La banalizzazione della lingua e la qualità del conoscere

Leggo che 600 professori di Università hanno scritto una lettera in cui lamentano la
scarsa conoscenza della lingua italiana che i loro studenti dimostrerebbero nella scrittura
delle tesi di laurea: errori “da terza elementare” di ortografia e sintassi; estrema povertà
lessicale; carenze nel pensiero e nella logica del discorso.

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Come sassi nell'acqua. La delega l.107 sulla valutazione.

E’ stata varata il 14 u.s. fra le altre l’attesa delega alla legge 107 sulla valutazione . Lo sconcerto è grande. Rispetto alla bozza pubblicata a settembre è scomparso praticamente l’impianto che prevedeva il ripristino possibile delle condizioni per una valutazione formativa su cui da due anni 21 associazioni professionali si sono generosamente spese a partire dalla campagna ’VOTI A PERDERE’ lanciata dal Movimento di cooperazione educativa nel 2015.

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Sui voti a scuola

Mi è stato detto:- Lascia perdere, l’opinione pubblica è per i voti. Non può capire. Ognuno fa riferimento alla propria esperienza scolastica. Siccome tutti sono andati a scuola allora pensano di essere autorizzati  a dire la loro opinione con grande sicumera, anche se il problema è tecnico e molto delicato……”

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Discutendo di ammissione all’esame di stato

Una premessa, prima di entrare nel merito; le mie argomentazioni in merito alla valutazione fanno riferimento a professori che sappiano cosa significhi valutare, che conoscano la differenza tra misurare e valutare, a Dirigenti Scolastici che si ricordino di appartenere ad una particolare categoria di dirigenti che richiede, per accedere alla professione, di aver fatto il professore e di operare dentro una organizzazione che ha come scopo principale il successo formativo e la crescita di cittadini onesti e consapevoli.

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Dewey e l’età dei post-

In tempi di postverità, post-politica, postdemocrazia, postprogrammazione, a cento anni dal 1916, anno di prima pubblicazione del fondamentale testo di John Dewey, la rilettura è tanto doverosa quanto fertile di indicazioni per l’avvenire. La fiducia deweyana nella pur travagliata possibilità di produrre conoscenza; la sua fede nella democrazia, l’esortazione a progettare senza tentar di coartare gli uomini e le loro storie: perni ancor oggi di ogni possibile riconoscere l’educazione come sorgente e foce della democrazia. Sognando di passare dal tempo dei post- alla stagione del non-ancora e del Novum.

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