Integrazione

S’è fatto un gran parlare in questi giorni del tetto del 30% voluto dalla Gelmini sull’inserimento degli alunni stranieri in ogni singola classe. Quali che siano le ragioni che hanno spinto il Ministro a formulare tale proposta, possiamo ben intuirle ma non è di questo che vogliamo occuparci se non come pietra di paragone delle politiche scolastiche sull’integrazione di questo governo.

Secondo i dati forniti dalla Direzione Regionale per l’anno scolastico 2009/10, in Lombardia, nelle 51mila classi delle 1.298 istituzioni scolastiche sono iscritti ben 1.115.000 studenti di cui , almeno 135mila di cittadinanza non italiana e oltre 26mila disabili . Nelle 489 scuole di Milano e provincia la musica non cambia: gli alunni iscritti sono 427mila di cui oltre 50mila stranieri e 11mila disabili.

vedi l'articolo di E.G. Bettinelli nella pagina milanese di scuolaoggi  www.scuolaoggi.org/milano

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Dunque il Direttore dell’USR della Lombardia, Colosio, ha stabilito un "tetto" lombardo, senza se e senza ma. Un 30% invalicabile da tutti tranne che per decisione, in via eccezionale, del medesimo Direttore. Questo è ciò che è scritto anche se le dichiarazioni ai giornali sembrano attenuarne la portata. In punta di diritto, come si dice, esse non contano. Anzi, evidenziano la discrezionalità di chi ha il potere di decidere. Sul tema comunque molto è già stato detto. Qui si pone una questione pesante, una questione di legittimità. Ovvero se la circolare figlia – sulla circolare madre di Dutto ci potrebbe essere qualche perplessità - sia legittima nel senso di coerente con norme di grado superiore, vale a dire con leggi dello stato. Tutti sappiamo che circolari e ordinanze non possono in alcun modo essere in contrasto con le leggi dello Stato.

per leggere l'articolo di Gianni Gandola  vai in  www.scuolaoggi.org/milano  o clicca  qui

  Su queste pagine abbiamo dato una lettura della CM n.2/2010 sugli alunni stranieri a firma del direttore generale Mario G. Dutto evidenziandone i limiti oggettivi (ad es. il problema delle risorse professionali e strumentali che non ci sono) ed alcuni aspetti positivi (la necessità di programmare il flusso delle iscrizioni, il riconoscimento della necessità di metodologie e misure sul piano pedagogico-organizzativo, la specificità degli alunni stranieri "nati in Italia", il problema della competenza linguistica, ecc.). Abbiamo altresì segnalato alcune ambiguità in essa contenute. Ad esempio l’indicazione del tetto massimo del 30% alla presenza di stranieri nelle classi.

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 C’era una volta il territorio educativo. I più giovani, certo, non possono ricordare ma per gli appassionati esiste ancora una ricca bibliografia cui attingere. In quegli anni infatti,metà anni settanta, anche sotto la spinta di partiti e sindacati, movimenti e tanta ricerca educativa, gli EE.LL assunsero un ruolo fondamentale. Musei, servizi sociali, volontariato, persino le stesse strutture produttive, pubbliche e private, divennero un immenso territorio educativo a disposizione delle scuole.

Furono gli anni dell’inserimento degli alunni handicappati nelle scuole e della prima scolarizzazione di massa (legge 517/77). Non c’erano quote rigide da rispettare ma un lavoro di programmazione ed intese da coordinare sul territorio.

L'annuncio, la necessaria correzione, il pattinaggio amministrativo. Ma il messaggio del tetto del 30% agli stranieri in classe è chiaro: quelle ragazze e quei ragazzi sono un problema, un danno da ridurre. Così si ignorano i numeri reali, si calpestano le esperienze concrete e autonome delle scuole, e si impone un modello di società chiusa. Segregazione o integrazione? Quale di queste due finalità prevale nella circolare ministeriale che introduce un tetto del 30% alla presenza degli studenti stranieri nelle classi? Il testo, firmato da Mario Dutto, un direttore generale esperto della complessità del tema per aver operato a lungo in Lombardia misurandosi anche con esperimenti contrastati come quello della "scuola araba", è indubbiamente abile.

La decisione del ministro Gelmini sul tetto del 30% di alunni stranieri nelle scuole italiane è irricevibile e costituisce una inaccettabile provocazione a tutta la scuola italiana. Con essa infatti la Gelmini strumentalizza irresponsabilmente un problema serio e reale, che le scuole stanno affrontando da sole e a mani nude, con una scelta che non può che peggiorare la qualità della scuola italiana e abbassarne i livelli di apprendimento; una proposta incostituzionale, concretamente inattuabile se non in una logica di discriminazione e segregazione.

Nel momento in cui tutto il mondo della scuola si stava aspettando una parola definitiva sulla Riforma delle Scuole secondarie di 2° grado ("si farà", "sarà ancora rinviata", "come si farà") e mentre i fatti di Rosarno mostrano il problema dell’immigrazione in Italia in tutta la sua gravità e drammaticità il Ministro Gelmini annuncia l’arrivo della normativa relativa al tetto del 30% di alunni stranieri per classe, con deroghe possibili in base alle competenze linguistiche degli alunni stranieri. Il provvedimento del Ministro – che ancora una volta preferisce anteporre la carcassa mediatica al dibattito interno e specialistico – in sé non fa altro che registrare quanto già avviene nelle scuole, in quanto sia le classi di soli alunni stranieri, sia quelle con pochi italiani sono dettate più che da scelte da necessità o da situazioni contingenti.