nel fatto di avere totalmente cancellato anche gli aspetti positivi delle sperimentazioni (non lo devo certo dire a te che sei stato il DS del "megasperimentale" Istituto di Bollate).
Per quanto riguarda il tempo scuola forse non diminuisce (tu lo affermi e io ti credo, non ho fatto conti "aritmetici"), ma peggiora nettamente in qualità, con il crollo delle compresenze che anche tu sottolinei come essenziali in particolare nel primo biennio degli Istituti tecnici e professionali.
Gli insegnanti avvertono comunque le proprie ore come "tagliate", e questo è un ottimo alibi per dire che non si può fare altro che "il programma" e la "lezione frontale", per chi già prima desiderava un ritorno alla vecchia scuola, e una frustrazione per chi invece vorrebbe mettere realmente in atto una didattica laboratoriale e cooperativa, e non può farlo, con i tagli degli orari, delle risorse, dei docenti.
Mi fermo, perché non è che io voglia scrivere un altro articolo, ma non ti sembra che la cancellazione di fatto dell'innalzamento dell'obbligo di istruzione sarebbe un prezzo troppo alto da pagare per qualunque riforma? Per questo riordino fatto in realtà al 90% di tagli (economie che saranno reinvestite nella scuola? Speriamo...) è addirittura un prezzo indecente. Daniela B.