Insegnanti

Chissà se la prossima circolare sulle iscrizioni – la prima dopo la legge 94/2009 sull’immigrazione – scriverà senza ombra di dubbio che il diritto dei ragazzi stranieri ad iscriversi a scuola, a partire da quella per l’infanzia, e ai corsi di istruzione e formazione, non può essere in alcun modo condizionato da un’eventuale condizione di irregolarità, cioè dall’assenza del permesso di soggiorno .
Che le istituzioni scolastiche e le agenzie formative non devono richiedere né all’atto di iscrizione né in altre circostanze la presentazione del titolo di soggiorno .Che dirigenti e personale non hanno alcun obbligo di segnalare, e anzi non devono proprio farlo, un’irregolarità – sia di ingresso che di permanenza in Italia – che la legge 94 ha recentemente fatto diventare reato: punibile per chi lo commette, e anche per chi non lo denuncia.

In tempi di fannulloni e relative reprimende, questa lettera di una normale professoressa di scuola
secondaria superiore, restituisce al lavoro nella scuola quella dimensione materiale che troppo spesso è elusa, dimenticata o forse neppure conosciuta. La prof, sceglie una rappresentazione che non manca di ironia, divertimento, scherzoso approccio alla fatica. E’ un buon segno perché la nevrosi, in questa professione, è dietro l’angolo e se ne intuiscono le ragioni. Ma lo sguardo in apparenza leggero non fa velo delle tante vere difficoltà che ogni insegnante serio incontra nel suo lavoro. Parlarne non farà male e non svaluterà la professione. Renderla leggibile, trasparente, valutabile, anche nei suoi “piccoli” e faticosi aspetti potrà concorrere a superare una certa sacra rappresentazione che ancora aleggia in tante colte riflessioni. La prof non si firma e non ce n’è bisogno: la sua è una lettera di una delle tante normali professoresse della nostra scuola.

 

Sono alla disperata ricerca di argomenti e indicazioni per capire cosa accade nel nostro settore

e come la confusione sia suprema, parlo soprattutto per la mia Provincia, Brescia. Mi hanno

costretto a presentare la domanda di trasferimento al buio, senza conoscere dati, disponibilità

effettive, sedi o quant'altro possa servire ad orientare una scelta.

 

La manovra finanziaria Berlusconi – Tremonti 2010 in discussione in Parlamento prevede,

per quanto riguarda circa 800.000 insegnanti: il divieto al rinnovo del prossimo contratto di

lavoro per gli anni 2010 – 2012; restrizioni sulla “liquidazione”; blocco dell’anzianità, nel

senso che gli anni 2010-’11-’12 non sono utili ai fini della maturazione nè delle posizioni

stipendiali né degli scatti retributivi, in pratica la carriera del personale viene allungata di

tre anni per legge.

In ragione di tutto ciò, secondo un Dossier elaborato dalla FLC-CGIL, la perdita economica

media nel prossimo triennio andrebbe da un minimo di 3000 a un massimo di 4300 euro

per un insegnante di scuola dell’infanzia ed elementare; di 3300-4500 per un insegnante di

scuola media; di 3500-4750 per chi insegna nella secondaria superiore.

Ci siamo abituati, e avvalliamo tale abitudine nel nostro dibattito politico, ad unificare sotto la categoria del cosiddetto “federalismo” obiettivi e processi assai diversi che una “buona cultura politica” dovrebbe considerare, proporre, perseguire fondandoli su una rigorosa distinzione di significati. Sono invece accomunati elementi come il decentramento, la deconcentrazione del potere, politico e amministrativo, la diversa distribuzione di competenze, la distinzione tra tecnostrutture della programmazione territoriale e presidii politici (vedi Province).

Basterebbe anche un superficiale confronto internazionale sulle diverse modalità con le quali quasi ovunque in questi decenni sono stati riorganizzati i poteri pubblici per comprendere la spropositata enfasi con la quale i medesimi obiettivi si pongano oggi in Italia sotto una etichetta che, proprio per essere enfatica e tecnicamente scorretta, rappresenta la sostanziale premessa per rallentare, drammatizzare, mandare “fuori bersaglio” le politiche di riforma amministrativa e istituzionale.

In attesa che una “buona cultura politica” compia la sua opera pedagogica, prendiamo a riferimento il Titolo V della Costituzione, riformato nel 2001 e sul quale il popolo si è espresso, per indicare quali dei suoi contenuti hanno, in fase di auspicabile attuazione, riflesso sulla politica scolastica e sulle sue determinazioni fondamentali.

Questa mattina i giornali che vengono distribuiti gratuitamente in metropolitana e nei punti di passaggio riportavano una notizia: saremmo di fronte ad un boom delle ripetizioni. Le famiglie degli alunni della secondaria superiore, messe di fronte al rischio non tanto di una bocciatura quanto, soprattutto, di una non ammissione all’esame di stato, starebbero ricorrendo massicciamente alle ripetizioni private per i loro figli. Si tratta di spese da affrontare che vanno dai 10 euro all’ora per matematica (se la lezione è impartita da uno studente universitario) ai 50 euro per greco (se la lezione è impartita da un insegnante di liceo): per l’esattezza da 20 a 50 euro per greco, da 15 a 40 per latino, da 15 a 35 per inglese, da 10 a 30 per matematica, da 15 a 40 per italiano.

...

25 maggio 2010, dice Berlusconi: “La manovra non colpirà né la sanità, né la scuola, né l’università”. 

27 maggio 2010. Berlusconi e Tremonti illustrano la manovra finanziaria che prevede di far ricadere su scuola università e ricerca circa 1/5 dei costi complessivi ( 4-5 miliardi su un totale di 24!) della manovra del governo!

Ecco come. 

L'intreccio perverso della manovra Tremonti che seppellisce la riforma Brunetta-Gelmini, prendendo di mira ancora una volta il pubblico impiego e la scuola.

Gli stipendi nel pubblico impiego non solo non cresceranno ma subiranno anche un taglio sull’inflazione programmata. Insomma, almeno per il pubblico impiego sarà una piccola Grecia.

E non solo. Il famoso 30% dei risparmi sui tagli agli organici che ammontano a oltre 2 Miliardi,  e quindi 6-700 milioni di euro che la Gelmini voleva  destinare ai prof più meritevoli, saranno inghiottiti interamente a coprire il debito, con la manovra voluta da Tremonti.

La sortita del dr.Limina, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna, non è un incidente di percorso né la sua è una circolare dal sen fuggita.

A dimostrarlo sono le prese di posizione di tutto il centro-destra, da quello bolognese ai maggiorenti nazionali del pdl , ministro Gelmini in testa.

La solidarietà di MariaStella nei confronti del direttore regionale del Miur dell’Emilia Romagna che con una nota riservata inviata agli operatori scolastici della regione intende esplicitamente mettere il bavaglio agli insegnanti che parlano con la stampa o dissentono dalle linee del governo. Tale direttore generale dell’USR Emilia-Romagna si è evidentemente sentito a suo agio nello sposare la linea liberticida del governo in materia di intercettazioni e di bavaglio alla stampa. Prontamente , infatti, la ministra Gelmini ha emesso un comunicato di condivisione e sostegno pieno all’operato del direttore Limina, che ha invitato tutto il personale della scuola a osservare un comportamento istituzionale (sic!).