Alternanza scuola-lavoro: fondamenti e prospettive

5 maggio scorso, l'ITSOS Marie Curie di Cernusco sul Naviglio, la RETE ALTERNANZA LOMBARDIA e l'ANFIS (Associazione Nazionale Formatori Insegnanti Supervisori) hanno organizzato un convegno nel corso del quale si è ha affrontato il tema dell'alternanza scuola-lavoro, che apre diverse prospettive al fare scuola e ai rapporti tra scuola e mondo del lavoro, in un periodo in cui si va verso l'industria 4.0 e occorre offrire adeguate opportunità ai giovani, per rispondere alle loro aspirazioni, valorizzare la preparazione acquisita, contribuire a costruire valide prospettive per il futuro. Il convegno ha avuto il patrocinio di Comune di Cernusco, Città Metropolitana e Regione Lombardia. Il Comitato organizzatore è stato costituito da Elefteria Morosini, Umberto Pesce, Riccardo Scaglioni, Aldo Tropea. Si sono registrati grande interesse e partecipazione di scuole (non solo del territorio), di genitori, di studenti, di autorità scolastiche e locali, della stampa locale e di settore (in particolare Tuttoscuola). Docenti di varie scuole del territorio hanno dato anche validi contributi ai workshop, proponendo le loro esperienze. Alternanza e sperimentazione

L'idea di un incontro sull'alternanza all'ITSOS di Cernusco è nata dalla constatazione che l'ITSOS è stata una delle scuola pioniere in questo ambito, poiché qui la sperimentazione di percorsi di alternanza ha avuto inizio a partire dal 1979-80, in collaborazione con altre scuole. Ai presidi che all'epoca hanno guidato queste scuole e ai docenti che hanno messo in atto per primi e coordinato nel tempo i percorsi di alternanza è stato affidato il compito di aprire il convegno. I risultati positivi ottenuti nel tempo da questo progetto sono confermati dagli esiti positivi ottenuti dagli studenti in uscita dall'ITSOS nel corso di questi decenni, nonché dal fatto stesso di vedere estesa l'alternanza a tutto il sistema scolastico italiano, attraverso la legge 107/2015. Nel corso del convegno sono state proposte interviste realizzate con ex-studenti e studenti, dando voce ai fondamentali fruitori del progetto e presentando esperienze di alternanza che coprono un intervallo di tempo che va al 1984 al 2016, sintetizzate in video in cui gli ex-studenti di tutti gli indirizzi hanno raccontato le attività svolte, i risultati ottenuti le riflessioni maturate, le ricadute sulla loro attività professionale anche a distanza di anni e decenni. A queste testimonianze si sono affiancate quelle degli studenti che hanno fatto lo stage nel 2016 e che stanno per concludere, nel corso del quinto anno, il loro percorso di alternanza. Il loro contributo è stato importante anche nella raccolta e nell'elaborazione dei materiali ( come si può vedere dai titoli di coda dei video di cui alleghiamo i link, che comprendono i due video di testimonianze di ex-studenti e studenti ITSOS, il trailer di annuncio e il video di sintesi dei lavori). Richiamare l'esperienza storica maturata in quasi quarant'anni di attività ci sembra fondamentale per delineare le prospettive che si aprono per la scuola italiana, in termini di innovazione della didattica, dei curricoli, dell'offerta formativa, delle competenze da conseguire, sia da parte degli studenti che da parte degli insegnanti e dei tutor che seguono gli studenti in stage sui luoghi di lavoro. La realizzazione di questi progetti, in molte scuole, ha radici che affondano in studi, formulazione di ipotesi messe alla prova e verificate, in un percorso di ricerca-azione e di condivisione che si è sviluppato naturalmente nelle maxisperimentazioni, nate a fine anni '70, che avevano il compito specifico di “anticipare la riforma”. A questa ricerca hanno contribuito enti come ISFOL, CISEM, Università, Istituzioni europee, associazioni sindacali e imprenditoriali, ecc. Ricordare il ruolo delle maxisperimentazioni richiederebbe più di una riflessione e valutazione su cosa abbiano prodotto e come e perché l'esperienza sia stata conclusa, in concomitanza con l'entrata in vigore degli Ordinamenti Gelmini, che hanno azzerato la sperimentazione, imponendo la normalizzazione, indipendentemente dalla validità dei risultati raggiunti e dall'efficacia del mezzi adottati. L'andamento del convegno del 5 maggio ha dimostrato come dall'esperienza effettuata, ampiamente documentata e validata, si possano assumere strumenti e stimoli per la progettazione di percorsi di alternanza strutturati e che sappiano dare risposte positive alle esigenze degli studenti di avere una preparazione adeguata per affrontare il mondo del lavoro del terzo millennio. Gli sviluppi del discorso sono assai impegnativi e consistenti e certo non è stato possibile esaurirli nel corso di una giornata di studio, ma si sono poste le basi per approfondire il problema e individuare gli strumenti per realizzare esperienze qualificate ed efficaci di alternanza. Qui intendiamo richiamare i punti salienti emersi dalle relazioni. I materiali proposti durante il convegno saranno disponibili sul sito dell'ITSOS MARIE CURIE e sul sito di ANFIS. Le esperienze storiche: l'ITSOS MARIE CURIE di Cernusco sul Naviglio L'ITSOS di Cernusco sul Naviglio è impegnato nella realizzazione di progetti di alternanza scuola-lavoro fin dal 1978-9, quando insieme ad altre scuole sperimentali ha avviato stage di alternanza per tutti gli studenti delle classi quarte, allo scopo di favorire i rapporti tra scuola e mondo del lavoro, in modo da fornire agli studenti dei sette diversi indirizzi presenti nella scuola una preparazione culturale e professionale che consentisse loro di affrontare con competenze adeguate il loro futuro professionale e/o di studio, sia per indirizzi liceali che tecnici: dal classico all'elettrotecnico, dal socio-pedagogico all'informatico, dal chimico al giuridico-amministrativo, al linguistico moderno. La progettazione è stata condotta con il contributo di ISFOL, Università, mondo del lavoro e dell'impresa, come è testimoniato dalle pubblicazioni che documentano il percorso e che forniscono dati quantitativi e qualitativi. In particolare segnaliamo “Una scuola anticipa la riforma- L'esperienza scuola-lavoro dell'Itsos di Cernusco s/N”, che nel 1984 raccoglie le riflessioni sui primi anni di sperimentazione. Fin dall'inizio l'alternanza è stata concepita come parte integrante dell'offerta formativa dell'Itsos, ben incardinata anche dal punto di vista organizzativo, con la realizzazione di un Comitato di gestione, stage per docenti, schedario aziende/enti, visite guidate ad ambiti lavorativi con funzione orientante, stage per studenti di tutti gli indirizzi, utilizzo dei laboratori in collegamento con le aziende, costante revisione dei curricola, iniziative di collegamento con la FP. Il percorso di alternanza è stato ideato fin dall'inizio come parte integrante del curricolo e del percorso formativo dello studente. La preparazione allo stage iniziava ben prima del periodo dedicato di giugno, con la sensibilizzazione degli studenti, la presentazione dei posti stage, la strumentazione per l'analisi delle figure professionali e delle caratteristiche del luogo di lavoro, momenti di socializzazione e riflessione sull'esperienza, career day, la documentazione e valutazione del percorso, da proporre anche in sede di esame di Stato. I dati raccolti nel corso degli anni segnalano l'aumento del numero degli studenti coinvolti dai 50 dei primi anni '80 ai 250 dei primi anni 2000. Le imprese coinvolte nell'offerta di posti stage sono passate nello stesso intervallo di tempo, da una quarantina a circa 160. Un'altra delle caratteristiche dell'alternanza all'Itsos da sottolineare, è la gamma di indirizzi coinvolti, sia di tipo liceale che tecnico, stipulando convenzioni con imprese, enti culturali, scuole, università, ecc. e fornendo occasione agli studenti di sperimentare attività in luoghi di lavoro coerenti con i loro studi e di verificare il proprio orientamento circa la prosecuzione universitaria. Tutto ciò ha portato a considerare l'importanza dell'alternanza Itsos anche in ambito europeo: l'itsos Marie Curie è considerato come caso di studio (unico italiano) in un quaderno OCDE del 1992, dedicato a “Schools and Businnes: a new partnership”. L'attenzione e la partecipazione dell'ITSOS ai progetti europei, sviluppatasi a partire dal 1987/88, ha portato a realizzare stage di alternanza all'estero, che proseguono anche oggi offrendo agli studenti di tutti gli indirizzi la possibilità di svolgerli in Francia, Germania, UK e Irlanda. Sempre nel 1987/88, altro progetto d'anticipazione avviato è stato quello dedicato a “Educare all'imprenditoria giovanile”, su cui è stato pubblicato un rapporto che sintetizza i fondamenti e la metodologia, che comprende i primi 9 piani di impresa formulati dalle équipe di studenti e docenti tutor. Le esperienze storiche: l'ITSOS Primo Levi di Bollate Al Primo Levi di Bollate l'alternanza parte nel 1987/88 coinvolgendo gli indirizzi Biologico ed Economico – Amministrativo, e articolandosi in un periodo stage tra giugno e luglio del quarto anno, con la definizione delle figure dei tutor, interno e esterno, e di precise procedure. Punti cardine, condivisi anche dalle altre sperimentazioni, sono la professionalità polivalente come idea guida della progettazione; la valenza orientativa, che esclude attività di mero addestramento; l’attività di progettazione didattica come condizione preliminare per una buona riuscita; la partecipazione degli studenti alla programmazione, organizzazione e attuazione del progetto, valutazione dell’esperienza; la coerenza col profilo in uscita dell’indirizzo; la presenza di attività prima, durante e dopo lo stage, a forte valenza formativa. Nel suo intervento il preside Antonio Valentino ha voluto sottolineare elementi caratterizzanti l'esperienza di Bollate, validi a tutt'oggi: la centralità dei laboratori; la laboratorialità come valore formativo, più che come metodologia didattica (modello organizzativo e cultura dell’esperimento); il progetto come espressione dell’autonomia organizzativa e progettuale degli indirizzi e dei gruppi di docenti, vere comunità di pratiche, fortemente motivanti; l'alleanza scuola-impresa-territorio per la co-progettazione e la co-valutazione e per una costante verifica e ridefinizione del profilo professionale in uscita (già a partire dal 1986, con i progetti scuola lavoro del CISEM e la ricerca sul profilo del Biologico). Chiuderei questa parte con le parole del preside Valentino, che ripensando l'esperienza degli anni '80, riflette su cosa ha dato la spinta alla sperimentazione e ha permesso di sostenerla e portarla avanti negli anni, fino ad oggi. Sono riflessioni valide per tutte le scuole che hanno fondato l'alternanza: “Il vero punto di forza era il gruppo storico fondatore e dirigente della scuola. Del quale faceva parte certamente il Preside, visto come il responsabile di tutto, soprattutto sotto il profilo gestionale e amministrativo, una voce autorevole. Il gruppo dirigente era costituito dal gruppo storico, dai fondatori e dagli acquisti dei primi anni, diventati punti di riferimento nei gruppi di Indirizzo e nei GD, ma anche nella gestione dei progetti. Era un gruppo consistente, ma non maggioritario; disomogeneo al proprio interno, politicamente diviso tra un’area riformatrice e un’area radicale. L’idea aggregante / accomunante era la “sperimentazione”, il fatto di essere una sperimentazione autonoma, non ministeriale. Era l’orgoglio e la sfida che attraversava la maggior parte di quelli che vivevano l’esperienza.” Chi scrive (come altri che sono intervenuti al convegno del 5 maggio) ha vissuto questi anni di sperimentazione e ha condiviso questo impegno comune e questa atmosfera di coinvolgimento. Senza indulgere alla nostalgia, ma facendo seguito all'impegno svolto personalmente dal 2000 nella formazione dei nuovi docenti e sostenuto da ANFIS, si sottolinea come sia fondamentale che i docenti ritrovino e coltivino questa forte identità professionale per dare prospettiva all'innovazione e migliorare la partecipazione e il benessere a scuola, centrato sulla relazione docentestudente. Le esperienze storiche: ITC Enrico Tosi di Busto Arsizio “Il Triangolo Formativo” di Cesano Maderno ITC C.E. Gadda di Paderno Dugnano Marco Spriano dell'ITC Enrico Tosi di Busto Arsizio, dove l'alternanza scuola – lavoro ha avuto inizio nell’anno scolastico 1979-80, ha ricordato l'atmosfera pionieristica, la partecipazione dei docenti alla fondazione dell'alternanza nel suo istituto e gli ottimi risultati ottenuti col coinvolgimento di un numero sempre maggiore di studenti e imprese: dai 100 nel 1995 a 610 nel 2015/16, di cui 86 all'estero e 36 presso altre scuole (Bolzano), con 435 convenzioni stipulate con aziende, tra cui le prime all’estero in Olanda. Nel 2000 sono state introdotte le prime Imprese Formative Simulate. Augusta Galli ha proposto il contributo dell'ITC C.E. Gadda di Paderno Dugnano, dove l'elaborazione del progetto di alternanza è partita nel 1977-78 e nell'88 gli stage sono stati estesi a tutti gli indirizzi, cui sono stati proposti anche corsi post-diploma per lo sviluppo della professionalità. Ha concluso sottolineando la valenza formativa dell'alternanza, a fronte delle obiezioni (di un tempo e di ora) di inutilità, sfruttamento, irrilevanza delle attività svolte o pura dimensione di apprendistato, mentre la riflessione condotta fin dalle prime esperienze degli anni '80 mette in evidenza come sviluppi una “cultura del lavoro”, fondamentale nel processo di integrazione sociale e componente significativa dell’educazione ad una cittadinanza consapevole. Maria Grazia Demaria dell'ITC Pascal di Limbiate ha ripreso l'esperienza del Triangolo formativo, che nasce nel 1994 dall'incontro di un gruppo di insegnanti di 7 scuole diverse referenti di progetti di alternanza scuola-mondo del lavoro; la loro iniziativa trovava il supporto del CAAM (Consorzio di Comuni dell’Area Alto Milanese), che ha messo a disposizione del gruppo di scuole le proprie strutture e i contatti con aziende ed enti locali della zona e tre Centri di Formazione Professionale della stessa area. Il gruppo di docenti di diverse scuola ha continuato a operare coordinando le attività, nonostante la fine del semiesonero, che riconosceva le ore dedicate, utilizzando una struttura organizzativa che superava l’identità della singola istituzione scolastica e formativa, presentandosi ai diversi soggetti del territorio come un’unica entità rappresentante il sistema formativo territoriale. Alla voce di presidi e docenti, hanno fatto seguito quelle degli ex-studenti che hanno usufruito dei percorsi di alternanza scuola lavoro. Le loro testimonianze hanno proposto una realtà complessa e variegata, ricca di stimoli per la formazione e l'orientamento, frutto dell'impegno teorico e pratico delle équipe di alternanza. E’ possibile ascoltare direttamente gli interventi a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=BTgn_uqYC2Y L'alternanza contemplata dalla L 107/2015 Nella seconda parte della mattinata si è spostata l'attenzione sull'alternanza proposta dalla legge 107 del 2015, che la rende obbligatoria, estendendola a tutte le scuole, con un monte ore differenziato da distribuire nel corso del triennio: si tratta di 200 ore per gli indirizzi liceali e di 400 per quelli tecnici. Ne hanno parlato il prof. Domenico Simeone, dell'Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, che richiamando l'immagine proposta dal manifesto del convegno, ha sottolineato come non si tratti di giustapporre due aspetti opposti, ma di cogliere la necessaria integrazione tra le competenze fornite dal curricolo fondato sulle discipline e le esperienze condotte attraverso l'approccio al mondo del lavoro. Sarebbe, quindi, più opportuno parlare di “continuità” piuttosto che di “alternanza”, ribaltando una lunga consuetudine propria dell’impianto gentiliano delle scuole di secondo ciclo e comprendere che essa riguarda non solo l’operatività delle scuole tecnico-professionali, ma anche l’impianto culturale complessivo dei licei. Precisamente questa è la ragione delle difficoltà attuali, più ancora di quelle praticoorganizzative che pure senza dubbio esistono. Aldo Tropea, coordinatore della Rete Alternanza Lombardia, ha ripreso i temi sviluppati dal prof. Simeone rilevando come l’ “obbligatorietà” dell’alternanza si inscriva nella crisi dell’impianto centralista e costituisca il risvolto didattico di un’autonomia capace di dare risposte alle domande formative del territorio, piuttosto che limitarsi a trasmettere saperi strutturati. Ma allora è necessario che non sia un semplice percorso a latere del piano di studi dei vari indirizzi ma costituisca un fattore di rinnovamento dell'impianto complessivo, anche sul piano dell'organizzazione del tempo e delle risorse. L'alternanza, se ben realizzata, contribuisce a cambiare il modo stesso di proporre le discipline, che devono integrarsi tra loro e ridefinirsi nell'ottica della didattica delle competenze. Riprendendo una classica affermazione di Edgar Morin, la “testa ben fatta” è quella capace di affrontare e risolvere problemi nuovi che chiedono soluzioni creative, andando a reperire gli strumenti teorici e pratici necessari. Per aiutarli in questo senso, il docente svolge una funzione di consulente e di tutor, non di depositario di soluzioni precostituite. Dopo le interviste agli studenti del quinto anno degli indirizzi dell'ITSOS Marie Curie, che hanno proposto le esperienze condotte negli stage fatti nel giugno 2016 (link al video https://www.youtube.com/watch?v=QqJx-Wt2PiM&t=22s ) si è parlato di valutazione, problema che è stato affrontato da Bruna Margaglia, della Rete Alternanza Lombardia. Per la valutazione delle competenze acquisite nelle attività di alternanza servono tecniche di valutazione che permettano l’accertamento sia del processo che del risultato. Responsabile della valutazione è il consiglio di classe, che deve tenerne conto in sede di scrutinio. Inoltre, dall'introduzione della L.107, l'alternanza è anche oggetto dell'esame di Stato, in cui il candidato è invitato a illustrare il percorso svolto e i risultati conseguiti. Tramite apposite griglie di valutazione andrà condotta l'osservazione dell'attività dello studente, le sue risposte di fronte a richieste impreviste o alla necessità di risolvere problemi, l'adeguatezza delle soluzioni trovate, il raggiungimento di competenze trasversali. Considerato che i valutatori sono diversi (i vari tutor di impresa) è importante condividere i criteri, che possono essere, ad esempio, i seguenti: la quantità prodotta, la conformità del prodotto alle specifiche, il tempo di esecuzione, il rispetto delle istruzioni, la continuità di applicazione, la rapidità di reazione (risposta a una richiesta, modifica del comportamento a una variazione del contesto…), il grado di integrazione (collaborazione, reporting, scambio…). L'importante è definirli e condividerli. La mattinata si è conclusa con l'intervento di Pierfranco Ravottto, dell'AICA, che ha affrontato l'alternanza nella scuola digitale tra lavoro dipendente che cambia e imprenditorialità che apre a prospettive impreviste, in uno scenario che si trasforma nella prospettiva dell'industria 4.0. La creatività è un approccio indispensabile per affrontare il cambiamento e proporsi nel mondo del lavoro in modo propositivo, come suggerisce anche il PNSN (Piano Nazionale della Scuola Digitale), valorizzando il contributo alla digitalizzazione e all'introduzione di approcci innovativi e basati sulle tecnologie, che gli studenti possono proporre alle piccole imprese e alle attività artigiane sul territorio, assumendo un ruolo da protagonisti, attraverso gli stage. Oggi l'industria 4.0 richiede figure professionali nuove, non sempre prevedibili, e pone compiti che richiedono approccio creativo e capacità di risolvere problemi, più che un patrimonio di nozioni e procedure acquisite. I workshop e la tavola rotonda Nel pomeriggio si sono tenuti quattro workshop su alcuni aspetti specifici dell'alternanza, cui hanno contribuito anche docenti di altre scuole. Silvana Salici e Laura Coltro dell'ITSOS Marie Curie hanno parlato di Alternanza all'estero a un nutrito gruppo di docenti interessati; per quanto riguarda i Percorsi di alternanza nei licei è stata proposta l'attività di una classe del Liceo Frisi di Monza, condotta dai professori Ferrara e Puti, che ha presentato un progetto di spazi flessibili per la propria scuola, Elisabetta Sangalli ha fatto una panoramica degli stage proposti al liceo classico dell'Itsos, mentre tramite una presentazione realizzata dalle studentesse del Liceo delle scienze Umane sono state illustrate le attività svolte per una decina di giorni dalle terze nelle classi della primaria e della scuola dell'infanzia, in collaborazione con i docenti-tutor. Al WS Dall'aula all'impresa e viceversa hanno contribuito le referenti ASL dell’ITE Argentia di Gorgonzola (Arfani), dell’ITE Nizzola di Trezzo sull’Adda (Gardonio) e dell’ITSOS Steiner di Milano (Presotto). Sono stati presentati il progetto ASL dell’indirizzo AFM; l’esperienza di Impresa Formativa Simulata realizzata dall’indirizzo Informatico in collaborazione con Hewlett Packard Enterprise; l’esperienza stage di uno studente dell’indirizzo Elettrotecnico. Nel ws sull' Impresa formativa simulata svolto con il coordinamento di Ada Messina dell'ITSOS Marie Curie, Barbara Nebuloni, Simucenter - IIS Dell'Acqua Legnano, ha proposto il percorso altamente strutturato e qualificato di IFS, da svolgere in collaborazione con imprese per dar luogo a un piano di impresa con caratteri di fattibilità; Francesca Benedetti, della Rete “Get-In”, ha presentato le esperienze condotte all'ITE Tosi di Busto Arsizio, dove gli studenti realizzano l'impresa simulata in un contesto internazionale. Infine la giornata si è conclusa con una tavola rotonda cui sono intervenuti esponenti del MIUR, dell'USRL, del mondo del lavoro e della formazione. L'on. Simona Malpezzi ha sottolineato l'impegno del governo a sostegno dell'alternanza, sia sul piano finanziario che su quello della formazione dei docenti; Roberto Proietto dell'USRL, ha chiaramente indicato come l'aver reso obbligatoria l'alternanza richieda un rinnovamento complessivo della scuola, sia a livello organizzativo che didattico, in quanto ne è investito il complesso dell'offerta formativa e la gestione spetta a tutti i docenti; a questo proposito Riccardo Scaglioni ha posto la necessità di una formazione dei tutor sia scolastici che d'impresa, sottolineando le differenze che si registrano in Italia a livello territoriale e socioeconomico, di cui si deve tener conto nello stabilire la relazione tra scuola e lavoro; su questo sono intervenuti i rappresentanti di Assolombarda, Davide Ballabio e del FLC-CGIL, Tobia Sertori, che pur osservando alcune criticità, hanno dimostrano grande attenzione e disponibilità a intervenire fattivamente nel campo della formazione dei giovani al mondo del lavoro. Formazione e governance: due strumenti necessari all'innovazione La strada da seguire per dare risposte utili alle scuole che tentano di mettere in campo percorsi di alternanza a partire dall'obbligo di legge, senza avere gli strumenti né l'esperienza per realizzarli adeguatamente, deve partire dalla conoscenza di ciò che si è realizzato nel corso degli anni. In alcuni casi c'è anche chi propone scorciatoie a pagamento e spesso discutibili. Segnalazione e denunce in proposito giungono da genitori, studenti e organi di informazione. Ma a proposito di quel che propone il mondo dell'informazione, dobbiamo notare purtroppo come sia connotata assai spesso da approssimazione e scarsa conoscenza delle questioni reali. Un esempio in proposito lo offre il numero del 7 maggio dell'Espresso, che pubblica un articolo intitolato “Scuola che lavoraccio”, sottotitolo: “L'alternanza studio-formazione non funziona. Lo dimostriamo con un'inchiesta sul campo”. Ora l'inchiesta sul campo consiste nel presentare l'opinione di 10 insegnanti di altrettante scuole, che parlano di esperienze variegate, alcune positive altre all'opposto. Ma il titolo dell'unico paragrafo mette in evidenza che “C'è anche chi pulisce i bagni”, pur se nel corpo del testo si parla anche di esperienze di qualità all'ENI, alla Nuovo Pignone, all'Istituto Nucleare di fisica di Roma, ecc. Se è vero che alcune situazioni sono attaccabili e criticabili, ci sembra che il tema richieda una maggiore impegno di approfondimento, ben sapendo che per realizzare adeguati percorsi di alternanza in tutte le scuole d'Italia serve tempo e un sostegno deciso da parte del MIUR. Come per altre innovazioni proposte dalla 107/2015, bisogna essere consapevoli che per la loro applicazione positiva occorre una governance chiara e efficiente e una formazione dei docenti che devono esserne i protagonisti e che non possono improvvisare competenze fino ad ora trascurate dal loro profilo professionale. Dalle intenzioni dichiarate occorre passare ai fatti concreti, da parte del MIUR, mettendo a disposizione le risorse necessarie, che non sono solo quelle finanziarie