Valutazioni

Apprendiamo dalla stampa che il Consiglio dei Ministri di Venerdì scorso avrebbe affrontato il tema dell'abolizione del valore legale del titolo di studio. Secondo fonti stampa, infatti, l'intervento sarebbe previsto per il decreto semplificazione in discussione nel prossimo consiglio dei ministri.

“Ci chiediamo come il Governo possa pensare di inserire una norma così importante e rivoluzionaria per il nostro sistema universitario nel decreto semplificazione” afferma Luca Spadon portavoce di Link  “Come se fosse possibile equiparare una norma sulle liberalizzazioni a una decisione che riguarda noi studenti così da vicino . Soprattutto dato che siamo ancora in attesa di una posizione chiara, da parte del Governo, sul futuro dell'università italiana.”

“Non accettiamo che il dibattito sull'abolizione del valore legale del titolo di studio venga presentato come una necessaria norma tecnica "di semplificazione", perchè essa è più che mai una chiara scelta politica” continuano gli studenti di Link “Con l’abolizione del valore legale si incentiverà la nascita di atenei di serie A e atenei di serie B e si favoriranno solo quegli studenti che possono permettersi costosissimi master e decine di corsi di specializzazione post-laurea, a discapito di chi con fatica e sacrifici e' riuscito a terminare gli studi universitari, nonostante le enormi lacune del sistema di diritto allo studio.”

Per questo motivo se il governo intende procedere con questa norma troverà certamente gli studenti nelle piazze, pronti a difendere il valore reale del titolo di studio, ormai indebolito da anni di riforme che hanno dequalificato la qualità della formazione dei nostri corsi di laurea e che non si risolve certamente abolendo il valore legale del titolo.

Link – Coordinamento Universitario Nazionale

Il Tar della Toscana ha recentemente annullato la bocciatura di uno studente agli esami conclusivi del secondo ciclo di istruzione (non più di maturità!) del 2004 perché alla prova orale sarebbe stato “interrogato” soltanto su tre discipline di studio e non su tutte, come invece prevederebbe la norma. L'ordinanza ministeriale 35/03, che dettava anche le regole del colloquio – si badibene, colloquio – stabilisce che la prova debba avere inizio con un argomento scelto dallo studente e proseguire su argomenti proposti al candidato "attinenti le diverse discipline, anche raggruppate per aree disciplinari".

 Si afferma spesso, come cosa comunemente riconosciuta, che il nostro sistema di istruzione nazionale sconta, rispetto ad altre esperienze con le quali deve confrontarsi a livello dell’Unione Europea, un ritardo storico nello sviluppo di un “sistema di valutazione”. A colmare tale ritardo si starebbe mettendo mano con le iniziative che da qualche anno stanno caratterizzando l’attività dell’INVALSI e che, come retaggio del ritardo stesso cui si vuol porre rimedio, suscitano un permanente clima di discussione oppositiva se non di vero e proprio boicottaggio, culturale, prima ancora che realmente praticato. Tutto vero in queste affermazioni. Ma vorrei allargarne la portata. 

Il dibattito sui temi della valutazione, che in quest’ultimo periodo sembrava aver subito una battuta d’arresto, riprende timidamente sull’onda di alcuni fatti nuovi di non poca rilevanza. In primo luogo, il Ministro Profumo cita, tra le priorità, la costruzione di un sistema dichiarativo delle scuole accompagnato da processi di autovalutazione. E ancora prima il Presidente Monti, nel suo primo discorso in qualità di Capo del Governo, cita l’Invalsi. La lettera d’intenti dell’Italia all’UE (ottobre 2011), esplicitamente fa riferimento all’accountability delle scuole ed a tre principali filoni di lavoro: risultati, ristrutturazione delle scuole, valorizzazione del ruolo dei docenti. La ricerca Treelle sulla valutazione dei docenti, presentata il 7 dicembre, lancia un modello di apprezzamento delle qualità professionali dei docenti, cha sta suscitando qualche riflessione tra gli addetti ai lavori.

L’esperienza negli esami 2010 di un nuovo,efficace, modello informatico.
 

Nella Regione Lombardia due provvedimenti approvati negli ultimi anni disciplinano il sistema delle politiche attive e del mercato del lavoro: la legge regionale 22/2006 "Il mercato del lavoro in Lombardia", e il nuovo sistema di istruzione e formazione professionale: l.r. 19/2007 "Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione in Lombardia".
Ambedue le leggi hanno un carattere distintivo rappresentato dal fatto che sono derivate in buona parte da attività e sperimentazioni in atto, le quali hanno permesso al legislatore di non realizzare un’operazione chiusa nel recinto della norma astratta, ma di disciplinare e "ordinare" attività che, sul campo, stavano dimostrando una loro funzionale utilità nello sviluppo del sistemi dei servizi del lavoro e/o formativi.
Come esemplificazione di questo processo virtuoso che fa scaturire la norma da un’ esperienza in atto, ci soffermiamo, in questo articolo, ad illustrare il lavoro svolto in Lombardia per attuare una valutazione esterna del sistema di istruzione e formazione professionale, che è partito nell’anno 2005, è ha trovato una successiva definizione normativa nelle leggi sopra citate, nelle quali è stata deliberata l’istituzione del Valutatore Indipendente.

Dal web ai quotidiani gli interventi, a proposito e sproposito, sulla problematica della valutazione nella scuola si moltiplicano, a volte apodittici e assertivi, a volte affannosi e difensivi, a volte predicatori delle nuove tecniche e del nuovo impegno.
Ovviamente ogni intervento meriterebbe, anche quando suggerisce il cestino come destino meritato, puntuali commenti, precisazioni, analisi critiche.

Concordo con quanto Gianni Gandola ha scritto il 7-9-2009 su Scuolaoggi: "la scuola non è fatta per gli insegnanti ma per gli alunni" (1) e provo ad esporre alcune considerazioni che si sforzano di rendere non solo auspicabile, ma anche accettabile e attuabile la valutazione del lavoro dei docenti. E’ veramente strano che una categoria professionale che ha fra i propri compiti la valutazione (degli alunni) sia così refrattaria ad essere valutata. Tutte le obiezioni che vengono mosse alla valutazione dei docenti (cosa viene valutato, con che strumenti, da chi, con quali garanzie di omogeneità e di obiettività) potrebbero essere tranquillamente applicate alla valutazione degli studenti.