Insegnanti

Nove vicende, nove storie di vita vissuta che coprono un arco di tempo lungo e frastagliato: dai fervori entusiasmanti del ’68 ai giorni nostri. La forma letteraria del racconto assunta come espediente stilistico per proporre non solo passioni, entusiasmi - e coerenze - di una vita –, ma anche convinzioni, riflessioni spesso amare su questa nostra stagione così disorientante e spesso avvilente.  Sto parlando di "Educo, ergo sum", titolo non felicissimo di un libro appassionante e molto stimolante. 

Dicevo: nove storie. Ma "storie"? Direi piuttosto frammenti di vita, vicende recuperate dalla memoria per riproporre significati, chiavi di lettura dell’oggi o in ogni caso convinzioni, fedi (sempre profondamente laiche), idee di futuro da consegnare ai giovani. E raccontate con uno stile fluido, narrativo, riflessivo anche quando presenta vicende entusiasmanti; scelto per parlare al lettore senza avanzare pretese, ma anche senza ambiguità o infingimenti. Da questo punto di vista ( e non solo), libro profondamente autobiografico, per chi conosce e ha frequentato l’Autore.

 

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film "L’albero degli zoccoli". Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica. A scanso di equivoci, premetto che:
- Non sono "comunista". Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici dì tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.

vedi articolo di Pippo FRISONE  in   www.scuolaoggi.org/Milano   o clicca   qui

 

Il confronto tra gli organici di diritto previsti in Lombardia per il 2010/11 e quelli del 2009/10 non lascia alcun dubbio : con 89.207 posti assegnati c’è già un primo taglio secco di 2.760 posti docenti rispetto ai 91.967 del 2009/10.

Ma il confronto sugli organici di diritto lascia un po’ il tempo che trova, non fosse per l’incidenza che ha sui movimenti del personale e sulle assunzioni in ruolo. Quello che invece interessa veramente rispetto al funzionamento delle scuole nonché al tempo scuola e ai servizi da dare all’utenza, sono le risorse di organico che effettivamente verranno garantite all’inizio delle lezioni, cioè a settembre.

Cari genitori,   in questi anni anche il nostro Istituto, come tutta la scuola pubblica, sta vivendo un grave periodo di crisi a causa della riforma Gelmini e dei continui tagli economici imposti dalla legge finanziaria. Non si tratta solo della mancanza della carta igienica o dei gessi, ma di quello che succede nelle classi, tutti i giorni, sul piano della didattica. Alle elementari è ormai consuetudine che gli insegnanti "in compresenza" vengano utilizzati per sostituire i colleghi assenti. Garantire ogni giorno almeno un insegnante per classe è diventato ormai un’impresa, un rompicapo basato sull’incastro delle ore d’insegnamento che si risolve solo grazie alla disponibilità e flessibilità dei docenti.  Inoltre con le riforme introdotte l’anno scorso, nelle classi a Modulo  è stato abolito il team "3 insegnanti per 2 classi indipendentemente dalla specializzazione maturata: ad esempio, un docente, che per anni si è formato in relazione all’insegnamento della matematica, ha maturato competenze tali che difficilmente potranno essere garantite in tutte discipline che adesso è costretto ad insegnare.

Per il secondo anno consecutivo il Ministero dell’Istruzione, nella circolare sui libri di testo per il prossimo anno scolastico, scavalca i genitori e li relega a semplici acquirenti dei libri su cui studieranno i loro figli.

Sta diventando “trendy” per i nuovi barbari della Lega lasciare a pancia vuota i bambini di famiglie in difficoltà, in ritardo con i pagamenti della mensa scolastica. Dopo il pane e acqua di Montecchio, lo zelante sindaco bresciano di Adro, ordina addirittura di lasciarli fuori dalla porta del refettorio. Barbaro e inutile politicante va considerato un amministratore che vuole occuparsi dei bollettini prima che del benessere dei bambini della propria città. Amministrare una comunità significa dedicarsi innanzitutto ai bisogni dei più deboli. La crisi economica strozza le famiglie: i Comuni rivedano le tariffe di mense e trasporto scolastico, riducendole o esentando i genitori precari senza contratto, i cassa integrati, gli artigiani o commercianti che hanno chiuso le attività; il Governo preveda un fondo che permetta agli Enti locali di sostenere le famiglie in difficoltà.

vedi articolo in  www.scuolaoggi.org/Milano

 

Siamo alle solite: nonostante il numero dei docenti neo assunti in ruolo sia esiguo rispetto agli anni precedenti, i tempi della formazione non variano. È datata 2 marzo la Nota del MIUR a firma del direttore Chiappetta che segna l’avvio dell’operazione; è del 23 marzo l’apertura della piattaforma gestita da Ansas ex Indire per la formazione dei docenti neo assunti.

Compresso nella fase finale dell’anno scolastico, prende avvio il percorso di formazione per poco meno di 700 docenti del territorio milanese. Anche se tutte le operazioni preparatorie sono state svolte dall’USP di Milano con largo anticipo (ricognizione dei docenti tenuti al corso di formazione, individuazione delle scuole sedi di corso e degli e-tutor, calendarizzazione degli incontri con i docenti, ecc.), la corsa contro il tempo per garantire un avvio tempestivo dei corsi mi lascia ogni anno senza fiato.

 Mentre infuriava una campagna elettorale in cui non si è pressoché mai parlato dell’Italia nella crisi e ancor meno di quale progetto oltre la crisi, i ricercatori del consorzio universitario AlmaLaurea rendevano noti dati sulla condizione occupazionale dei laureati che dovrebbero essere invece al centro del dibattito politico. I risultati della dodicesima indagine confermano la difficoltà del nostro sistema economico a valorizzare il capitale umano, nonostante in Italia sia un bene molto scarso.

La percentuale dei laureati sulla forza lavoro è infatti già molto inferiore a quella degli altri paesi sviluppati, circa la metà della media europea e un terzo rispetto ai paesi fondatori. Inoltre i giovani italiani sono pochi, perché da noi il crollo della natalità è stato superiore a quello degli altri paesi avanzati (i 19enni dal 1984 al 2009 sono diminuiti del 38%) e la quota dei laureati di questa scarsa popolazione giovanile è molto inferiore a quella degli altri paesi sviluppati (tra 25 e 34 anni gli italiani laureati sono il 19% contro il 34% della media Ocse). In una situazione del genere i pochi giovani laureati dovrebbero andare a ruba e le imprese dovrebbero contenderseli a suon di alti salari, posto fisso e ogni altro genere di benefit.