Sciopero a due piazze
di Pippo Frisone
La reazione sindacale alla manovra era già nell'aria.
Le indiscrezioni e le anticipazioni apparse sulla stampa, in particolar modo sulle pensioni, segnavano tempesta.
Dopo l'incontro col Governo avvenuto domenica 4 dicembre e le decisioni assunte nel pomeriggio dal consiglio dei ministri, le prime dichiarazioni dei sindacati facevano presagire una risposta immediata.
La segretaria della Cgil, Susanna Camusso, invitava in tarda serata Angeletti della Uil e Bonanni della Cisl ad una iniziativa comune forte.
Non pronunciava la parola sciopero ma il messaggio era chiaro.
Dare una risposta unitaria sul terreno della previdenza, un terreno neutro che unisce e non divide.
Lunedi 5 dicembre la risposta di Angeletti e Bonanni è stata quella di spiazzare la Camusso, proclamando uno sciopero di 2 ore per il 12 dicembre, assieme all'Ugl.
La replica della Camusso a questo punto è stata lo sciopero di 4h nella stessa giornata del 12 dicembre.
La lacerazione ulteriore di quanto restava del tessuto confederale unitario è sotto gli occhi di tutti .
Alla mano tesa della Camusso, Bonanni e Angeletti hanno preferito girare le spalle.
A pesare come un macigno i mal di pancia dei metalmeccanici.
La Fim-Cisl e la Uilm s'erano già mossi autonomamente proclamando 4 h di sciopero negli stabilimenti Fiat. E ancor prima, a dichiarare lo sciopero s'era mossa la Fiom .
Come una partita a scacchi, il vero scontro tra Cgil, Cisl e Uil è sul modello contrattuale Pomigliano, su Marchionne che quel modello di contratto vorrebbe imporre in tutti gli stabilimenti Fiat d'Italia.
E' questa frattura che fatica a ricomporsi nonostante l'effimero accordo del 28 giugno.
Frattura che rischia ulteriormente di divaricarsi in vista del confronto col Governo sul mercato del lavoro, ammortizzatori sociali, art.18 e rappresentanza nei luoghi di lavoro.
E' li che si offrirà per Cgil,Cisl e Uil l'ultima occasione utile per guardarsi negli occhi e avviare quantomeno un confronto costruttivo.
Dopo il passo indietro della politica e la pax forzata in Parlamento , sarebbe ben strano che le tre maggiori forze sindacali continuassero a litigare come se niente fosse, mentre il Paese rischia d'affondare. Non lo capirebbero i lavoratori per primi che stanno vivendo sulla propria pelle gli effetti di questa crisi: contratti bloccati, pensioni stravolte, licenziamenti e cassa integrazione.
Possibile che Cgil, Cisl e Uil non trovino due,tre obiettivi comuni sui quali convergere unitariamente nello sciopero del 12 dicembre ? Scioperi separati e piazze separate non hanno mai dato maggior forza ai lavoratori. La storia di questo Paese insegna che divisi si perde. Sempre.
E allora è meglio presentarsi uniti di fronte al Governo Monti, con una piattaforma di buon senso, rivendicando maggiore equità sulle pensioni, maggiore attenzione per i giovani, superando ogni forma di precariato e garantendo un salario minimo per chi perde il lavoro.
Lasciando per il momento quanto di più divide e mettendo assieme quanto di più unisce.
Cgil,Cisl e Uil facciano uno sforzo in più che non sia di meno di quello che sta facendo la politica, superando incomprensioni e divisioni nell'interesse generale del Paese.
Si cominci subito, si dia un segnale a partire dallo sciopero del 12 dicembre, facendolo diventare un'occasione per una grande mobilitazione unitaria che unisca e non divida i lavoratori.
Nel frattempo, in attesa di conoscere le posizioni del governo Monti anche Marchionne può attendere.
