Pare che ora ad Adro (Brescia) la polemica, innescata da genitori in regola col pagamento delle rette, sia sul fatto che la refezione scolastica è un optional, un servizio aggiuntivo rispetto alle lezioni e che quindi, come tale, va pagata. Sul fatto che la mensa abbia dei costi e debba essere pagata (sulla base di tabelle diversificate secondo i redditi delle famiglie, come ad es. avviene a Milano) non ci sono dubbi. Quel che forse si dimentica e/o che lo stesso sindaco di Adro sembra ignorare è il fatto che comunque la mensa, nella scuola a tempo pieno, è parte integrante dell’orario delle lezioni, è da considerare all'interno delle attività scolastiche e non fuori.
Tra l’altro la mensa, nelle scuole a tempo pieno, non è mai stata considerata pura e semplice "ristorazione", ma momento educativo coessenziale alla crescita dell’alunno insieme al leggere scrivere far di conto ed alle attività laboratoriali. Si è sempre trattato di educazione alimentare, di momento altamente socializzante e pieno di rapporti relazionali importanti per una sana convivenza bambino-bambino e bambino-adulti di riferimento.
Sta diventando “trendy” per i nuovi barbari della Lega lasciare a pancia vuota i bambini di famiglie in difficoltà, in ritardo con i pagamenti della mensa scolastica. Dopo il pane e acqua di Montecchio, lo zelante sindaco bresciano di Adro, ordina addirittura di lasciarli fuori dalla porta del refettorio. Barbaro e inutile politicante va considerato un amministratore che vuole occuparsi dei bollettini prima che del benessere dei bambini della propria città. Amministrare una comunità significa dedicarsi innanzitutto ai bisogni dei più deboli. La crisi economica strozza le famiglie: i Comuni rivedano le tariffe di mense e trasporto scolastico, riducendole o esentando i genitori precari senza contratto, i cassa integrati, gli artigiani o commercianti che hanno chiuso le attività; il Governo preveda un fondo che permetta agli Enti locali di sostenere le famiglie in difficoltà.
Formigoni, sulla scuola, ha pochi ma precisi obiettivi: premiare e sviluppare la scuola non statale; sostituire il centralismo statale con il centralismo regionale, facendo entrare sempre più la regione nella scuola (gli episodi sono ormai innumerevoli); attraverso la “dote scuola” compiere operazioni “populistiche” che hanno tra gli altri effetti quello di impedire una complessiva politica di potenziamento e qualificazione dell’offerta di istruzione e formazione.
Nella Circolare di Iscrizione ai Nidi d’Infanzia 2010-2011, risulta fuorviante l’indicazione che pone sullo stesso piano, assegnando il medesimo punteggio, un nido pubblico ed uno privato accreditato.
Abbiamo scritto recentemente della drammatica situazione finanziaria degli istituti scolastici e dei loro bilanci in rosso. Vorremmo ora approfondire l’argomento da un altro punto di vista, quello dei genitori. Vale a dire: quali sono le ricadute di questo stato di cose sull’utenza, sui genitori degli alunni? Quali sono, in altri termini, le ripercussioni sociali della crisi finanziaria delle scuole?
Com’è noto, l’art.21 della Legge n.59/1997 e soprattutto l’art. 1 del DPR 275/1999 definiscono natura e scopi dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.
