Enti locali

Pare che ora ad Adro (Brescia) la polemica, innescata da genitori in regola col pagamento delle rette, sia sul fatto che la refezione scolastica è un optional, un servizio aggiuntivo rispetto alle lezioni e che quindi, come tale, va pagata.  Sul fatto che la mensa abbia dei costi e debba essere pagata (sulla base di tabelle diversificate secondo i redditi delle famiglie, come ad es. avviene a Milano) non ci sono dubbi. Quel che forse si dimentica e/o che lo stesso sindaco di Adro sembra ignorare è il fatto che comunque la mensa, nella scuola a tempo pieno, è parte integrante dell’orario delle lezioni, è da considerare all'interno delle attività scolastiche e non fuori.

Tra l’altro la mensa, nelle scuole a tempo pieno, non è mai stata considerata pura e semplice "ristorazione", ma momento educativo coessenziale alla crescita dell’alunno insieme al leggere scrivere far di conto ed alle attività laboratoriali. Si è sempre trattato di educazione alimentare, di momento altamente socializzante e pieno di rapporti relazionali importanti per una sana convivenza bambino-bambino e bambino-adulti di riferimento.

Sta diventando “trendy” per i nuovi barbari della Lega lasciare a pancia vuota i bambini di famiglie in difficoltà, in ritardo con i pagamenti della mensa scolastica. Dopo il pane e acqua di Montecchio, lo zelante sindaco bresciano di Adro, ordina addirittura di lasciarli fuori dalla porta del refettorio. Barbaro e inutile politicante va considerato un amministratore che vuole occuparsi dei bollettini prima che del benessere dei bambini della propria città. Amministrare una comunità significa dedicarsi innanzitutto ai bisogni dei più deboli. La crisi economica strozza le famiglie: i Comuni rivedano le tariffe di mense e trasporto scolastico, riducendole o esentando i genitori precari senza contratto, i cassa integrati, gli artigiani o commercianti che hanno chiuso le attività; il Governo preveda un fondo che permetta agli Enti locali di sostenere le famiglie in difficoltà.

vedi intervento di Sara VALMAGGI  in www.scuolaoggi.org/Milano

 

Formigoni, sulla scuola, ha pochi ma precisi obiettivi: premiare e sviluppare la scuola non statale; sostituire il centralismo statale con il centralismo regionale, facendo entrare sempre più la regione nella scuola (gli episodi sono ormai innumerevoli); attraverso la “dote scuola” compiere operazioni “populistiche” che hanno tra gli altri effetti quello di impedire una complessiva politica di potenziamento e qualificazione dell’offerta di istruzione e formazione.
 
Combattere e contrastare una politica di questo tipo non è facile, perché è come se si parlassero due linguaggi diversi e perché le strategie – la nostra, la sua – sono troppo distanti. Un esempio? Noi siamo per la valorizzazione dell’autonomia scolastica e per il suo pieno riconoscimento e, non a caso, abbiamo presentato un progetto di legge specifico su questo. Cosa ha fatto, invece, Formigoni? Nel Consiglio di rappresentanza delle autonomie locali, solo dopo pressioni delle scuole (e nostre) ha inserito ben un (dicesi: uno) rappresentante delle autonomie scolastiche.

per leggere il testo dell'interpellanza presentata alla Camera dall'on. De Pasquale (PD)   sull'edilizia scolastica

clicca     qui

Nella Circolare di Iscrizione ai Nidi d’Infanzia 2010-2011,  risulta fuorviante l’indicazione che pone sullo stesso piano, assegnando il medesimo punteggio, un nido pubblico ed uno privato accreditato.
Il Comune di Milano non ha le risorse allocate per soddisfare le esigenze di tutte le famiglie che potrebbero fare richiesta di entrare in un nido privato ed inoltre il corrispettivo mensile che viene assegnato ai nidi privati accreditati soddisfa in parte le esigenze degli operatori. A quelle cifre risulterebbe impossibile per loro gestire il proprio nido. Non vengono considerate a sufficienza, ed in questo periodo di crisi è grave, le famiglie in cui uno dei genitori o entrambi sono disoccupati. Non c’è alcuna indicazione che preveda per le numerose famiglie in attesa di permesso di soggiorno la possibilità di iscriversi al nido.

Abbiamo scritto recentemente della drammatica situazione finanziaria degli istituti scolastici e dei loro bilanci in rosso. Vorremmo ora approfondire l’argomento da un altro punto di vista, quello dei genitori. Vale a dire: quali sono le ricadute di questo stato di cose sull’utenza, sui genitori degli alunni? Quali sono, in altri termini, le ripercussioni sociali della crisi finanziaria delle scuole?

 "A questo punto - come diceva Lubrano - sorge spontanea una domanda". Chi finanzia oggi la scuola pubblica e ne sostiene i costi di funzionamento? Se si va minimamente ad indagare ci si imbatte subito in un dato: oltre ai finanziamenti ministeriali (nel corso degli anni sempre più scarsi) ed ai contributi degli enti locali per il diritto allo studio (anch’essi in calo verticale) è andato assumendo sempre più importanza nel corso degli anni il contributo diretto dei genitori. Vogliamo parlarne?

Assessore Moioli,   

venerdì 20 ottobre il Corriere della Sera pubblica una sua intervista . Leggo: "Noi siamo fissati con il rispetto della legalità. E ascoltiamo le richieste dei milanesi(...) ai milanesi danno fastidio i lavavetri, le donne che chiedono l' elemosina con il pancione o con i bambini piccolissimi tenuti lì al freddo per ore. I milanesi associano i rom a tanti reati". Questo riferirsi generalizzato "ai milanesi" mi ha profondamente indignato.

Sono nata a Milano, cresciuta a Milano, vissuta a Milano, e non mi riconosco in nessuna delle sue affermazioni. Mentre celebrava il ventennale della Carta dei Diritti all’Infanzia, acconsentiva allo sgombero del campo Rom di via Rubattino, dei suoi abitanti,uomini, donne e bambini, rendendo vana l’esperienza di integrazione dei piccoli ROM nelle scuole del quartiere.

 

 Com’è noto, l’art.21 della Legge n.59/1997 e soprattutto l’art. 1 del DPR 275/1999 definiscono natura e scopi dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Riconosciuta formalmente (almeno sul piano giuridico) l’intuizione e l’idea stessa dell’autonomia delle istituzioni scolastiche – ripresa anche in alcune leggi regionali - si è posta nel corso degli anni la questione della loro rappresentanza.

Ci si è chiesti, in altre parole, quale potesse essere il soggetto che rappresenta la scuola autonoma presso l’amministrazione scolastica, le Regioni e gli enti locali. Sono così sorte, in diverse situazioni territoriali e per iniziativa in genere dei dirigenti scolastici, le Associazioni delle scuole autonome, un po’ sul modello dell’Anci, l’associazione nazionale dei comuni.