Curriculi verticali e scuola dell'obbligo

Mi capita sempre più spesso, pensando (ehm..) ai problemi della nostra scuola, di utilizzare la metafora del “software nuovo” che si vorrebbe installare sul “vecchio hardware”. 
E’ una facile metafora e sbrigativa: un macrosistema con funzioni sociali complesse che “filtra” l’universo delle generazioni, che ha dimensioni istituzionali, amministrative, gestionali, occupazionali come quelle dell’Istruzione, ha sia un hardware che un software che non sono riducibili alle categorie di “vecchio e nuovo”

E’ sempre caratterizzato da stratificazioni, intrecci, novità e permanenze che si riproducono, si alimentano reciprocamente, a volte si annullano… 
Mi scuso dunque in premessa con tutti coloro che in questi anni si sono impegnati e si impegnano con encomiabile ricerca e paziente sperimentazione, nel costruire e tentare di installare “nuovi software” per i curricoli, i curricoli verticali, le competenze, ecc. Lungi da me l’intenzione di sottovalutare tale prezioso impegno.
Nel merito di alcune questioni più propriamente didattico-pedagogiche mi sono esercitato in passato (autocitazioni: F. De Anna “I giacimenti” http://www.pavonerisorse.it/buonascuola/giacimenti.htm
“Sono un portatore (sano?) di BES”http://www.pavonerisorse.it/scuolaog…/portatore_sano_bes.htm 
“La/le Geometrie del Curricolo” in La scuola e l’uomo, n- 7/8, 2014;” Delle competenze”, Scuola Democratica, Guerini e Associati, n. 4 – 2012 )
Qui invece l’oggetto della riflessione è la complessità delle variabili, dei fattori, delle combinazioni, dei processi che, appunto, si intrecciano e stratificano su alcune prospettive di “riforme istituzionali” come quella dell’obbligo scolastico ai 16 anni (non proprio da “ieri”). 
Mi permetto di ricostruire tale complessità non guardando (o non solo) al “software” delle “indicazioni” o dei “curricoli” (quale sia la “geometria” che scegliamo) ma cercando nella “struttura” sia degli assetti istituzionali, sia dei processi sociali, sia nella storia.
Nulla si toglie al merito dei softwaristi impegnati (anzi…) ma forse il richiamo alla attenzione ed alla consapevolezza delle condizioni dell’hardware può contribuire (lo vorrebbe) a migliorarne il lavoro.