Scuola primaria

Nell’anno scolastico 2009-2010 sono entrati in vigore i DPR n.89 e n. 81 recanti rispettivamente il Regolamento riguardante la revisione ordinamentale, organizzativa e didattica della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione e il Regolamento recante norme per la razionalizzazione della rete scolastica. In particolare già allora si preannunciavano come assai rilevanti per l’incidenza sulla natura e sull’organizzazione del servizio scolastico reso ai cittadini, le modifiche introdotte nel funzionamento della scuola primaria. Di qui il manifestarsi di una particolare attenzione per le modifiche riguardanti il tempo pieno e l’organizzazione didattica delle classi investite dal riordino. Nell’anno citato, per le prime classi, si trattava solo dell’introduzione del cosiddetto “maestro unico” e per le classi successive, dell’inizio dello smantellamento dei TEAM docenti (in genere tre docenti ogni due classi) e dell’eliminazione delle compresenze nel tempo pieno.

 

 Gruppo di lavoro ANDIS –

Bozza di sintesi sulle tematiche  della costituzione degli Istituti Comprensivi

 

L’organizzazione di tutte le scuole del  I° grado di istruzione in Istituti Comprensivi ( in seguito indicati con  I.C.),  se non decretato  solo per motivi di risparmio, costituisce una risorsa ed uno strumento per  ripensare    ad un modello di scuola all’interno del quale  attuare in modo concreto ed efficace  la continuità verticale, orizzontale, trasversale, la flessibilità didattica ed organizzativa, la modularità, l’integrazione, i prestiti professionali  e la didattica per competenze.

 Lo studio delle esperienze precedenti  conferma le forti potenzialità innovative del modello scolastico che permette un più coerente piano di intervento educativo nell’arco dell’obbligo scolastico, favorendo la progettazione e la realizzazione di un percorso formativo più efficace.

La presenza all’interno dello stesso Collegio dei Docenti di professionalità, culture e sensibilità diverse , tutte indispensabili per  far conseguire il successo formativo agli studenti, può rappresentare ed   ha rappresentato per chi lo ha già sperimentato, un  miglioramento degli standard qualitativi dell’apprendimento,  oltre che una maggior inclusione nel percorso scolastico degli alunni  “a rischio” dispersione. 

La capacità di guardare al bambino nel suo insieme, senza fratture o divisioni, dei docenti della scuola dell’infanzia,  la  competenza metodologico - didattica  di cui sono portatori in misura più consistente i docenti di scuola primaria, il pragmatismo e la competenza disciplinare  che afferisce maggiormente  ai docenti  di scuola secondaria di I grado, costituiscono l’amalgama necessaria per l’ attuazione di un insegnamento efficace.

La filosofia di fondo di un “vero” I.C. trova la sua realizzazione in  una “ scuola – laboratorio”, istituzione complessa in grado di gestire e coordinare gradi di scolarità, formazione, carichi di lavoro, organizzazioni  e stili di insegnamento molto  differenziati tra loro  per storia e cultura.

Il governo della “complessità”  proprio degli I.C., consiste nella capacità di ridurre a sintesi, raccordare situazioni eterogenee in una architettura rispettosa delle specificità presenti all’interno, senza produrre uniformità  e appiattimento; occorre tuttavia  uno stile nuovo che si espleti attraverso la figura del dirigente  unico, del DSGA e del personale di segreteria , di un collegio unitario,  della realizzazione di dipartimenti  disciplinari e gruppi di lavoro verticali che  comprendano  rappresentanze di tutti gli ordini di scuola.

Indispensabile  una leadership condivisa ed  allargata   ad altre figure professionali: il collaboratore vicario, i collaboratori dei plessi, spesso distanti sul territorio  e numerosi, il personale ATA ; figure  fondamentali nella gestione della didattica incrociata, dei prestiti professionali dei docenti, dei percorsi “ponte” della continuità, del supporto alle famiglie ed al personale oltre che alla gestione di potenziali  dinamiche conflittuali  o controverse

L’unitarietà a cui si fa riferimento non è  uniformità , ma architettura articolata, ricca, rispettosa  delle tappe delle  diverse età evolutive, delle specificità e tipicità  degli attuali tre ordini della scuola  di base, che deve convergere in un’unica finalità: la formazione dell’uomo e del cittadino attraverso l’acquisizione del saper fare e saper essere.

Il funzionamento dell’I.C. ed il suo successo non possono prescindere dall’esercizio della Continuità verticale, orizzontale e trasversale, dando a questi concetti il significato vero di apprendere nella continuità  ed anche nella discontinuità, per altro  necessaria , di un curricolo scolastico.

Il concetto di continuità va inteso come strettamente  correlato al concetto di “ competenza” e della “didattica per competenze”  che supera e modifica la didattica per obiettivi.

Questo  tipo di continuità non ha solo la funzione di garantire i collegamenti tra ordini di scuola diversi, con particolare attenzione alle fasi di passaggio con le classi “ponte”,  ma di curare e favorire il raccordo accompagnando l’allievo  dalla esperienza pre-scolare al completamento della scuola di base, dando significato coerente   e spazio alle abilità, alle conoscenze ed attività in cui l’allievo è impegnato   sin dalla scuola dell’infanzia, in un ottica di crescita graduale e progressiva.

Dare significato  coerente richiede una programmazione collegiale  alla quale tutti offrano il proprio contributo, in cui obiettivi, finalità, percorsi, siano discussi   e condivisi tra gli insegnanti  dei diversi livelli.

Occorre inoltre  affrontare il problema della continuità orizzontale che pone il problema del raccordo tra le istituzioni del territorio su cui opera la scuola e l’apertura della stessa a ciò che la circonda; la relazione scuola –extrascuola  implica bi-direzionalità: la scuola cerca fuori da se stessa occasioni di nuovi apprendimenti, la realtà esterna offre la possibilità di interpretazione e confronto.

L’identificarsi della scuola di base con il proprio territorio è una delle fondamenta  su cui poggia  l’impegno verso il miglioramento qualitativo e quantitativo del successo formativo, questo tipo di scuola punta infatti a soddisfare le esigenze formative  di un intero territorio, considerando la   progettazione , l’utilizzo delle risorse e delle energie disponibili e la verifica  dei risultati,  in un quadro sinergico di interventi .

L’impegno complessivo consiste nella  progettazione del curricolo verticale d’Istituto dove la flessibilità, l’integrazione, le competenze   trovino senso compiuto.

L’I.C.  raggiunge e garantisce  essere modello educativo solo se tiene in debito conto  e offre occasioni di riflessione su  alcuni elementi:

·         Storie professionali

·         Formazione dei docenti

·         Organizzazioni  del lavoro

·         Diffidenze reciproche

·         Conoscenze delle diverse tappe evolutive

che esigono approcci differenziati, ma correlati e finalizzati all’acquisizione di competenze individuate all’inizio del percorso e per il raggiungimento delle quali devono operare tutti  i docenti  dei diversi ordini di scuola.

 

L’esperienza della gestione dell’I.C. evidenzia che per consentirne  il successo  sono necessari:

ü      un organico funzionale attribuito alle autonomie scolastiche, diversamente da oggi, secondo criteri di oggettività ed equità e possibilmente condivisi

ü      una previsione di figura docente unica   con medesimi orari e impegni

ü      il completamento delle cattedre e dei posti nell’ambito dell’istituto evitando spezzoni e completamenti  multipli

ü      una medesima organizzazione di lavoro

ü      un piano pluriennale di formazione comune tra docenti ed alche sul territorio

ü      una seria riflessione da parte del Dirigente scolastico e dei docenti su tematiche specifiche non ancora consolidate nella loro attuazione( curricoli, didattica per competenze,elaborazione curricoli, autonomia)

ü      il potenziamento ed un’ opportuna distribuzione  di figure professionali di supporto

ü      l’obbligatorietà della frequenza dell’intero percorso scolastico di base nello stesso Istituto Comprensivo, ovviamente eccezione fatta per situazioni motivate  e particolari

ü      il distacco del collaboratore vicario

ü      l’equa distribuzione delle rappresentanze  dei diversi ordini di scuola nel Consiglio di Istituto

ü      Una adeguata organizzazione del  COLLEGIO anche in dipartimento verticale

ü      Una dotazione maggiore  di personale amministrativo  stante anche la complessità di iscrizioni e rapporti con l’utenza .

 

E’ di tutta evidenza che alcuni interventi dipendono da un sensato e intelligente governo dell’I.C.,altri da provvedimenti   normativi e contrattuali auspicabilmente  orientati all’efficacia del modello formativo  e non all’esclusiva logica del risparmio.

Appare a tal fine utile e ragionevole una dimensione compresa tra gli 800 e i 1200 alunni, limite da non superare anche consentendo, in caso di comprovata necessità, la sopravvivenza di Istituti non comprensivi cui andrebbero in ogni caso garantiti il riconoscimento dell’ AUTONOMIA  e  della DIRIGENZA al Capo di Istituto.

 

In conclusione si ritiene indispensabile sottolineare   che un intervento di  razionalizzazione/ riorganizzazione   non possa  prescindere da  un piano articolato e rispettoso delle territorialità  e dei flussi di utenza che afferiscono alle scuole, superando rigidità e stereotipi  che ostacolano una visione  di stabilità per il futuro.

 

Torino 4/11/2011                                                                                                                                                                                                                      

Ricordate le famose tre "I" della riforma Moratti ? Rappresentavano con estrema sintesi la summa del pensiero del centro-destra sulla scuola.

Impresa, Informatica e Inglese.

Dove son finiti Impresa e Informatica non solo a scuola ma nel Paese è sotto gli occhi di tutti.

Rimaneva l'Inglese che doveva irradiarsi , a tappe forzate, in tutte le classi della primaria a scapito del Francese,Tedesco e Spagnolo, buttate al macero con forte spreco di energie e risorse già formate.

Si puntava molto, all'inizio, sugli specialisti  con oltre 11mila posti di lingua inglese in organico.

Con almeno 7 o 8 classi a testa gli specialisti assicuravano una discreta copertura del fabbisogno d'Inglese.

I più anziani avevano sulle spalle oltre 500 ore di formazione.

Nel 2008 arrivò la finanziaria, quella fatta in 9 minuti che inghiotti d'un sol colpo prima gli specialisti e poi i posti di inglese.

Riflettiamoci un po’ su.

Cominciamo col riconoscere che l’operazione ‘accorpamento dei vari ordini delle scuole del primo ciclo’, prescindendo per un attimo da come si sta svolgendo, ha in sé aspetti positivi difficilmente contestatibli.

Rompere con la separatezza tra primarie e secondarie di primo grado non è forse cosa buona e giusta in sè?

Le esperienze dei comprensivi, finora realizzate, pur nella diversità dei casi, pongono certamente problemi, ma  hanno permesso e permettono anche soluzioni interessanti e innovative.

Probabilmente alcune pratiche di questo modello andrebbero sottoposte ad esame più attento, come, ad esempio, la tendenza a sottovalutare la discontinuità come valore che facilita la crescita: infatti,  solo nelle situazioni più avvedute (poche in verità) si prospetta  e favorisce nei ragazzi, attraverso opportune misure didattico-organizzative, quel cambio di passo importante per imparare a misurarsi con i cambiamenti della vita.

(Chiare e stimolanti, in proposito, le riflessioni recenti su ScuolaOggi di Red Rom.)

La valutazione dell’Invalsi nelle scuole del primo ciclo dell’istruzione quest’anno ha senza dubbio fatto un vero e proprio salto di qualità. Questo salto qualitativo non era stato preventivato dalle scuole, che spesso sono state travolte da procedure, fascicoli e istruzioni vissuti anche in forma solo invasiva. Il notevole interesse per l’azione valutatrice dell’Invalsi, che agisce su Direttiva ministeriale ma è comunque un Istituto dotato di una forte autonomia, è entrato in collisione con la naturale programmazione didattica delle scuole. E’ dunque importante cercare di evidenziare alcuni punti di squilibrio tra l’azione didattica delle scuole e l’azione valutativa dell’Invalsi, senza voler mettere sul banco degli imputati nessuno. Per grandi capitoli e solo attraverso un’analisi delle metodologie e non dei risultati credo sia utile sottolineare alcune antinomie sistemiche per  cercare di portare qualche argomento nell’ambito della discussione in corso. 

In questi ultimi scorci di primavera le scuole primarie fanno i conti con i tagli di organico e con gli impegni che sanno di non poter mantenere rispetto al tempo scuola richiesto dalle famiglie in sede di iscrizione per il prossimo anno scolastico.
Gran parte del dibattito si svolge sulle scarse risorse destinate al tempo pieno, nonostante i toni trionfalistici del MIUR che continua a sostenere di aver aumentato il numero di classi con tale modello organizzativo.

...

La nostra scuola primaria si sta rapidamente trasformando sotto i progressivi "tagli" di organico, non nella direzione prevista dal governo (che non è stata accettata dalle famiglie e dal mondo della scuola) ma secondo percorsi segnati dal "si salvi chi può" che, partendo da situazioni già ampiamente differenziate in termini di risorse e qualità dell'offerta formativa, rischia di portare ad ulteriori sperequazioni in un quadro di generale impoverimento e dequalificazione.

Lo scritto vuole essere un contributo di riflessione e di proposta affinchè si provi, quantomeno, a governare questo processo di trasformazione  salvaguardando, per quanto possibile, qualità e caratteristiche di servizio della nostra scuola primaria. Porre alcuni precisi vincoli in questo senso significa anche definire confini al di sotto dei quali l'ulteriore riduzione di risorse si configurerebbe come puro e semplice smantellamento del sistema in assenza di credibili alternative.

Pubblichiamo il testo dell'interrogazione depositata al Senato con carattere d'urgenza il 6 maggio 2010 dall'on. Marilena ADAMO (Pd).

Al Ministro dell'Istruzione, università e ricerca

Premesso che: l’art.1, comma 601 della legge n. 296 del 2006, Finanziaria 2007, a decorrere dall’anno 2007, ha istituito nello stato di previsione del Ministero della Pubblica istruzione due fondi: uno per le competenze dovute al personale delle istituzioni scolastiche, con esclusione delle spese per stipendi del personale a tempo indeterminato e determinato, l’altro per il funzionamento delle istituzioni scolastiche;

il primo di questi fondi è stato fortemente penalizzato dai tagli operati sulle previsioni 2009 dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e dalla successiva legge finanziaria per il 2009 (legge 22 dicembre 2008, n. 203);

il D.P.R. del 20 marzo 2009 n.89 ha di fatto ridotto l'opzione relativa al tempo scuola a quella tra tempo normale (TN pari a 24 ore settimanali) e tempo pieno (TP pari a 40 ore settimanali), eliminando così tutte le soluzioni intermedie (27 e 30 ore) e inducendo i nuclei familiari dove entrambi igenitori lavorano a optare direttamente per il TP;

 Un aspetto della riforma Gelmini-Tremonti nella scuola primaria su cui vale la pena di ritornare, per le conseguenze che ha sul piano della qualità dell’insegnamento, è la vicenda degli insegnanti di lingua straniera. Si tratta di una storia lunga, che si è protratta nel corso del tempo. Per capirne la portata occorre quindi fare qualche passo indietro e ricostruirne per sommi capi gli sviluppi.

Partiamo quindi da lontano. O meglio, dall’inizio. L’insegnamento obbligatorio della lingua straniera nella scuola elementare (sperimentazioni didattiche e metodologiche a parte) è una realtà dal 1992. Ha formalmente avvio con la legge di riforma n.148 del 1990. Questa all’art.10 rinvia espressamente, per quanto riguarda i criteri per la scelta della lingua e le modalità di utilizzazione dei docenti, ad un successivo decreto ministeriale. E’ infatti il DM 28 giugno 1991 "Insegnamento delle lingue straniere nella scuola elementare" a dettare modalità e condizioni. Sottolineiamo, en passant, che l’insegnamento della lingua straniera riguardava, allora, le quattro lingue più diffuse, vale a dire non solo l’inglese ma anche il francese, lo spagnolo e il tedesco.

A 3.500 bambini del milanese è stata negata la possibilità di frequentare il prossimo anno la scuola a tempo pieno. Negli scorsi giorni abbiamo letto sui giornali che la scuola primaria milanese il prossimo anno dovrà funzionare con 706 insegnati in meno rispetto al numero necessario. Le cattive notizie non sono però finite. Ieri Pippo Frisone in un articolo  pubblicato su scuolaoggi.org ha denunciato la mancata attivazione di 148 classi a tempo pieno, che sono state trasformate d'ufficio in classi a tempo normale. In altri termini a 3.500 bambini del milanese è stata negata la possibilità di frequentare il prossimo anno la scuola a tempo pieno.

Tagli. Dal punto di vista del taglio il quadro si appesantisce ulteriormente. Attivare 148 classi a tempo normale al posto di 148 classi a tempo pieno produce un risparmio di circa 114 posti. Il taglio complessivo è quindi di 820 posti. Ma non è solo una questione di tagli.